Israele, l’Arabia Saudita minaccia di interrompere i negoziati per la normalizzazione
di Rossella TercatinGERUSALEMME – Ha raggiunto gli Stati Uniti nella giornata di oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per la trasferta in cui è previsto l’agognato faccia a faccia con il presidente Usa Joe Biden, il primo da quando il leader più longevo della storia di Israele è tornato al governo lo scorso dicembre.
Il viaggio a stelle e strisce che vede come prima tappa un incontro in California con Elon Musk si sta svolgendo in tono minore rispetto a quanto Bibi aveva sperato: anche dall’altra parte dell’oceano come in patria, il premier viene inseguito dalle manifestazioni contro la riforma della giustizia, mentre il meeting con Biden è in programma ai margini dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite invece che con tutti gli onori alla Casa Bianca. Un colloquio che tuttavia rimane fondamentale, soprattutto per via di un punto in agenda che sta particolarmente a cuore a entrambi i leader: i negoziati per la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita che potrebbe c…
GERUSALEMME – Ha raggiunto gli Stati Uniti nella giornata di oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per la trasferta in cui è previsto l’agognato faccia a faccia con il presidente Usa Joe Biden, il primo da quando il leader più longevo della storia di Israele è tornato al governo lo scorso dicembre.
Il viaggio a stelle e strisce che vede come prima tappa un incontro in California con Elon Musk si sta svolgendo in tono minore rispetto a quanto Bibi aveva sperato: anche dall’altra parte dell’oceano come in patria, il premier viene inseguito dalle manifestazioni contro la riforma della giustizia, mentre il meeting con Biden è in programma ai margini dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite invece che con tutti gli onori alla Casa Bianca. Un colloquio che tuttavia rimane fondamentale, soprattutto per via di un punto in agenda che sta particolarmente a cuore a entrambi i leader: i negoziati per la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita che potrebbe cambiare il volto del Medio Oriente.
Negli scorsi giorni, il giornale di lingua araba Elaph, di base a Londra e di proprietà dell’uomo di affari saudita Othman al-Omeir ha pubblicato una notizia secondo cui Riad avrebbe deciso di congelare i negoziati condotti con la mediazione americana in ragione dell’intransigenza dell’attuale governo israeliano sulla questione palestinese. Una notizia smentita sia da Washington sia da Gerusalemme, ma che ben incarna il gioco di specchi creato intorno alla questione della pace tra lo Stato ebraico e la nazione leader del mondo arabo.
Secondo quanto scritto da Elaph citando fonti anonime, gli Stati Uniti avrebbero informato Israele della posizione di Riad, riscontrando una reazione da parte di Gerusalemme descritta come “confusa” per via della convinzione israeliana che i sauditi siano pronti ad andare avanti con la normalizzazione senza pretendere progressi sulla questione palestinese.
“Gli Stati Uniti restano impegnati a promuovere l’integrazione regionale di Israele, anche attraverso una diplomazia attiva mirata alla normalizzazione israelo-saudita,” ha poi twittato il Dipartimento di Stato. “I colloqui sono in corso e aspettiamo con interesse ulteriori conversazioni con entrambe le parti.”
L’insistenza saudita sulla necessità di Israele di fare concessioni significative ai palestinesi in cambio della normalizzazione era stata comunque espressa la scorsa settimana dal Segretario di Stato Antony Blinken.
“Da ciò che sentiamo dai sauditi è evidente che se vogliamo che questo processo vada avanti, anche la parte palestinese sarà molto importante”, ha affermato Blinken in un’intervista con il podcast “Pod Save the World.”
“Nessuno degli sforzi in corso per migliorare le relazioni tra Israele e i suoi vicini può sostituire la necessità che Israele e i palestinesi risolvano le loro differenze”, ha aggiunto. “A nostro giudizio ciò deve comportare una soluzione con due Stati”.
L’attuale governo israeliano è considerato il più a destra di sempre, tanto dai suoi sostenitori quanto dai suoi detrattori. Alcuni dei suoi esponenti chiave, come il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir hanno più volte rilasciato dichiarazione incendiarie contro i palestinesi e criticato lo stesso Netanyahu quando si è dimostrato meno intransigente, escludendo di essere disponibili a concessioni per un’eventuale normalizzazione con l’Arabia Saudita.
E proprio questa potrebbe essere la chiave di lettura dell’irrigidimento saudita, espresso anche attraverso gli stessi americani. Un irrigidimento che mira sì a mettere in chiaro a Israele le condizioni da ottemperare per raggiungere l’obiettivo, ma che in ultima analisi potrebbe servire allo stesso Netanyahu per fare leva sui suoi partner di coalizione e ricondurli alla ragione.
In Israele tutti sanno che la normalizzazione con l’Arabia Saudita rappresenterebbe davvero un traguardo storico, con risvolti senza precedenti dal punto di visto politico, economico e culturale. Netanyahu spera che la pressione dell’opinione pubblica possa avere la meglio persino sul radicalismo di Smotrich e Ben Gvir.