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Un G7 speciale e hotspot nel Maghreb. Ecco il piano dell’Italia per l’Africa

(ansa)
La proposta alle Nazioni Unite. Previste anche nuove campagne di comunicazione con giornalisti africani
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NEW YORK — C’è un “piano italiano di sviluppo e resilienza per l’Africa”. O meglio, un manifesto politico in sette punti per il continente, elaborato da ministero degli Esteri e Palazzo Chigi. Giorgia Meloni lo anticiperà domani alle 16 di New York al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, poi diventerà la piattaforma con cui i diplomatici italiani faranno pressione nelle varie agenzie delle Nazioni Unite per provare a dare traduzione pratica a questo indirizzo politico.

Non sarà un’impresa semplice, c’è da dire. E neanche breve. Il progetto prevede tra l’altro l’ipotesi di costruire centri temporanei garantiti dalle Nazioni Unite nei Paesi africani da cui partono i barconi. Una base logisti…

NEW YORK — C’è un “piano italiano di sviluppo e resilienza per l’Africa”. O meglio, un manifesto politico in sette punti per il continente, elaborato da ministero degli Esteri e Palazzo Chigi. Giorgia Meloni lo anticiperà domani alle 16 di New York al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, poi diventerà la piattaforma con cui i diplomatici italiani faranno pressione nelle varie agenzie delle Nazioni Unite per provare a dare traduzione pratica a questo indirizzo politico.

Non sarà un’impresa semplice, c’è da dire. E neanche breve. Il progetto prevede tra l’altro l’ipotesi di costruire centri temporanei garantiti dalle Nazioni Unite nei Paesi africani da cui partono i barconi. Una base logistica per creare canali di migrazione regolare, ma anche per rimpatriare gli irregolari. Ipotizza di formare i giornalisti africani per sensibilizzare chi intende migrare sui rischi delle rotte illegali. E promette di fare del G7 pugliese del 2024 un summit centrato sull’Africa.

L’idea del piano appartiene a Tajani, in totale collaborazione con Meloni. La tempistica individuata è l’unica considerata plausibile: diversi anni. Un messaggio che parla a Matteo Salvini, che critica la premier per aver fallito sull’immigrazione. Ma anche un assoluto cambio di paradigma della presidente del Consiglio, che ha vinto le elezioni promettendo soluzioni immediate che non si intravedono. Il testo doveva essere pronto per la Conferenza Italia-Africa di novembre, ma dopo l’emergenza Lampedusa è stato anticipato in modo da essere pronto per l’assemblea generale dell’Onu in corso in questi giorni a Manhattan.

Il piano è preceduto da una introduzione che certifica l’emergenza: «Nel Mediterraneo centrale la situazione sta assumendo proporzioni allarmanti». Meloni e Tajani chiedono alle Nazioni Unite «un approccio nuovo, più concertato e globale», ma anche azioni concrete in nome del “multilateralismo”. Con un obiettivo prioritario: «Stabilizzare l’Africa».

Sette punti, dunque. Il primo è la promessa di centrare il prossimo G7 sul continente africano. Il secondo riguarda i Paesi del Sahel, epicentro della destabilizzazione. Servono «azioni urgenti coerenti», l’Italia ci lavora con «gli altri ministri degli Esteri dell’Ue» e chiede il sostegno dell’Onu. Come? «Con una partnership operativa tra le forze armate e di polizia per la creazione di centri sotto egida Onu per le migrazioni» nei Paesi costieri. Si immagina dunque «l’allestimento di strutture provvisorie, in collaborazione con i Paesi interessati e d’intesa con questi ultimi, per ospitare temporaneamente quei migranti irregolari la cui posizione necessita di essere verificata». In seguito, chi è ospitato potrebbe essere accolto in Europa, se possiede i requisiti. L’alternativa è il «reinserimento degli stranieri rimpatriati per il tramite di accordi di riammissione stretti con i Paesi dove tali centri sono collocati». Contro le reti di trafficanti, invece, si chiedono «partnership operative tra le forze dell’ordine». Il problema resta quello di identificare gli interlocutori in questo susseguirsi di colpi di Stato.

Nel piano sono previste anche «nuove campagne di comunicazione» organizzate dall’Onu e la promozione di «momenti di incontro e formazione con qualificati giornalisti di Paesi africani». Senza risorse, però, nessuna stabilizzazione è possibile. Per questo l’Italia chiede all’Onu di favorire accordi per la crescita, «con particolare riguardo all’energia», rendendo l’Africa «superpotenza nelle rinnovabili», anche «attraverso partenariati pubblico-privato». L’altro capitolo riguarda le infrastrutture: in vista del G7, Roma si impegna a «concentrare sull’Africa il Partenariato per le Infrastrutture e gli Investimenti Globali (PGII)». Gli altri punti elencati sono in sintonia con l’agenda Onu: sicurezza alimentare – potenziando il ruolo della Fao – e cambiamento climatico, motore di migrazioni. «La prossima presidenza degli Emirati della COP28 merita sostegno pieno». L’Italia darà il 70% del Fondo per il clima – 3 miliardi in 5 anni – all’Africa.

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