✕

Svolta a New York, sette quadri di Schiele rubati dai nazisti sono stati restituiti ai legittimi eredi

"Ritratto di un ragazzo", uno dei sette quadri di Egon Schiele restituiti ai legittimi eredi

 (afp)
Una sentenza storica aveva annullato l’acquisto delle tele da parte del regime hitleriano, che le aveva estorte al cabarettista ebreo austriaco Fritz Grünbaum, morto in un campo di concentramento: “Una firma di un uomo con la pistola puntata alla testa non può essere valida”
2 minuti di lettura

BERLINO – “Una firma di un uomo con la pistola puntata alla testa non può essere valida”. Questa succinta sentenza, pronunciata cinque anni fa da un giudice americano, Charles V. Ramos, è entrata nella storia. Perché il processo che ha messo in moto ha avuto un emozionante lieto fine. Sette quadri del genio della Secessione viennese, Egon Schiele, sono stati restituiti a New York ai discendenti del cabarettista ebreo austriaco Fritz Grünbaum, morto ottant’anni fa in un campo di concentramento. Era lui l’uomo con la pistola puntata alla testa. E la battaglia per la restituzione dei suoi capolavori ai legittimi proprietari è durata ottant’anni.

(afp)

Chi era il cabarettista Fritz Grünbaum

I nazisti avevano arrestato Grünbaum nel 1938 e lo avevano rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau, vicino a Monaco di Baviera. Mentre era nel lager, il cabarettista era stato costretto a firmare la ce…

BERLINO – “Una firma di un uomo con la pistola puntata alla testa non può essere valida”. Questa succinta sentenza, pronunciata cinque anni fa da un giudice americano, Charles V. Ramos, è entrata nella storia. Perché il processo che ha messo in moto ha avuto un emozionante lieto fine. Sette quadri del genio della Secessione viennese, Egon Schiele, sono stati restituiti a New York ai discendenti del cabarettista ebreo austriaco Fritz Grünbaum, morto ottant’anni fa in un campo di concentramento. Era lui l’uomo con la pistola puntata alla testa. E la battaglia per la restituzione dei suoi capolavori ai legittimi proprietari è durata ottant’anni.

(afp)

Chi era il cabarettista Fritz Grünbaum

I nazisti avevano arrestato Grünbaum nel 1938 e lo avevano rinchiuso nel campo di concentramento di Dachau, vicino a Monaco di Baviera. Mentre era nel lager, il cabarettista era stato costretto a firmare la cessione della sua collezione d’arte alla moglie Elisabeth. E la donna aveva dovuto consegnarla successivamente - inclusi 81 quadri di Schiele - ai nazisti. Il tesoro dei Grünbaum era stato accuratamente catalogato dalle camicie brune e trasferito in un magazzino. Il tutto era stato infine venduto - comprese le opere considerate “degenerate” del maestro dello Jugendstil - ad acquirenti stranieri. Il ricavato, secondo la ricostruzione dei magistrati americani, era andato a finanziare il partito nazionalsocialista. Nel 1941 Fritz Grünbaum era stato assassinato a Dachau, sua moglie Elisabeth era morta l’anno dopo, sempre dopo essere stata deportata in un campo.

Con la cerimonia di mercoledì a New York si chiude una delle più lunghe e travagliate battaglie per la restituzione dall’arte strappata dai nazisti agli ebrei. Timothy Reif, uno degli eredi, ha commentato che si tratta di un evento “di grande importanza per il mondo intero, perché crea un precedente per qualsiasi altro caso futuro”.

Per decenni, gli eredi avevano tentato invano di ottenere la restituzione dei quadri di Schiele rubati, che erano sempre passati di mano. Il tesoro di Grünbaum era stato venduto da un collezionista a un altro, da un museo a un altro. E i suoi discendenti erano rimasti impotenti, assetati di giustizia.

La lunga Odissea dei quadri

Negli anni ’50 i primi capolavori firmati dal grande pittore viennese, insieme ad altre opere della collezione Grünbaum, erano riemersi in possesso di un mercante d’arte svizzero, Eberhard Kornfeld. Che li aveva venduti al gallerista newyorchese Otto Kallir e ad altri mercanti d’arte. Dai magazzini di Kornfeld, l’incommensurabile patrimonio del cabarettista ammazzato a Dachau si era di nuovo disperso in mille rivoli.

Un primo tentativo concreto della giustizia americana di intercettare due quadri di Schiele trafugati al cabarettista viennese, nel 1998, aveva fatto persino scoppiare una crisi diplomatica tra Austria e Stati Uniti. Erano stati dati in prestito da un museo austriaco al Moma di New York. Il procuratore generale di Manhattan aveva tentato di sequestrarlo, ma la collezione Leopold di Vienna e il governo austriaco avevano protestato con veemenza e ottenuto la restituzione delle tele al museo.

La svolta

Ma dove aveva fallito un quarto di secolo fa il procuratore di Manhattan Robert M. Morgenthau, è riuscito il suo erede, Alvin L. Bragg. Perché di mezzo c’era stata una svolta importante. Nel 2018 il procuratore distrettuale è stato coinvolto nel caso Grünbaum dopo che un tribunale civile aveva decretato che il cabarettista non aveva mai ceduto né venduto alcuna opera prima della sua morte. A presiedere la corte, il giudice Ramos, che aveva pronunciato le famose parole sull’”uomo con la pistola puntata alla testa” che non avrebbe mai e poi mai potuto firmare qualcosa di valido per qualsiasi corte di giustizia degna di questo nome.

È stata la sentenza che ha riconosciuto gli eredi come legittimi proprietari del patrimonio di Grünbaum. Successivamente, la procura ha potuto trattare la vicenda come un caso criminale: musei e collezionisti sono stati informati che sette opere di Schiele passate dai mercanti d'arte di Manhattan andavano considerate rubate. E che loro erano, potenzialmente, dei ladri. Da mercoledì scorso, dalla cerimonia di restituzione, un tassello di storia è tornato al suo posto. E giustizia è fatta.

Leggi i commenti