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Zuppi incontra Li Hui: le convergenze di Cina e Vaticano. E Roma spera nella pace “in 8 mesi”

(reuters)

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Non era mai accaduto che un emissario del Papa fosse accolto a Pechino per parlare di questioni politiche. Xi è stanco della guerra: per crescere ha bisogno di Usa e Europa, e questo permette un asse con la Santa Sede
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Lavorare a una «pace giusta» in Ucraina senza però illudersi di ottenere risultati prima della primavera. Si inserisce in questo quadro la missione del cardinale Matteo Zuppi in Cina. L’inviato del Papa non porta a Pechino un piano precostituito ma tesse piuttosto una tela di rapporti multilaterali.

A Kiev, Mosca, Washington, e ora a Pechino, da ieri a domani, l’arcivescovo di Bologna porta avanti in prima battuta una mediazione umanitaria, per riportare in Ucraina i bambini deportati in Russia e facilitare lo scambio dei prigionieri. Snodi che, però, possono allentare la tensione e avvicinare le posizioni. Il porporato vedrà Li Hui, l’inviato speciale per gli affari eurasiatici che nei mesi scorsi è stato impegnato in un tour diplomatico per trovare una soluzione al conflitto che lo ha portato a Kiev, Varsavia, Parigi, Bruxelles, Mosca e, da ultimo, a Gedda. Nella città saudita, ad agosto, è emerso un inedito consenso che ha ridotto le distanze tra G7, Ue e Brics.

La speranza …

Lavorare a una «pace giusta» in Ucraina senza però illudersi di ottenere risultati prima della primavera. Si inserisce in questo quadro la missione del cardinale Matteo Zuppi in Cina. L’inviato del Papa non porta a Pechino un piano precostituito ma tesse piuttosto una tela di rapporti multilaterali.

A Kiev, Mosca, Washington, e ora a Pechino, da ieri a domani, l’arcivescovo di Bologna porta avanti in prima battuta una mediazione umanitaria, per riportare in Ucraina i bambini deportati in Russia e facilitare lo scambio dei prigionieri. Snodi che, però, possono allentare la tensione e avvicinare le posizioni. Il porporato vedrà Li Hui, l’inviato speciale per gli affari eurasiatici che nei mesi scorsi è stato impegnato in un tour diplomatico per trovare una soluzione al conflitto che lo ha portato a Kiev, Varsavia, Parigi, Bruxelles, Mosca e, da ultimo, a Gedda. Nella città saudita, ad agosto, è emerso un inedito consenso che ha ridotto le distanze tra G7, Ue e Brics.

La speranza dell’Italia – che ha lavorato molto per la missione cinese di Zuppi – è che «tentativi di soluzione» del conflitto possano emergere «in tempi ragionevolmente brevi, nei prossimi 7-8 mesi», ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto. Tempistiche che coinciderebbero con l’ipotesi che Vladimir Putin non fermerà la guerra prima delle elezioni in Russia del 18 marzo. Poi si potrebbero aprire nuovi scenari.

Zuppi sfrutta un tradizionale punto di forza della diplomazia pontificia, tanto più forte da quando c’è un Papa latino-americano. Incastonata geograficamente in pieno Occidente, la Santa Sede ha però una geopolitica che non è allineata con le cancellerie occidentali, ed è perciò capace di intercettare le istanze, e la fiducia, del resto del mondo.

Il fatto stesso che le autorità cinesi ricevano un inviato del Papa è inedito. Se diversi cardinali sono andati in Cina, non era mai accaduto che un porporato venisse accolto non già per parlare di questioni religiose, o al più culturali, ma di un tema scottante dell’attualità internazionale. Un salto di qualità nelle relazioni bilaterali. Segno dell’attenzione che Pechino presta alle posizioni politiche del Palazzo apostolico nonostante tra Cina e Santa Sede non vi siano relazioni diplomatiche.

Sulla questione ucraina «la Cina si è sempre impegnata attivamente a promuovere i colloqui di pace», ha detto Pechino. «Siamo pronti a collaborare con tutte le parti e a continuare a svolgere un ruolo costruttivo per allentare la tensione».

Nonostante non abbia mai condannato apertamente la guerra scatenata dall’amico al Cremlino, continuando a offrire sostegno diplomatico ed economico, Pechino è stanca di questo conflitto. Che sarà prevedibilmente al centro dei colloqui che Putin avrà il mese prossimo quando si recherà in Cina per festeggiare i dieci anni della Via della Sera al Forum sulla Belt&Road. Tra gli interessi della Cina c’è quello che questa guerra finisca prima o poi, senza però una Russia completamente umiliata (che rischia di diventare pericolosa ai confini che il Dragone e l’Orso condividono).

Con un’economia in affanno, Xi Jinping sa bene che l’interscambio con i russi vale praticamente un decimo di quello che la Cina ha con Usa e Ue. E che bisogna ritornare a rapporti più «sani», riparando le relazioni specialmente con l’Europa. Tra mille equilibrismi, per continuare a crescere Pechino ha bisogno dei mercati statunitensi ed europei. Un’istanza che può collimare con la «offensiva per la pace» promossa anche da papa Francesco.

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