Ucraina, Kupchan: “Né Mosca né Kiev vinceranno la guerra in modo netto. Dietro le quinte ora si negozia”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — «In Ucraina siamo ad un punto di svolta. Prima o poi Biden darà a Zelensky i missili a lunga gittata, ma la controffensiva non raggiungerà gli obiettivi. Perciò dietro le quinte sono iniziate le manovre per una soluzione diplomatica, che alla fine diventerà necessaria anche per Putin». Lo prevede Charles Kupchan, ex direttore per l’Europa alla Casa Bianca, che ad aprile aveva incontrato in segreto il ministro degli Esteri Lavrov per mediare.
Come giudica lo stop della Polonia alla fornitura di armi?
«È una sospensione temporanea, per ragioni elettorali, ma penso che questa settimana abbia dimostrato la fragilità del consenso pro Ucraina. Negli Usa i repubblicani sono paralizzati al loro interno sull’approvazione degli aiuti e lo Speaker della Camera McCarthy ha rifiutato a Zelensky di tenere un discorso. Il consenso transatlantico su come andare avanti non è scontato».
NEW YORK — «In Ucraina siamo ad un punto di svolta. Prima o poi Biden darà a Zelensky i missili a lunga gittata, ma la controffensiva non raggiungerà gli obiettivi. Perciò dietro le quinte sono iniziate le manovre per una soluzione diplomatica, che alla fine diventerà necessaria anche per Putin». Lo prevede Charles Kupchan, ex direttore per l’Europa alla Casa Bianca, che ad aprile aveva incontrato in segreto il ministro degli Esteri Lavrov per mediare.
Come giudica lo stop della Polonia alla fornitura di armi?
«È una sospensione temporanea, per ragioni elettorali, ma penso che questa settimana abbia dimostrato la fragilità del consenso pro Ucraina. Negli Usa i repubblicani sono paralizzati al loro interno sull’approvazione degli aiuti e lo Speaker della Camera McCarthy ha rifiutato a Zelensky di tenere un discorso. Il consenso transatlantico su come andare avanti non è scontato».
Biden chiede 24 miliardi di finanziamenti: li otterrà?
«È incerto, rischiamo lo shutdown dello Stato. McCarthy ha avanzato varie opzioni, tutte rifiutate dall’ala estrema del suo partito. Ci sarà un pacchetto, ma non sappiamo come ridotto».
Dipende dalle difficoltà di McCarthy o dai dubbi su Zelensky?
«Entrambe le cose. Ci sono profonde divisioni tra i repubblicani e McCarthy ha paura di essere rimosso, ma anche sviluppi sul terreno, inclusa la controffensiva non andata bene come atteso, che hanno generato un dibattito su dove va la guerra».
Secondo lei dove va?
«La controffensiva non è avanzata quanto sperato. Ora restano tra 6 e 8 settimane, prima che il fango blocchi le operazioni, e l’obiettivo originale di rompere il ponte di terra e raggiungere il mare d’Azov è improbabile. Ciò crea un dibattito negli Usa e in Europa sulla strategia: dove andiamo? Come finisce?».
Biden darà a Zelensky i missili a lunga gittata ATACMS?
«Penso di sì, perché così è andata in passato con altre armi. Cambieranno la situazione? No. Aiuteranno a mettere in pericolo obiettivi russi oltre il fronte, inclusa la Crimea? Sì».
Quindi cosa bisognerebbe fare?
«È ora di discutere il “piano B”, parlando con gli ucraini di cosa succede se la controffensiva non fa grandi progressi. Il governo e la gente vogliono continuare a combattere fino alla vittoria, ma è importante discutere una strategia non solo desiderabile, ma possibile, e non vedo una vittoria decisiva. Allora servono la tregua e poi la soluzione diplomatica».
Quale soluzione?
«Due componenti. Primo, un armistizio concordato da ucraini e russi, dietro la linea di contatto. Secondo, l’opportunità per iniziare la conversazione diplomatica. Non rinuncio a ristabilire la piena sovranità ucraina, ma guardando le forze e le difficoltà, è più probabile ottenerla al tavolo diplomatico che sul campo di battaglia, anche se bisognerà aspettare il dopo Putin».
La Crimea è persa?
«Per ora resta in mano russa, ma giocherei il gioco lungo, come con Estonia, Lettonia e Lituania, ora indipendenti. La Nato deve discutere con Kiev cos’è nel suo interesse nazionale: meglio tregua, investimenti stranieri e ricostruzione, o combattere per il restante 14% del Paese soffrendo danni e perdite di vite?».
L’Ucraina entrerà nella Nato?
«È una discussione per il futuro. Non entrerà presto, perché ciò crea un alto rischio di guerra con la Russia a causa dell’Articolo V: o la difendiamo, e scoppia il conflitto; o non lo facciamo, e la Nato perde credibilità. Armistizio e diplomazia poi diventano più difficili, se Kiev è avviata a diventare membro».
Il discorso fatto da Lavrov all’Onu apre qualche spiraglio?
«No, ma dietro c’è fluidità. Zelensky ha problemi, però a Putin conviene tenere 300mila truppe in Ucraina per sempre, con spese e perdite umane? È concepibile un’apertura diplomatica prima di quanto si pensi, e dietro la scena le conversazioni sono iniziate».