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Venezuela, celle con Jacuzzi, discoteca e suite: 11mila agenti smantellano il carcere a cinque stelle gestito dal clan

Il governo Maduro ha inviato l’esercito per mettere fine all’imbarazzante realtà della prigione di Tocóron, covo del criminale Niño Guerrero, alla guida della più potente organizzazione del Paese
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Nel Venezuela affamato da chi lo governa esiste da vent’anni un penitenziario di lusso. Non certo l’Helicoide, un mostro dell’architettura, un futurista centro commerciale poi trasformato nella sede dei Servizi segreti del Venezuela dove si tortura e si sparisce. Quello di Tocóron, due ore di macchina da Caracas, sembrava un albergo esclusivo, con piscina, jacuzzi, forni a microonde, televisori, una discoteca, un casinò, una sala scommesse, un campo da baseball, persino uno sportello bancario con tanto di Atm. E poi celle adattate a suite, un grande sala giochi con schermi al plasma, uno zoo, dei negozi, con un parco moto a disposizione per fare la spesa all’esterno.

Pressato dalla Colombia e dai Paesi limitrofi, aggrediti dai sicari della banda gu…

Nel Venezuela affamato da chi lo governa esiste da vent’anni un penitenziario di lusso. Non certo l’Helicoide, un mostro dell’architettura, un futurista centro commerciale poi trasformato nella sede dei Servizi segreti del Venezuela dove si tortura e si sparisce. Quello di Tocóron, due ore di macchina da Caracas, sembrava un albergo esclusivo, con piscina, jacuzzi, forni a microonde, televisori, una discoteca, un casinò, una sala scommesse, un campo da baseball, persino uno sportello bancario con tanto di Atm. E poi celle adattate a suite, un grande sala giochi con schermi al plasma, uno zoo, dei negozi, con un parco moto a disposizione per fare la spesa all’esterno.

Pressato dalla Colombia e dai Paesi limitrofi, aggrediti dai sicari della banda guidata dall’interno della struttura, il governo di Maduro ha deciso alla fine di risolvere questa imbarazzante situazione e ha spedito 11 mila agenti che hanno smantellato il carcere. I detenuti sono stati trasferiti altrove. Ma il vero capo del penitenziario, Héctor Rutherford Guerrero Flores, 43 anni, di Maracay, noto come il Niño Guerrero, alla guida della più potente organizzazione del Venezuela, aveva già preso il largo con un gruppo di fedelissimi.

Tocóron era una città. Ci vivevano in 4 mila. Non solo detenuti; anche amici e parenti ammaliati da tanto sfarzo che non trovavano certo fuori dalle mura. È un penitenziario famoso. Faceva parte dei sei più grandi del Paese sudamericano. Per allentare le tensioni interne e ridurre le rivolte che appannavano la sua rivoluzione bolivariana, Hugo Chávez pensò di affidarli tutti ai capi delle bande più attive finiti dietro le sbarre. Avrebbero pensato loro a gestire gli equilibri tra le diverse fazioni in perenne lotta di potere e a evitare l’invio di agenti e soldati con i bagni di sangue che seguivano.

La cosa sembrava funzionare. Finirono le sommosse, il sistema carcerario non creava più problemi. A Tocóron, stato di Aragua, emerse subito un giovane criminale che si era fatto notare dopo la fine del grande progetto che prevedeva la costruzione di una ferrovia che attraversava il Venezuela, il Tren Aragua. I lavori vennero sospesi, scattò uno sciopero degli operai che furono licenziati. Senza più stipendi da portare a casa, alcuni si guardarono attorno e iniziarono a fare soldi con le estorsioni, i ricatti, i traffici di droga, oro, diamanti, rubando auto da contrabbandare. La banda si ingrossò a tal punto da allargare il business e diventare così una holding del crimine. Con diramazioni in undici dipartimenti del Paese, filiali e alleanze in Colombia, Brasile, Ecuador e perfino Perù. Un vero Cartello transnazionale.

Arrestato, rilasciato e ripreso più volte, El Niño Guerrero alla fine è stato condannato a 17 anni per traffico di droga. Li stava scontando nella sua reggia: una casa a due piani ricavata all’interno di Tocóron che usava anche come ufficio dove riceveva i suoi affiliati e i questuanti con le loro richieste. È stato lui a far costruire il campo da baseball, la discoteca, i tre ristoranti e anche il piccolo zoo che ospitava una decina di animali. Dal carcere distribuiva incarichi e lanciava ordini all’esterno dove continuano ad agire non meno di 4 mila soldati di quella che è comunemente chiamata “Pranes”, ben descritta da un articolo di Insight Crime.

Per sostenere tante spese non bastavano i soldi del business esterno. Chi doveva godere di tanti privilegi doveva pagare la sua quota. In realtà un pizzo che si aggirava tra i 5 e i 10 dollari a settimana. Era anche l’assicurazione che ti garantiva la sopravvivenza. Dopo anni di indifferenza e collusione, si deve essere rotto qualcosa: Maduro ha spedito i suoi agenti e ha fatto quello che avrebbe dovuto fare da tempo. Héctor Rutherford Guerrero Flores è sparito ma Nicolás Maduro ha salvato la faccia. Ha bisogno di ripulirsi l’immagine ora che gli Usa sono più disponibili a revocare parte delle sanzioni e a convincerlo a svolgere elezioni pulite nel 2024. Si è complimentato con il ministro dell’Interno che ha commentato soddisfatto: “Chiuso un centro di cospirazione”.

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