La Polonia fermerà le forniture di armi a Kiev per la disputa sul grano
dal nostro inviato Fabio TonacciAgricoltori manifestano contro la revoca del divieto di importazione di grano dall'Ucraina, a Dolni Bogrov
ODESSA — Più di Putin, possono i cereali. Guardavamo a Est, alla controffensiva che procede a passo lento, ed ecco che l’attacco (politico) all’Ucraina arriva da Ovest. Dall’alleato più stretto per giunta, che più condivide con gli ucraini il risentimento verso il presidente russo. La Polonia. Da diciannove mesi indefessa donatrice di carri armati, Mig e denaro, partner strategico per la Nato di cui ospita basi e soldati, si ritrova ora capofila di un’aspra lotta commerciale proprio contro Kiev per evitare che il copioso grano del vicino, a basso costo, sottragga fette di mercato ai contadini polacchi, slovacchi e ungheresi.
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Tra embarghi reciproci e reciproci avvertimenti, il confronto sta compromettendo le relazioni diplomatiche tra i due Paesi, come lascia intendere una dichiarazione rilasciata dal premier Mateusz Morawiecki a chi ieri gli ha chiesto se il governo polacco continuerà a sostenere militarmente l’Ucraina. «Al moment…
ODESSA — Più di Putin, possono i cereali. Guardavamo a Est, alla controffensiva che procede a passo lento, ed ecco che l’attacco (politico) all’Ucraina arriva da Ovest. Dall’alleato più stretto per giunta, che più condivide con gli ucraini il risentimento verso il presidente russo. La Polonia. Da diciannove mesi indefessa donatrice di carri armati, Mig e denaro, partner strategico per la Nato di cui ospita basi e soldati, si ritrova ora capofila di un’aspra lotta commerciale proprio contro Kiev per evitare che il copioso grano del vicino, a basso costo, sottragga fette di mercato ai contadini polacchi, slovacchi e ungheresi.
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Tra embarghi reciproci e reciproci avvertimenti, il confronto sta compromettendo le relazioni diplomatiche tra i due Paesi, come lascia intendere una dichiarazione rilasciata dal premier Mateusz Morawiecki a chi ieri gli ha chiesto se il governo polacco continuerà a sostenere militarmente l’Ucraina. «Al momento non stiamo fornendo armi, perché stiamo armando il nostro esercito coi sistemi più moderni. La base di Rzeszów rimane aperta per gli altri alleati che vorranno mandare aiuti». Poco dopo sul profilo X della Cancelleria ha ribadito «Il Governo polacco non trasferirà più armi all’Ucraina».
Dichiarazione impensabile fino a poche settimane fa. Ma la Polonia è prossima al voto che ne rinnoverà il Parlamento, l’elettorato chiede conto e il settore agricolo pretende protezione. «Senza il sostegno del popolo, sarà difficile continuare a supportare l’Ucraina come abbiamo fatto finora», sottolinea il ministro agli Affari europei di Varsavia.
Più di Putin, possono i cereali dunque. E le urne. Si vota in Slovacchia il 30 settembre, in Polonia il 15 ottobre, le Europee a giugno e poi, novembre 2024, elezioni del presidente degli Stati Uniti. Per i democratici affrontare la campagna con un conflitto aperto nella lontana Europa, che drena risorse e armamenti, è una zavorra e se dovessero vincere i repubblicani, spaccati sulla postura da tenere con Kiev, l’aiuto americano non sarà più così scontato.
Zelensky ne è consapevole. Non a caso a New York si è rivolto anche a Trump, probabile candidato alla Casa Bianca. «Può condividere pubblicamente adesso la sua idea per fermare questa tragedia e l’aggressione russa, senza perdere tempo e vite umane». Il presidente ucraino teme il riverbero delle tornate elettorali in Occidente, non foss’altro perché oltre all’esigenza di mantenere solido l’appoggio internazionale, punta ad avviare in tempi rapidi i negoziati di adesione all’Ue. Obiettivo irraggiungibile se qualche partner dovesse mettersi di traverso.
Dicevamo la Polonia. Lo stop a tempo indeterminato agli aiuti militari sarebbe clamoroso. Se ne intravede l’ombra anche nelle parole del presidente Duda interpellato sulla sfida per il grano. «L’Ucraina è come un uomo che sta annegando, che si aggrappa a tutto ciò che può ed è capace di trascinare con sé il soccorritore. Se ci annega, non riceverà aiuto». Il punto sono le milioni di tonnellate di cereali giacenti nei silos ucraini. Poiché la Russia non ha prolungato l’accordo sul corridoio nel Mar Nero e ha bombardato i porti sul Danubio, l’unico modo per svuotarli è l’esportazione via terra verso l’Europa.
Le immediate restrizioni alla vendita imposte dalla Commissione Ue sono scadute il 15 settembre, tuttavia Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno mantenuto l’embargo. L’Ucraina ha protestato con l’Organizzazione mondiale del commercio denunciando la violazione della libera concorrenza, la Polonia quindi ha minacciato di estendere il bando ad altri prodotti agricoli e ha reso pubbliche le analisi disposte sul frumento ucraino (su 73 campioni, tracce di salmonella in 17 e pesticidi vari in altri 17). Kiev, come ritorsione, si dice pronta a bloccare le importazioni di cipolle, pomodori e cavoli polacchi. «È inquietante vedere come alcuni dei nostri amici in Europa abbiano trasformato la fornitura di grano in un thriller», ha detto Zelensky alle Nazioni Unite. «Sembra che recitino il loro ruolo, in realtà preparano il palcoscenico per l’attore russo».
Tra gli amici evocati anche la Slovacchia che fu il primo a donare jet e missili per la difesa aerea. E dove oggi Robert Fico, leader di opposizione, raccoglie consensi con posizioni anti-Nato e favorevoli alla rimozione delle sanzioni alla Russia. «Basta armamenti all’Ucraina», è il suo slogan di battaglia. Che sicuramente sarà lo stesso con cui alcuni partiti sovranisti affronteranno il voto per il Parlamento europeo il prossimo anno. Perché la strada per le urne è lastricata di buone intenzioni, ma anche di chicchi di grano e cattivi pensieri.