Kiev, la protesta delle soldate: “Al fronte ci andiamo, ma l’attrezzatura è maschile”
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV — «Ci sono ragazze che ci si sono spezzate le costole, indossando questi», dice Olena Shargovska, la soldata “Jane” dei boschi e delle steppe «dalle parti di Bakhmut», dove è di stanza. «Salti nella trincea, un movimento brusco in azione e crac, il giubbotto antiproiettile le rompe». È il suo lavoro, portare via i feriti dalle trincee insanguinate. È un paramedico militare, testa rasata e pochi giorni di licenza, sul braccio la croce tatuata del Sovrano militare ordine ospedaliero di Malta: «Martedì sarò di nuovo là», dice. Ha 46 anni. Sul braccio solleva un giubbotto antiproiettile che pesa come piombo: «Sono fatti per corpi maschili. Per loro, non per noi». Eppure è sempre più una guerra per donne, in Ucraina.
«Abbiamo 42mila soldate — dice Adrianna Matskiv, attrice e immobiliarista in tempo di pace, ora membro di “Veteranka” che assiste e sostiene le veterane — e cinquemila sono al fronte con strumenti troppo pesanti e non anatomici. Sono anni che chiediamo giubbotti ad…
KIEV — «Ci sono ragazze che ci si sono spezzate le costole, indossando questi», dice Olena Shargovska, la soldata “Jane” dei boschi e delle steppe «dalle parti di Bakhmut», dove è di stanza. «Salti nella trincea, un movimento brusco in azione e crac, il giubbotto antiproiettile le rompe». È il suo lavoro, portare via i feriti dalle trincee insanguinate. È un paramedico militare, testa rasata e pochi giorni di licenza, sul braccio la croce tatuata del Sovrano militare ordine ospedaliero di Malta: «Martedì sarò di nuovo là», dice. Ha 46 anni. Sul braccio solleva un giubbotto antiproiettile che pesa come piombo: «Sono fatti per corpi maschili. Per loro, non per noi». Eppure è sempre più una guerra per donne, in Ucraina.
«Abbiamo 42mila soldate — dice Adrianna Matskiv, attrice e immobiliarista in tempo di pace, ora membro di “Veteranka” che assiste e sostiene le veterane — e cinquemila sono al fronte con strumenti troppo pesanti e non anatomici. Sono anni che chiediamo giubbotti adeguati per le soldate come li hanno americane e israeliane. Raccogliamo fondi e li ordiniamo in America ma ci vogliono mesi. Deve occuparsene lo stato».
Con la controffensiva che langue e la guerra più lunga e sanguinosa, il governo ha deciso di aprire alle donne altre porte verso il campo di battaglia. Dal primo ottobre tutte coloro che lavorano in campo medico, paramedico e farmaceutico dovranno presentarsi nei centri di reclutamento per essere inquadrate.
Non è una mobilitazione ma identifica chi può essere chiamata alle armi. Chi non si presenterà rischia una multa e, in caso di recidiva, la reclusione. «Giusto — dice Olena — per ciò che ho visto coi miei occhi serve molta più gente che combatta. Spesso i gruppi d’assalto restano fermi perché troppo incompleti. Se le donne sostituissero gli amministrativi libererebbero forze per la prima linea».
Ma sui social si ragiona delle conseguenze: «Non potremo più andare all’estero? Sarà vietato come per gli uomini?». «L’idea era dell’anno scorso — scrive il canale telegram Klymenko Time — ma saltò perché c’erano molti volontari maschi disponibili. Allora si pensava di iscrivere non solo dottoresse ma anche giornaliste, avvocate, cuoche, contabili e “operatrici sociali”», una definizione vaga in cui «rientra quasi ogni professione: se ora funzionerà con dottoresse e farmaciste, poi toccherà alle altre».
In un’intervista all’Economist, nei giorni scorsi Zelensky ha detto che bisogna essere «pronti per una lunga guerra» e che potrebbe essere necessario, se si ridurranno aiuti finanziari e sostegno militare, passare a «un’economia interamente militarizzata». Più di otto milioni di ucraini si trovano fuori dai confini nazionali, 2,8 milioni sono donne in età lavorativa. Ma se chiedi alle ucraine che sono rimaste, molte ti diranno di essere «assolutamente pronte».
Non tutte imbraccerebbero un Rpg, un lanciamissili contro i blindati russi come Julia Kirillova, trentenne e già veterana, tra le fondatrici di Veteranka. «Combatto dal 2014, ero con il XXV Battaglione a Svitlodars’k, vicino a Donetsk», oggi controllata dai russi. «Eravamo venti donne, c’erano medici e cecchine, guidatrici di droni e artigliere. Fanno benissimo a imporre anche alle donne di iscriversi nei distretti militari: è il dovere di ogni civile, il sesso non fa differenza. Siamo il primo esercito al mondo per numero di donne perché è una guerra di liberazione: non combattiamo per combattere ma per difendere la patria».
Però chiedono di farlo a parità di strumenti. Per questo ieri le soldate di Veteranka erano in piazza Mykhailivskyi a Kiev, vicino al monumento alla principessa Olga a cui hanno fatto indossare un giubbotto antiproiettile lanciando la campagna per chiedere al nuovo ministro della Difesa protezioni adeguate. Giubbotti che rispettino l’anatomia femminile ma anche «uniformi invernali comode, elmetti e berretti di dimensioni adatte». Oggi sono costrette a indossare «la versione maschile di giubbotti che pesano da 8 a 10 chili, con zaini di 15 o 20» senza contare «kit di pronto soccorso, indumenti vari e munizioni». «Le ragazze pagheranno per sempre i danni del peso eccessivo: ne vediamo gli effetti sulla spina dorsale», dice la soldata “Jane”.