L’esodo obbligato dalle terre di Stepanakert: “Se restiamo ci uccidono”
Luca SteinmannShock, rassegnazione, rabbia e consapevolezza che il tanto temuto incubo di doversene andare per sempre si è ormai materializzato. Sono queste le sensazioni che emergono parlando telefonicamente con alcuni abitanti in fuga dal Nagorno Karabakh. Alcuni sono a casa a fare per l’ultima volta i bagagli, altri nascosti nei bunker, altri ancora ammassati nell’aeroporto di Stepanakert, adibito a centro dei peacekeeper russi. Per molti, o forse per tutti, queste sono le ultime ore che possono trascorrere nella propria terra natia. Dopo 24 ore di combattimenti nei quali l’Azerbaijan aveva conquistato diversi villaggi e 90 posizioni militari, i soldati armeni hanno accettato la capitolazione. Alcuni hanno lasciato le trincee a piedi per tornare per l’ultima volta a casa. Altri sono rimasti in posizione attendendo ordini ufficiali su come cedere il territorio ai soldati nemici. Molti di loro rischiano ancora la vita. L’accordo di cessate il fuoco prevede, oltre al disarmo degli armeni, anche il …
Shock, rassegnazione, rabbia e consapevolezza che il tanto temuto incubo di doversene andare per sempre si è ormai materializzato. Sono queste le sensazioni che emergono parlando telefonicamente con alcuni abitanti in fuga dal Nagorno Karabakh. Alcuni sono a casa a fare per l’ultima volta i bagagli, altri nascosti nei bunker, altri ancora ammassati nell’aeroporto di Stepanakert, adibito a centro dei peacekeeper russi. Per molti, o forse per tutti, queste sono le ultime ore che possono trascorrere nella propria terra natia. Dopo 24 ore di combattimenti nei quali l’Azerbaijan aveva conquistato diversi villaggi e 90 posizioni militari, i soldati armeni hanno accettato la capitolazione. Alcuni hanno lasciato le trincee a piedi per tornare per l’ultima volta a casa. Altri sono rimasti in posizione attendendo ordini ufficiali su come cedere il territorio ai soldati nemici. Molti di loro rischiano ancora la vita. L’accordo di cessate il fuoco prevede, oltre al disarmo degli armeni, anche il passaggio del controllo di tutta la regione sotto l’Azerbaijan e l’istituzione di corridoi umanitari per la popolazione in fuga. I militari azeri circondano però tutto il Nagorno e potrebbero fermare le persone in fuga che considerano come “terroriste”. Tra queste potrebbero rientrare gli uomini che hanno combattuto contro di loro. Non si sa ancora chi effettivamente riuscirà a scappare e chi invece verrà trattenuto.
«Non ho speranze che i corridoi umanitari funzionino», racconta Siranush Sargsyan, giornalista freelance di Stepanakert che ci telefona da un bunker sotterraneo dove si è rifugiata insieme a tante altre persone mentre intorno piovevano bombe e missili. «Gli azeri ci considerano animali. Ci hanno lasciato senza cibo in una prigione a cielo aperto per nove mesi, non mi aspetto nulla di umano da loro». Siranush si è rifugiata ieri sottoterra quando il suo quartiere è stato bombardato. «Dopo una notte di bombardamenti, nella mattina ci ha raggiunto la notizia del cessate il fuoco. Le prime persone hanno iniziato a uscire di casa, altre sono andate verso l’aeroporto. Sperano che gli azeri non bombardino in quella direzione dato che lì ci sono i russi».
Un’altra giornalista del Nagorno Karabakh è la ventenne Lilit Shahaverdian, che in questo momento di trova fuori dalla regione. «Sono stata a casa mia a Stepanakert l’ultima volta lo scorso novembre. Sarei dovuta tornarvi per le vacanze di Natale due settimane dopo, che poi sono diventati nove mesi. Fino a ieri ho avuto la speranza di tornare a casa, adesso mi sono resa conto che ciò non avverrà più». Poi Lilit raggiunge telefonicamente sua sorella che si trova a Stepanakert dove sta preparando le valigie. «Mi ha chiesto di dirle cosa vuole che prenda da casa mia da portare con sé», racconta con la voce rotta dal dolore.
«Abbiamo preparato tutti i bagagli», racconta la sorella «ma abbiamo preso solo poche cose: uno zainetto con le cose importanti, una giacca e un paio di scarpe». Alla domanda se ci sia qualche armeno che non voglia fuggire risponde negativamente. «Ci odiano. Se rimanessimo a vivere sotto di loro ci ucciderebbero lentamente uno ad uno. Aspettiamo notizie. Tutti quelli che possono andarsene lo faranno. Forse rimarrà qualche anziano che non può più ricostruirsi una vita, ma il 98% di noi fuggirà». Per ora però l’Azerbaijan circonda ancora tutta la regione, non è ancora chiaro attraverso quale via l’evacuazione possa essere possibile.