Esteri

La Tunisia nega l’ingresso agli europarlamentari. La sinistra Ue: “Bloccate l’accordo Meloni-Saied”

La Tunisia nega l’ingresso agli europarlamentari. La sinistra Ue: “Bloccate l’accordo Meloni-Saied”

Gli eurodeputati, appartenenti a diversi gruppi, sarebbero dovuti arrivare oggi. Borrell: “Sorpresa e rammarico”. I progressisti: “Neanche ai tempi di Ben Ali”. Per Sofo di Fratelli d’Italia “la missione non favorisce la cooperazione”

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Josep Borrell parla di “sorpresa e rammarico”, i socialdemocratici tedeschi di “scandalo”. Sono alcune delle reazioni alla decisione della Tunisia di negare l’autorizzazione alla visita nel Paese di una delegazione della commissione Esteri, che avrebbe dovuto “comprendere la situazione politica attuale del Paese, sostenere un dialogo inclusivo e valutare il memorandum d’intesa firmato dall’Ue e dalla Tunisia”.

L’accordo siglato a luglio in presenza della premier italiana Giorgia Meloni e del suo omologo olandese Mark Rutte prevede l’assunzione di impegni finanziari verso la Tunisia pari a 150 milioni di euro di sostegno al bilancio - più 105 milioni per la gestione delle frontiere, oltre a 900 milioni di assistenza macroeconomica sul lungo periodo - in cambio dell’amministrazione dei flussi migratori.

Il no alla missione

La missione degli europarlamentari guidati da Michael Gahler della Cdu si sarebbe dovuta trattenere per due giorni incontrando membri della società civile, sindacati ed oppositori politici di Saied. Una comitiva che, come da prassi, abbracciava quasi per intero lo spettro europarlamentare, con membri di Ppe, S&d, Renew, Verdi e Sinistra.

Poi la comunicazione in mattinata da parte di fonti del Parlamento europeo del rifiuto da parte del governo di Kais Saied di ricevere la missione. Il diniego sarebbe legato alla preoccupazione espressa dall’Europarlamento sugli standard democratici tunisini e arriva all’indomani di un dibattito infuocato all’emiciclo di Strasburgo: sotto accusa c’è l’esternalizzazione della gestione dei flussi migratori nelle mani dell’autocrazia di Saied.

Le reazioni

In una nota l’Alto rappresentante per la politica estera di Bruxelles ha commentato: “C’è sorpresa e rammarico – dichiara Josep Borrell -. Questa decisione non contribuisce a rafforzare le nostre relazioni”. Non è l’unica voce di dissenso. “È uno scandalo senza precedenti – ha rincarato il responsabile Esteri della Spd, Dietmar Koester -, bisogna revocare immediatamente il memorandum d'intesa con la Tunisia. In nessuna circostanza può essere un modello per altri accordi con altri Stati africani, come Ursula von der Leyen ha annunciato ieri nel suo discorso sullo stato dell'Unione”. E ancora: “Nemmeno sotto Ben Ali (il presidente deposto nel 2011 durante la primavera araba, ndr) la Tunisia aveva mai chiuso le porte al Parlamento europeo”, graffia l’eurodeputata francese di Renew Europe, Salima Yenbou.

Al centro del dibattito c’è il memorandum firmato con Tunisi: un documento non vincolante che gli Stati membri devono ancora ratificare e che però la presidente del gruppo socialista Iratxe Garcia Perez chiede che venga subito “ritirato”: “È ora che Manfred Weber e il Ppe riconoscano che questo accordo è stato un’idea addirittura illegale: chiederò una valutazione sul tema da parte dei servizi giuridici del Parlamento”.

La risposta italiana

“È molto grave che il governo tunisino abbia negato l’ingresso al Paese”, attacca il capodelegazione del Pd all’Europarlamento Brando Benifei. “Quanto accaduto conferma l’errore di valutazione politica e strategica che la Commissione ha compiuto siglando il memorandum con Saied”, ha commentato la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno.

Per Vincenzo Sofo, eurodeputato di Fratelli d’Italia e componente della commissione Libe, “non ci vuole uno scienziato a capire che organizzare la missione di una delegazione di parlamentari europei in Tunisia per incontrare gli oppositori del governo tunisino non sia il miglior modo per favorire i rapporti con un Paese con il quale stiamo cercando di rendere operativo un accordo di cooperazione per bloccare le partenze illegali di migranti”.

Eppure qualche voce fuori dal coro arriva anche da esponenti della maggioranza di governo italiana. A una domanda sull’efficacia della via diplomatica adottata da Meloni, il vicesegretario della Lega Andrea Crippa è lapidario: “A occhio non ha funzionato”.

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