Spuntano due vescovi cinesi al sinodo di ottobre in Vaticano
di Iacopo ScaramuzziCITTA’ DEL VATICANO – Ci saranno anche due vescovi cinesi all’assemblea sinodale voluta dal Papa il prossimo mese in Vaticano (4-29 ottobre). La novità, indicativa del buono stato del dialogo tra il Palazzo apostolico e le autorità cinesi, emerge dopo il recente viaggio di Francesco in Mongolia e quello del cardinale Matteo Zuppi a Pechino.
I nomi dei due vescovi provenienti dalla Cina continentale – monsignor Antonio Yao Shun, vescovo di Jining/Wumeng (regione autonoma della “Mongolia Interna”) e monsignor Giuseppe Yang Yongqiang, Vescovo di Zhoucun (nella provincia dello Shandong) – compaiono nella lista aggiornata dei membri del Sinodo presentata oggi in Vaticano, ma non erano annoverati nella prima lista pubblicata a luglio scorso dalla Santa Sede. Sono stati proposti dalle competenti istituzioni cinesi e nominati dal Papa.
Un meccanismo inceppato dopo il 2018
Non si tratta di una novità assoluta: due vescovi cinesi, Guo Jincai della diocesi di Chengde e Yang Xiaoting della d…
CITTA’ DEL VATICANO – Ci saranno anche due vescovi cinesi all’assemblea sinodale voluta dal Papa il prossimo mese in Vaticano (4-29 ottobre). La novità, indicativa del buono stato del dialogo tra il Palazzo apostolico e le autorità cinesi, emerge dopo il recente viaggio di Francesco in Mongolia e quello del cardinale Matteo Zuppi a Pechino.
I nomi dei due vescovi provenienti dalla Cina continentale – monsignor Antonio Yao Shun, vescovo di Jining/Wumeng (regione autonoma della “Mongolia Interna”) e monsignor Giuseppe Yang Yongqiang, Vescovo di Zhoucun (nella provincia dello Shandong) – compaiono nella lista aggiornata dei membri del Sinodo presentata oggi in Vaticano, ma non erano annoverati nella prima lista pubblicata a luglio scorso dalla Santa Sede. Sono stati proposti dalle competenti istituzioni cinesi e nominati dal Papa.
Un meccanismo inceppato dopo il 2018
Non si tratta di una novità assoluta: due vescovi cinesi, Guo Jincai della diocesi di Chengde e Yang Xiaoting della diocesi di Yan’an, nel 2018 parteciparono per la prima volta nella storia ad un sinodo romano, quello dedicato ai giovani. Da allora, però, qualcosa nelle comunicazioni sino-vaticane si era inceppato se sino ad oggi non era prevista la replica della partecipazione di presuli cinesi alla nuova assemblea sinodale (mentre era scontata, perché regionale, la loro assenza al sinodo del 2019 sull’Amazzonia).
Quella di ottobre è la prima delle due assemblee che concludono un sinodo mondiale, dedicato ad un approfondimento dello stesso metodo sinodale, fortemente voluto da papa Francesco e aperto nel 2021. La seconda assemblea si svolgerà ad ottobre dell’anno prossimo. Alla prossima assemblea partecipano in tutto 464 membri, 365 dei quali con diritto di voto. Per la prima volta, anche le donne avranno diritto di voto: saranno presenti 81 donne di cui 54 col diritto di voto.
Il sogno del Concilio, i tentativi di Wojtyla e Ratzinger
Già Giovanni XXIII e Paolo VI avevano sperato di accogliere vescovi cinesi al Concilio vaticano II (1962-1965). Giovanni Paolo II invitò senza successo vescovi cinesi al sinodo del 1998, lo stesso fece Benedetto XVI nel 2005. La risposta delle autorità di Pechino, all’epoca, fu il diniego.
Sinodo dei giovani, le lacrime del Papa per il primo incontro coi vescovi cinesi
La presenza a Roma dei dei due vescovi cinesi nel 2018, che provocò la commozione di papa Francesco, era la prima, concreta conseguenza dello storico accordo firmato dalla Santa Sede con le autorità cinesi a maggio di quell’anno. L’intesa, che verte esclusivamente sulle nomine episcopali, chiuse lo scisma che si era di fatto aperto con la presa del potere di Mao Zedong nel 1951. E’ formalmente cessata, nel 2018, l’esistenza di due Chiese, una sotterranea legata a Roma e una ufficiale riconosciuta dal governo, la cui contrapposizione è stata drammatizzata da chi ha contrastato, ed ancora oggi critica, la svolta nei rapporti bilaterali. Uno dei due vescovi che venne a Roma nel 2018, Guo Jincai, era stato nominato dalle autorità cinesi e riconosciuto dal Papa al momento della firma. L’accordo, il cui testo esatto è riservato, è stato rinnovato già due volte, nel 2020 e nel 2022.
Il viaggio in Mongolia e la missione di Zuppi
Non sono mancate, nel corso degli anni, incomprensioni e tensioni, né in Vaticano si ignorano le violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa presente in Cina. Da ultimo ad aprile scorso il vescovo Giuseppe Shen Bin è stato trasferito dalla diocesi di Haimen a quella, prestigiosa, di Shanghai, senza che la Santa Sede venisse consultata. Un mezzo sgarbo che, però, a Roma è stato attribuito ad un fraintendimento da risolvere col dialogo (va chiarito, cioè, che l’accordo riguarda anche i trasferimenti, e non solo le prime nomine episcopali), ed è stato superato quando, a luglio, il Papa, a sua volta, lo ha ufficialmente nominato vescovo di Shanghai.
Il filo tra Roma e Pechino, ad ogni modo, non si è mai interrotto, e, anzi, nelle ultime settimane è sembrato ispessirsi. Nel corso di un viaggio a inizio mese in Mongolia – dove erano giunte decine di cattolici cinesi ma dove i vescovi non avevano avuto il permesso di recarsi – il Papa ha inviato una serie di segnali di fumo in direzione della Cina. Cosa non scontata, il ministero degli Esteri cinese ha subito risposto al telegramma che Bergoglio ha inviato al presidente Xi Jinping al momento di sorvolare la Cina. Alcune dichiarazioni di Francesco (“Io ho grande ammirazione per il popolo cinese”) hanno avuto circolazione virale sui social network cinesi. A riprova dell’apertura dei canali, la scorsa settimana il cardinale Matteo Zuppi, inviato del Papa per la questione ucraina, è stato ricevuto al ministero degli Esteri cinese: era la prima volta che un porporato è andato a Pechino non già per parlare di temi religiosi, o al più culturali, ma di una questione geopolitica.
Informazione, “non sarà il sinodo minuto per minuto”
Nel corso del briefing di presentazione della prossima assemblea, oggi, la Santa Sede ha reso noto che non parteciperà, come precedentemente previsto, il cardinale Luis Ladaria, da poco andato in pensione come prefetto del dicastero per la Dottrina della fede e succeduto dal teologo argentino Victor Manuel Fernandez. “Ha chiesto al Papa di essere esentato”, ha riferito la sala stampa vaticana senza fornire le motivazioni. Il prefetto del dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, ha inoltre confermato che l’accesso dei giornalisti ai lavori delle assemblea e dei gruppi sarà limitato, in nome, ha detto, non tanto della “segretezza” quanto della “riservatezza”: “Non sarà il sinodo minuto per minuto”, ha detto mutuando l’idea dalla nota trasmissione televisiva “Il calcio minuto per minuto”.