“Il nome dell’uragano Daniel scelto dal movimento sionista”, lo scivolone antisemita di Saied
di Leonardo MartinelliScivolone antisemita per Kais Saied, il presidente della Tunisia, alleato di Giorgia Meloni. In una riunione con i suoi ministri, il cui video è stato diffuso online stamani, dice che il nome dell’uragano Daniel, che ha devastato nei giorni scorsi la Libia e in particolare la città di Derna, è stato scelto dal “movimento sionista”, in omaggio all’antico profeta ebraico. Aggiunge: “Questo dimostra che il movimento sionista ha infiltrato e completamente alterato il pensiero intellettuale, facendolo passare a uno stato di coma totale, da Daniele fino ad arrivare ad Abramo”.
Saied, già professore universitario di diritto costituzionale all’università di Tunisi, partecipava una riunione con i componenti del Governo: una delle sue consuete…
Scivolone antisemita per Kais Saied, il presidente della Tunisia, alleato di Giorgia Meloni. In una riunione con i suoi ministri, il cui video è stato diffuso online stamani, dice che il nome dell’uragano Daniel, che ha devastato nei giorni scorsi la Libia e in particolare la città di Derna, è stato scelto dal “movimento sionista”, in omaggio all’antico profeta ebraico. Aggiunge: “Questo dimostra che il movimento sionista ha infiltrato e completamente alterato il pensiero intellettuale, facendolo passare a uno stato di coma totale, da Daniele fino ad arrivare ad Abramo”.
Saied, già professore universitario di diritto costituzionale all’università di Tunisi, partecipava una riunione con i componenti del Governo: una delle sue consuete, dove spesso prende la parola e si lancia in inaspettati voli pindarici. A un certo momento ha evocato “il dramma dei nostri fratelli libici” e “i danni causati dall’uragano Daniel”. A quel punto Kamel Feki, ministro degli Interni, uno dei fedelissimi, sempre al suo fianco anche nelle trasferte al di fuori del palazzo presidenziale di Cartagine, gli ha chiesto: “Chi è Daniel?”. E il professor Saied ha ricordato il profeta, parlando, come fa sempre, in occasioni ufficiali, in arabo classico e non nel dialetto tunisino. Ed è lì che ha puntato il dito contro il “movimento sionista” e la sua “infiltrazione” pure a livello delle parole. Ricordando Abramo, Saied ha fatto probabilmente allusione agli accordi che portano questo nome e che sono stati conclusi negli ultimi anni fra Israele e diversi Paesi arabi, tra cui, nel Maghreb, il Marocco.
Saied, sempre più chiuso nella ristretta cerchia dei suoi storici amici e collaboratori, è influenzato anche dal fratello Naoufel, storicamente legato alla corrente della “sinistra islamica”, che si sviluppò alla fine degli anni 70 sulla base degli scritti di Ali Shariati (1933-1977), sociologo e filosofo iraniano e uno dei precursori della rivoluzione del 1979 a Teheran.
Naoufel Saied è stato molto vicino a Hmida Ennaifer, che all’inizio degli anni 70 fu uno dei fondatori a Tunisi di Jamaa Al-Islamiya (“la società islamica”): era l’antenato di Ennahdha, il movimento islamista moderato, che è stato al potere per una decina di anni dopo la “rivoluzione dei gelsomini” del 2011. È, comunque, in opposizione a questi islamisti, profondamente screditati presso l’opinione pubbica, che Saied, vero e proprio outsider, fu eletto a sorpresa nel 2019. Nel luglio 2021 bloccò le attività del Parlamento, per scrivere una nuova Costituzione, approvata con un referendum nel luglio 2022. Ha creato nel paese un regime iperpresidenzialista e Saied sta mostrando sempre più derive autoritarie.