Guerra di spie tra Cina e Usa, mai così intensa. Mezzi hi tech e sempre più fronti
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliAntony Blinken
NEW YORK - La guerra delle spie tra Stati Uniti e Cina sta vivendo un’escalation drammatica mai vista prima. Forse una roba del genere non era accaduta neanche durante la Guerra Fredda contro l’Urss, se non altro perché i mezzi tecnici a disposizione e i fronti dove avviene oggi sono assai più sofisticati e ampi del passato. Lo rivela un’inchiesta del New York Times, basata su rivelazioni ricevute da fonti anonime del settore intelligence.
Il racconto parte dal famoso "pallone" intercettato sui cieli del Montana, che aveva fatto saltare la visita a Pechino del segretario di Stato Antony Blinken, finalizzata proprio a far riprendere il dialogo diretto tra i presidenti Biden e Xi, dopo l’incontro dell’anno scorso a margine del G20 di Bali. Secondo le informazioni raccolte dalla Cia, il pallone era decollato dall’isola meridionale di Hainan per spiare le basi americane nel Pacifico, a partire da Guam e Hawaii. I militari della Repubblica popolare però ne avevano perso il controllo e…
NEW YORK - La guerra delle spie tra Stati Uniti e Cina sta vivendo un’escalation drammatica mai vista prima. Forse una roba del genere non era accaduta neanche durante la Guerra Fredda contro l’Urss, se non altro perché i mezzi tecnici a disposizione e i fronti dove avviene oggi sono assai più sofisticati e ampi del passato. Lo rivela un’inchiesta del New York Times, basata su rivelazioni ricevute da fonti anonime del settore intelligence.
Il racconto parte dal famoso "pallone" intercettato sui cieli del Montana, che aveva fatto saltare la visita a Pechino del segretario di Stato Antony Blinken, finalizzata proprio a far riprendere il dialogo diretto tra i presidenti Biden e Xi, dopo l’incontro dell’anno scorso a margine del G20 di Bali. Secondo le informazioni raccolte dalla Cia, il pallone era decollato dall’isola meridionale di Hainan per spiare le basi americane nel Pacifico, a partire da Guam e Hawaii. I militari della Repubblica popolare però ne avevano perso il controllo ed era finito sul territorio americano. Xi si era infuriato con i generali, perché non lo avevano informato del problema, prima che esplodesse proprio alla vigilia del previsto viaggio di Blinken.
Questo episodio, però, è solo la punta dell’iceberg. La verità è che Xi ha autorizzato l’ampliamento delle operazioni di intelligence, con un approccio molto più aggressivo del passato. La nuova strategia riguarda tanto le attività umane, quanto quelle tecnologiche. Sul primo punto si sono moltiplicati i tentativi di penetrazione negli Usa, tanto che tutti i 56 uffici di controspionaggio dell’Fbi presenti sul territorio americano hanno almeno un’inchiesta aperta su sospetti agenti della Repubblica popolare. Solo negli ultimi dodici mesi sono avvenuti almeno una dozzina di episodi in cui cittadini o emissari cinesi hanno cercato di entrare nelle basi militari negli Stati Uniti per raccogliere informazioni, e due funzionari dell’ambasciata sono stati espulsi. I tentativi di reclutamento investono attraverso i social tutti i membri americani del settore intelligence il cui ruolo diventa noto, e si sono spinti fino a cercare di corrompere l’ex capo della Cia Jim Woolsey.
Poi ci sono le attività basate sulla tecnologia, che vanno ben oltre i palloni aerostatici. Il sistema satellitare cinese è stato portato al passo di quello americano, così come le intercettazioni delle comunicazioni digitali e telefoniche. Anche le mail di membri del governo, come la segretaria al Commercio Raimondo, sono state violate. La fornitura di apparecchiature, come era accaduto per i sistemi 5G, resta poi un Cavallo di Troia con cui penetrare le difese degli occidentali. Una sfida chiave però si sta giocando sul terreno dell’intelligenza artificiale, che Pechino vuole usare tanto per seguire i movimenti dei sottomarini e di altri mezzi militari, quanto per scoprire le attività di intelligence americana riconoscendo volti e persone.
Il capo dell’Fbi Wray ha detto che i cinesi "hanno molti più agenti e più mezzi di noi impiegati in questo campo, ma qui sta la sfida generazionale decisiva della nostra epoca a cui dobbiamo rispondere”.
Pechino sostiene che è vero il contrario, ossia Washington ha molto potenziato le sue operazioni e resta leader nel settore. La rete degli informatori americani era stata smantellata una decina di anni fa, quando la Repubblica popolare aveva scoperto le loro identità e li aveva eliminati o arrestati. Secondo il capo della Cia Burns, però, è stata ricostruita, anche perché i sistemi autoritari adottati di Xi hanno fomentato un dissenso interno che aiuta il reclutamento. Tanto la sua agenzia, quanto quella del Pentagono, hanno creato nuovi uffici dedicati allo spionaggio contro la Cina, che stanno dando risultati importanti. Le operazioni satellitari restano il fiore all’occhiello degli Usa, così come le intercettazioni, e a questo scopo sono stati moltiplicati i voli di arei spia ai confini del paese rivale. Xi usa pochissimo telefoni, computer e altri sistemi digitali, proprio per il timore di essere facilmente ascoltato.
Il principale terreno sui cui entrambi cercano di scoprire i rispettivi segreti è ovviamente quello delle capacità militari e industriali, ma anche degli obiettivi strategici. In particolare Taiwan, dove Washington vuole capire se Pechino punta davvero ad invaderla entro il 2027, mentre Pechino vuole sapere se Washington è davvero decisa ad intervenire al fianco di Taiwan, se fosse invasa. Un pericoloso risiko geopolitico, che l’attività di intelligence potrebbe spingere verso il conflitto o la soluzione diplomatica, sulla base delle informazioni che saprà raccogliere o gli errori che rischia di commettere.