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Ucraina, Podolyak: “In Polonia ora pensano alle elezioni ma l’alleanza reggerà”

capo dell'Ufficio del Presidente Mikhail Podoliak  (ansa)
Il consigliere presidenziale di Kiev dopo la minaccia di stop agli armamenti commenta la battaglia del grano: “Sono certo che dopo il voto il dialogo con Varsavia tornerà sereno e risolveremo i problemi legati alle forniture di armi e le questioni commerciali”
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ODESSA — «Non mi pare un grande scandalo».

Beh, il vostro più stretto alleato in Europa, la Polonia, ha appena annunciato che non vi fornirà più armi…

«Diciamo allora che è una questione che va compresa nel suo insieme».

È cominciata così una lunga chiacchierata con Mykhailo Podolyak, consigliere dell’Ufficio presidenziale e uomo molto ascoltato da Zelensky. Argomento: la battaglia del grano sul confine Ovest. Polonia, Slovacchia e Ungheria hanno messo l’embargo alle esportazioni ucraine per proteggere il mercato interno, Kiev li ha denunciati all’Organizzazione mondiale del commercio minacciando a sua volta il blocco dell’import di prodotti agricoli. Come conseguenza, il premier polacco Morawiecki ha chiuso a nuove forniture belliche.

Le parole di Morawiecki hanno sorpreso persino il ministro degli Esteri di Varsavia.

«La Polonia è consapevole che il vero pericolo è la Russia. Siamo e resteremo alleati contro di essa. Il territorio polacco è hub logistico per la fornitur…

ODESSA — «Non mi pare un grande scandalo».

Beh, il vostro più stretto alleato in Europa, la Polonia, ha appena annunciato che non vi fornirà più armi…

«Diciamo allora che è una questione che va compresa nel suo insieme».

È cominciata così una lunga chiacchierata con Mykhailo Podolyak, consigliere dell’Ufficio presidenziale e uomo molto ascoltato da Zelensky. Argomento: la battaglia del grano sul confine Ovest. Polonia, Slovacchia e Ungheria hanno messo l’embargo alle esportazioni ucraine per proteggere il mercato interno, Kiev li ha denunciati all’Organizzazione mondiale del commercio minacciando a sua volta il blocco dell’import di prodotti agricoli. Come conseguenza, il premier polacco Morawiecki ha chiuso a nuove forniture belliche.

Le parole di Morawiecki hanno sorpreso persino il ministro degli Esteri di Varsavia.

«La Polonia è consapevole che il vero pericolo è la Russia. Siamo e resteremo alleati contro di essa. Il territorio polacco è hub logistico per la fornitura di armi all’Ucraina, e così sarà anche in futuro. Va considerato che la Polonia è in periodo pre-elettorale, quindi per loro è importante proteggere gli interessi di contadini e produttori agricoli. Per noi è essenziale invece trovare rotte di esportazione alternative al Mar Nero, bloccato dalla Russia».

Ma da oggi avrete un fornitore di armi in meno. Non vi preoccupa?

«No, perché molti governi ci danno vari tipi di sistemi d’arma. Gli Usa sono il partner principale. Alcuni Paesi ci hanno fornito un volume enorme di armi e ora avvertono una certa carenza interna, è normale, però non vuol dire che non ci vogliono più sostenere».

Per voi non c’è frase peggiore di questa: “Basta armi a Kiev”. Ora che a pronunciarla è un partner così vicino, non temete che possa essere usata da altri alleati per sfilarsi?

«Di questi tempi il mio approccio alle dichiarazioni politiche è molto calmo. Sono certo che dopo le elezioni il dialogo con i nostri amici polacchi tornerà sereno e risolveremo sia le questioni commerciali, sia quelle legate alla nostra alleanza e alle forniture».

In Slovacchia le elezioni sono il 30 settembre e il candidato di opposizione, Robert Fico, è anti- Nato e contrario a mandarvi aiuti.

«Prima aspettiamo i risultati delle elezioni, poi conosceremo che tipo di politica estera la Slovacchia vorrà fare. La cosa importante da capire è che appoggiare l’Ucraina che resiste alla Russia non è un concetto astratto, ma un investimento sulla democrazia e sulla libertà. Guardate Orbán, ad esempio…».

Non esattamente un vostro fan.

«Sì, lo so. Il premier ungherese ha le sue posizioni, ma in fin dei conti non riesce a influenzare la postura dell’Ue, che ci sostiene pienamente».

Polonia, Ungheria, Slovacchia, per motivi diversi, potrebbero però ritardare l’avvio dei negoziati per l’ingresso del’Ucraina nell’Ue.

«Ci piacerebbe che ci fosse molto meno sentimento filo-russo in Europa, ovviamente, tuttavia restiamo fiduciosi. Il nostro compito semmai è spiegare perché è importante, per tutti, che la Russia perda questa guerra».

Il presidente Zelensky, a New York per l’Assemblea Onu, ha voluto mandare un messaggio anche a Trump e ai Repubblicani, in vista delle elezioni 2024. Con un repubblicano alla Casa Bianca, il sostegno americano potrebbe venire meno, ne siete consapevoli?

«Investire sull’Ucraina, ripeto, non è un concetto astratto. Loro ci danno le armi. E le armi sono prodotte da industrie americane che creano posti di lavoro. Le armi sono consegnate all’Ucraina, i soldi rimangono negli Usa. È quindi un beneficio per entrambe le parti. Investire sull’Ucraina significa inoltre puntare sulla distruzione dell’esercito russo, da cui fino a ieri il mondo era terrorizzato. E significa favorire la vittoria della democrazia sull’autoritarismo».

In molti ritengono che Biden a breve farà pressioni su Zelensky perché avvii il negoziato di pace, in modo da togliere un argomento da campagna elettorale agli avversari politici. Succederà?

«Non è questione di fare o non fare pressioni, il punto è che in Russia non c’è una élite capace di negoziare. Non possiamo accordarci su niente. La Russia non tornerà nemmeno allo stato in cui si trovava prima della guerra, quando almeno alcune regole le rispettava. Non ha proprio senso negoziare con loro. Farlo, darebbe a Putin l’impressione di aver vinto e una spinta per ricattare il mondo intero».

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