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Assad in Cina con la first lady Asma: dopo 20 anni a Pechino in cerca di aiuti per la ricostruzione della Siria

L'arrivo di Bashar al Assad e della moglie Asma all'aeroporto di Hangzhou

 
Il presidente vedrà Xi Jinping a margine dei Giochi asiatici. Pechino cerca di aumentare la propria influenza diplomatica in Medio Oriente, ma è cauta negli investimenti in un Paese stretto dalle sanzioni
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MACAO - Bashar al Assad torna in Cina, dopo vent’anni, per chiedere aiuto a Pechino per la ricostruzione della Siria devastata dalla guerra civile. Un summit con il presidente cinese Xi Jinping a margine dei Giochi asiatici che si stanno per aprire ad Hangzhou. Una visita che arriva mentre Pechino sta cercando di aumentare la propria influenza diplomatica in Medio Oriente, soprattutto dopo la mediazione dell’accordo tra Arabia Saudita e Iran nel marzo di quest’anno che ha portato i due Paesi a ristabilire relazioni diplomatiche.

Assad è arrivato ad Hangzhou accompagnato dalla moglie Asma a bordo di un aereo Air China in mezzo a una fitta nebbia che, secondo i media statali cinesi, "ha aumentato l'atmosfera di mistero", in riferimento al fatto che il leader siriano è stato raramente visto al di fuori del suo Paese dall'inizio di una guerra civile che ha causato oltre mezzo milione di vittime.
Non è detto che i sogni di Assad per ottenere assegni milionari per ricostruire il Paese d…

MACAO - Bashar al Assad torna in Cina, dopo vent’anni, per chiedere aiuto a Pechino per la ricostruzione della Siria devastata dalla guerra civile. Un summit con il presidente cinese Xi Jinping a margine dei Giochi asiatici che si stanno per aprire ad Hangzhou. Una visita che arriva mentre Pechino sta cercando di aumentare la propria influenza diplomatica in Medio Oriente, soprattutto dopo la mediazione dell’accordo tra Arabia Saudita e Iran nel marzo di quest’anno che ha portato i due Paesi a ristabilire relazioni diplomatiche.

Assad è arrivato ad Hangzhou accompagnato dalla moglie Asma a bordo di un aereo Air China in mezzo a una fitta nebbia che, secondo i media statali cinesi, "ha aumentato l'atmosfera di mistero", in riferimento al fatto che il leader siriano è stato raramente visto al di fuori del suo Paese dall'inizio di una guerra civile che ha causato oltre mezzo milione di vittime.
Non è detto che i sogni di Assad per ottenere assegni milionari per ricostruire il Paese dopo dodici anni di guerra civile vadano tutti a buon fine. L'anno scorso Damasco ha sì aderito alla Via della Seta, ma finora Pechino si è mostrata non troppo entusiasta nell’investire in un Paese sottoposto a pesanti sanzioni occidentali. In Cina Assad si è portato comunque il suo ministro dell’Economia e del Commercio Mohammad Samer al-Khalil. Il tema degli aiuti sarà al centro dei colloqui tra i due leader.

Haid Haid, Consulting Fellow presso la Chatham House di Londra, scrive su X (l’ex Twitter) che “la Cina ha promesso 2 miliardi di dollari di investimenti in Siria nel 2017, fondi che non si sono ancora materializzati”. Per la Siria, l'adesione alla Belt&Road Initiative "non ha portato a significativi investimenti cinesi in Siria, né da parte del governo cinese né da parte del settore privato”.
Da tempo Pechino fornisce però a Damasco importante sostegno diplomatico: la Cina ha usato il suo potere di veto alle Nazioni Unite otto volte per fermare le risoluzioni contro il governo di Assad, l'ultima nel luglio 2020. A differenza di Iran e Russia, però, la Cina non ha sostenuto direttamente gli sforzi del regime per riprendere il controllo del Paese.
Assad parteciperà alla cerimonia di apertura dei Giochi asiatici che si aprono sabato. Ma già domani il leader siriano incontrerà Xi. I colloqui continueranno poi a Pechino domenica e lunedì.
Con la visita di Assad, la Cina continua a srotolare il tappeto rosso ai vari autocrati del pianeta. La scorsa settimana è stato a Pechino il presidente venezuelano Nicolas Maduro. A inizio anno erano arrivati in visita il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko e quello iraniano Ebrahim Raisi. Tra meno di un mese arriva il leader russo Vladimir Putin.

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