✕

Italia pronta a bloccare, il nuovo piano Usa per la riforma dell’Onu

(reuters)
Biden vuole allargare il Consiglio di sicurezza a 5 membri senza diritto di veto. Roma: “Metodo non democratico”
2 minuti di lettura

New York - Il presidente Biden viene oggi all’Onu anche per promuovere la riforma del Consiglio di Sicurezza, con nuovi seggi permanenti. Lo fa per corteggiare il Sud globale, e in particolare sfilare i Brics dall’abbraccio con Cina e Russia, diluendo così il potere di Pechino e Mosca al Palazzo di Vetro e deragliando il progetto di costituire un nuovo blocco geopolitico anti occidentale. Così resuscita un vecchio fantasma che agita i sonni dell’Italia, timorosa di essere esclusa e marginalizzata al Palazzo di Vetro e sulla scena mondiale. Roma però è convinta di avere l’arma per rispondere, ossia la riforma alternativa del gruppo "Uniting for Consensus", che punta sulla democraticità per prevalere, o quanto meno impedire il successo della formula concorrente.

Il Consiglio di Sicurezza è il principale organismo delle Nazioni Unite, perché è l’unico che ha il potere di approvare risoluzioni legalmente vincolanti e decidere gli interventi militari. Al momento ha 15 membri: 5 permanent…

New York - Il presidente Biden viene oggi all’Onu anche per promuovere la riforma del Consiglio di Sicurezza, con nuovi seggi permanenti. Lo fa per corteggiare il Sud globale, e in particolare sfilare i Brics dall’abbraccio con Cina e Russia, diluendo così il potere di Pechino e Mosca al Palazzo di Vetro e deragliando il progetto di costituire un nuovo blocco geopolitico anti occidentale. Così resuscita un vecchio fantasma che agita i sonni dell’Italia, timorosa di essere esclusa e marginalizzata al Palazzo di Vetro e sulla scena mondiale. Roma però è convinta di avere l’arma per rispondere, ossia la riforma alternativa del gruppo "Uniting for Consensus", che punta sulla democraticità per prevalere, o quanto meno impedire il successo della formula concorrente.

Il Consiglio di Sicurezza è il principale organismo delle Nazioni Unite, perché è l’unico che ha il potere di approvare risoluzioni legalmente vincolanti e decidere gli interventi militari. Al momento ha 15 membri: 5 permanenti con potere di veto, ossia i vincitori della Seconda Guerra Mondiale Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna; e 10 non permanenti, eletti ogni due anni. Da almeno tre decenni si discute la riforma, perché questo modello non funziona più, per almeno due motivi. Primo, il potere di veto che i 5 permanenti si sono regalati paralizza ormai ogni iniziativa concreta di pace, come sta dimostrando l’invasione dell’Ucraina. Secondo, i paesi emergenti sono sotto rappresentati. La prima questione è irrisolvibile, perché i P5 non accetteranno mai di suicidarsi, rinunciando ad un potere che li garantisce dalle brutte sorprese. E’ triste, ma è la realtà. E paradossalmente serve anche a dare credibilità all’Onu, perché se questi paesi si ritirassero perderebbe ogni peso. La seconda invece dovrebbe e potrebbe essere risolta, dando più legittimità e rappresentatività al Consiglio, ma manca l’accordo sul come.

Fin dagli anni Novanta gli Usa sostenevano il "quick fix", ossia fare entrare Germania e Giappone, soprattutto per i contributi economici che potevano offrire ad un’organizzazione ancora finanziata per quasi il 25% da Washington, e poi dare tre seggi ad Africa, Asia e Sudamerica. L’Italia si era energicamente opposta a questa ipotesi, grazie all’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, che aveva inventato il gruppo dei paesi esclusi, tipo Argentina, Pakistan, Messico, Canada, Spagna, Turchia, Corea del Sud, passato alla storia come il "Coffee Club". Contando sul fatto che la riforma va approvata dall’Assemblea Generale con la maggioranza di due terzi dei 193 membri, Roma era riuscita a bloccare la riforma.

In seguito l’Italia aveva elaborato la proposta alternativa "Uniting for Consensus", che punta sulla democraticità perché non creava nuovi gruppi di paesi privilegiati. Questa proposta farebbe salire a 26 i membri del Consiglio, senza aggiungere seggi permanenti, ma solo elettivi, 9 a lungo termine e 2 a rotazione biennale. Così si aggiungerebbero 3 seggi non permanenti ma a lungo termine per il Group of African States; 3 per l’Asia Pacific Group; 2 per il Latin American and Caribbean Group; 1 per il Western European and other States Weog; più 1 di due anni per l’Eastern European Group e 1 per il gruppo SIDS/Small States.

Biden, secondo quanto ha confermato a Repubblica il suo portavoce John Kirby, chiederà di «rivedere l’architettura del Consiglio per renderlo più inclusivo». Nella pratica, aggiungere 5 o 6 seggi permanenti, ma senza veto, da dare a Germania, Giappone, India, Brasile e Sudafrica. La motivazione stavolta è forte, perché lo scopo è contrastare la sfida lanciata dalle autocrazie contro le democrazie. Il metodo però è vecchio, non democratico, e non è certo che Africa, Asia e Sudamerica accettino seggi permanenti senza veto, ossia la terza categoria del Consiglio. Perciò l’Italia, che col ministro Tajani partecipa proprio oggi ad una riunione del gruppo "Uniting for Consensus", resta convinta di avere la proposta migliore per bloccare quella che la emarginerebbe.

Leggi i commenti