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Brexit, un futuro governo Labour farà davvero tornare il Regno Unito nell’Ue?

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Sospetti, polemiche, complottismi: negli ultimi giorni i commenti di Keir Starmer hanno scatenato ogni tipo di speculazione. Gli europeisti sognano, brexiter e conservatori sono infuriati. Ecco come stanno davvero le cose
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LONDRA – Il Labour di Keir Starmer vuole davvero annullare la Brexit, incanalare il Paese verso un secondo referendum e far tornare il Regno Unito in Ue? In queste ore è esploso il dibattito oltremanica, e con esso si diffondono speculazioni, voci, paure degli euroscettici e speranze di coloro che ancora credono che Londra possa rientrare in Europa dopo lo scisma del 23 giugno 2016.

La linea del 2019

Ma è davvero così? Di certo, il Labour in questi ultimi giorni non ha eccelso in comunicazione. La linea del partito resta quella decisa dopo la disfatta alle elezioni del 2019, quando alla guida c’era ancora Jeremy Corbyn. Allora il Labour, per cercare di fermare la corsa verso Downing Street dell’allora inarrestabile Boris Johnson, promise de facto un secondo referendum sulla…

LONDRA – Il Labour di Keir Starmer vuole davvero annullare la Brexit, incanalare il Paese verso un secondo referendum e far tornare il Regno Unito in Ue? In queste ore è esploso il dibattito oltremanica, e con esso si diffondono speculazioni, voci, paure degli euroscettici e speranze di coloro che ancora credono che Londra possa rientrare in Europa dopo lo scisma del 23 giugno 2016.

La linea del 2019

Ma è davvero così? Di certo, il Labour in questi ultimi giorni non ha eccelso in comunicazione. La linea del partito resta quella decisa dopo la disfatta alle elezioni del 2019, quando alla guida c’era ancora Jeremy Corbyn. Allora il Labour, per cercare di fermare la corsa verso Downing Street dell’allora inarrestabile Boris Johnson, promise de facto un secondo referendum sulla Brexit, lacerando il partito. Dopo quella sconfitta epocale, il neo leader Starmer decise di non toccare più l’argomento, scolpendo inequivocabilmente la posizione del partito: nessun rientro in Ue, e tantomeno nel mercato unico europeo o nell’unione doganale.

La posizione di Starmer sull’Ue

Da qualche giorno, però, Starmer e i suoi ministri “ombra” hanno deciso di riparlare della Brexit, sulla quale sinora sono stati estremamente cauti, fino a trincerarsi dietro i “no comment”. Il tempismo è sospetto ma non troppo: tra due settimane avrà luogo l'annuale congresso del partito (ancora una volta nella “operaia” Liverpool) e in ogni caso nel 2024 ci sono le elezioni. Dunque, è giunto il momento di esporsi sui temi capitali e comunicare agli elettori chiaramente che cosa ha intenzione di fare il Labour una volta a Downing Street. Scenario che, per la prima volta dopo Tony Blair (e Gordon Brown), sembra altamente probabile per i sondaggi.

Il “nuovo corso” del Labour sulla Brexit è stato innescato giorni fa da colui che, in caso di vittoria, sarà il ministro degli Esteri britannico. Ossia David Lammy, che domenica scorsa ha detto all’Observer: “Con noi al potere, il Labour si riavvicinerà all’Unione Europea”. In sé non una grande novità: da mesi i laburisti perorano “rapporti migliori” con l’Ue, e Lammy, nei suoi discorsi programmatici dei mesi scorsi, ha sempre e chiaramente posto il ritorno di buone relazioni con l’Europa come la priorità assoluta della sua politica estera, anche rispetto ad altri temi cruciali come l’Indo-Pacifico.

Il rapporto di Sunak con l’Europa

Ma allora questa retorica era legittimata dalla retorica degli ex premier Boris Johnson e Liz Truss, entrambi molto (e inutilmente) aggressivi nei confronti della Ue. Oggi al Numero 10 di Downing Street c’è invece Rishi Sunak, un brexiter della prima ora ma anche un primo ministro decisamente pragmatico. Che non a caso, in meno di un anno di governo, ha normalizzato le relazioni con l’Europa e ha raggiunto due importantissimi accordi con Bruxelles sui quali i predecessori si erano miseramente scornati, senza ottenere risultati: la nuova intesa con la Ue sull’Irlanda del Nord e il rientro del Regno Unito nel programma scientifico europeo Horizon.
 

Le aperture di Starmer

Lunedì, invece, Starmer, in una intervista al Financial Times, è andato oltre e ha promesso di “rinegoziare l’accordo di libero scambio tra Regno Unito e Unione Europea”, firmato da Boris Johnson oltre due anni fa e che ha rimpiazzato, solo parzialmente, l’appartenenza al mercato unico europeo. “È troppo thin”, ha detto Starmer, ossia “sottile”, “limitato”, promettendo dunque di trovare una maggiore convergenza. Ma ieri è stato pubblicato da Sky un altro video del leader Labour in Canada, durante un suo recente mini-tour internazionale, in cui Starmer va oltre e promette di “non voler divergere dalle norme Ue in futuro”. In modo da tornare ad allineare standard e norme dei due blocchi, e così facilitare notevolmente i rapporti commerciali e di scambio post Brexit tra Regno Unito e Unione Europea.

Peccato che un pilastro fondante della Brexit sia da sempre proprio quello di divergere dalle “limitazioni” e dalle “costrizioni” delle regole comunitarie e, nell’ideologia brexiter, tornare a essere “Global Britain”, ossia commerciare con quanti più Paesi e blocchi nel mondo. Non a caso, il Regno Unito post addio alla Ue ha stretto nuovi accordi commerciali con Australia, Giappone e Nuova Zelanda (nonostante abbiano un impatto economico minore dello 0,1% del Pil) e qualche mese fa Sunak ha annunciato l’ingresso del Regno Unito nel Cptpp, come primo Paese esterno del maxi blocco commerciale asiatico creato nel 2018.

“Il piano segreto del Labour!”

Alla fine, apriti cielo. Mentre gli europeisti sperano davvero che Starmer sia il loro nuovo alfiere, i conservatori, con il ministro degli Esteri James Cleverly in prima fila, hanno trovato la sponda per attaccare il loro principale avversario e accusarlo di complottare per riportare il Regno Unito nell’Ue: “Ecco il piano segreto del Labour!”. Starmer stamattina si è affrettato a smentire sonoramente, sottolineando che il partito non ha alcuna intenzione di riaprire l’annosa e divisiva questione Brexit, qualora tornasse al potere.

Ma oramai il vespaio di polemiche ronzava già fortissimo, anche perché il Labour nei giorni scorsi si era reso protagonista di un’altra polemica che ha ringalluzzito brexiters e torìes. Ossia quella di un possibile accordo tra Regno Unito e Unione Europea sui migranti, altro tema bollente di questa campagna elettorale, oramai già iniziata nonostante manchi ancora un anno alle urne. Il partito, secondo fonti al tabloid, avrebbe aperto a un sistema di ripartizione di richiedenti asilo arrivati in Europa. Scenario che Starmer ha strenuamente negato, bollandole come “stupidaggini”.

Obiettivo secondo mandato

Dunque il Labour vuole davvero far tornare il Regno Unito in Europa? Di certo, vuole riavvicinarsi all’Ue, priorità assoluta. Poi si vedrà, magari durante un eventuale secondo mandato, come molti deputati laburisti pro-Ue sperano. Ma, qualora fosse davvero così, si tratterebbe di un processo lungo, che potrebbe impiegare il tempo di una generazione.

Perché è quasi impossibile che Starmer voglia riaprire una ferita profondissima come Brexit ancor prima di andare al potere: basti vedere quanto il referendum del 23 giugno 2016 abbia letteralmente spaccato il Paese, le famiglie e il tessuto sociale, le cui crepe sono evidenti ancora oggi. Una seconda consultazione popolare farebbe riprecipitare il Regno Unito nelle divisioni e nella totale incertezza viste fino a qualche mese fa. Senza contare che Londra, qualora un giorno decidesse davvero di rientrare in Ue, sarebbe costretta a farlo senza quegli opt-out (concessioni ad hoc) che la Ue le aveva offerto negli anni e ogni volta che i britannici facevano le bizze a Bruxelles. Sarebbe un grosso rospo da ingoiare oltremanica, per qualsiasi partito politico, anche il più europeista.

Dunque, l’obiettivo principale dei laburisti adesso è riavvicinarsi all’Europa e riallacciare quanti più rapporti con i Paesi membri. Non a caso, martedì scorso Starmer è stato invitato all’Eliseo dal presidente francese Macron. Un altro episodio politicamente controverso, perché avvenuto a un giorno dall’arrivo di re Carlo a Parigi, scatenando la furia di conservatori, brexiter e complottisti del ritorno in Ue.

Ma Starmer potrebbe cacciarsi in un vicolo cieco. Perché, a quanto riferiscono alte fonti Ue, non c’è molto margine di manovra tra l’accordo di libero di scambio in auge e l’appartenenza al mercato unico europeo, che farebbe ritornare Londra dritta tra le “catene della Ue” (per dirla con i brexiter) e senza più nemmeno il potere decisionale in Europa: “Ovvio che fa piacere avere dall’altra parte del tavolo un leader costruttivo come Starmer, ma noi abbiamo già fatto tante concessioni post Brexit...”. Dunque, secondo l’Europa che già pensa di aver perso troppo tempo sulla questione, o Londra torna nel mercato unico, oppure si rimane così, nonostante nel 2025 sia prevista in teoria la possibilità di aggiornare l’attuale accordo tra le due sponde della Manica.

Insomma, c’è il rischio che Starmer possa scatenare un uragano politico in patria per poi racimolare misere concessioni dall’Europa, senza alleviare o compensare le distorsioni che, secondo molti laburisti, la Brexit ha provocato all’economia del Regno Unito. Insomma, la patata bollente sembra passata al Labour, e Starmer si sta già scottando, ancor prima di arrivare al potere.

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