Missili contro i porti sulla foce del Danubio, incursioni di barchini teleguidati, attacchi contro le basi della Crimea e le piattaforme petrolifere russe. In maniera lenta e inesorabile, il Mar Nero sta diventando zona di guerra aperta, con un’escalation che nelle ultime due settimane continua a crescere. La Romania sta costruendo bunker anti-aerei dopo che tre bombe teleguidate russe sono cadute sul suo territorio e ieri ha imposto limitazioni al traffico aereo sul confine ucraino. Ma anche in Bulgaria la tensione è sempre più alta. Il ministro della Difesa, Todor Togarev, sta discutendo con i vertici Nato come reagire al blocco russo, che impedisce la navigazione in prossimità delle sue coste: «Stiamo valutando una risposta sia nazionale, sia assieme ai nostri partner». Bulgaria e Romania, infatti, sono membri dell’Alleanza atlantica e dell’Ue e stanno subendo danni economici pesanti per le azioni militari di Mosca.
In questo momento, però, l’iniziativa sembra essere nelle ma…
Missili contro i porti sulla foce del Danubio, incursioni di barchini teleguidati, attacchi contro le basi della Crimea e le piattaforme petrolifere russe. In maniera lenta e inesorabile, il Mar Nero sta diventando zona di guerra aperta, con un’escalation che nelle ultime due settimane continua a crescere. La Romania sta costruendo bunker anti-aerei dopo che tre bombe teleguidate russe sono cadute sul suo territorio e ieri ha imposto limitazioni al traffico aereo sul confine ucraino. Ma anche in Bulgaria la tensione è sempre più alta. Il ministro della Difesa, Todor Togarev, sta discutendo con i vertici Nato come reagire al blocco russo, che impedisce la navigazione in prossimità delle sue coste: «Stiamo valutando una risposta sia nazionale, sia assieme ai nostri partner». Bulgaria e Romania, infatti, sono membri dell’Alleanza atlantica e dell’Ue e stanno subendo danni economici pesanti per le azioni militari di Mosca.
In questo momento, però, l’iniziativa sembra essere nelle mani di Kiev che sfrutta l’arsenale di armi sofisticate a lungo raggio, fornite dall’Occidente o prodotte in patria, per aumentare la pressione sul Cremlino. C’è la convinzione di essere davanti all’esordio di una massiccia campagna contro le installazioni della Crimea, con un triplice obiettivo. Anzitutto contrastare la supremazia della Marina russa. Mercoledì notte con estrema precisione è stato colpito il bacino per le riparazioni navali di Sebastopoli: sono stati distrutti un sottomarino classe Kilo e una nave da sbarco, la disfatta più grave dopo l’affondamento dell’incrociatore Moskva. Ma soprattutto è stata messa fuori uso la struttura tecnica, indispensabile per l’attività della flotta del Mar Nero.
Ne esiste solo un’altra, a Novorossisk, creata prima dell’annessione della Crimea e poiché lo stretto del Bosforo è chiuso alle navi belligeranti, Mosca non può rimpiazzare le unità distrutte o guaste. Poi ieri ci sono stati tre raid di barchini telecomandati: il primo ha preso di mira una petroliera e un mercantile usati clandestinamente per trasferire armi in Siria; il secondo una corvetta e il terzo una vedetta lanciamissili. L’esito degli agguati è controverso, almeno uno però sarebbe avvenuto molto vicino alla Turchia.
Non ci sono solo incursioni navali. Gli ucraini ieri hanno bersagliato il radar e le batterie contraeree di Eupatoria, aprendo un varco nei cieli della Crimea: ora potrebbe essere sfruttato per assaltare i depositi che riforniscono la brigate russe impegnate a fermare la controffensiva a Zaporizhzia. Infine, con questi colpi Kiev mina la credibilità interna di Putin, incapace di proteggere città e basi del suo Paese: ogni notte piovono droni sulla Russia e le rappresaglie non paiono placare l’opinione pubblica.
Non è chiaro quale sia il risultato strategico che il governo Zelensky vuole raggiungere. Se punta a obbligare il Cremlino a ripristinare l’accordo sulle esportazioni di grano da Odessa, paralizzate da due mesi con il rischio di provocare una crisi alimentare mondiale. O se si tratti di un altro fronte della controffensiva iniziata tre mesi fa per liberare le regioni invase: i missili Neptune e Storm Shadow, a cui probabilmente si aggiungeranno gli Atacms statunitensi, permettono di portare la guerra in tutta la Crimea. Ed è prevedibile che da qui a ottobre l’intensità degli attacchi continuerà ad aumentare.