Biden dichiara guerra al fentanyl: entro il 2025 squadre di agenti in Messico per sconfiggere i Cartelli
di Daniele MastrogiacomoJoe Biden è angosciato dall’invasione del fentanyl negli Usa e decide di lanciare un’offensiva contro la droga del nuovo millennio. Usato anche in veterinaria, questo oppiaceo sintetico è considerato 80 volte più potente della morfina e dell’eroina e continua a provocare una strage tra i tossici americani. Ne uccide 100 mila l’anno. Così, dopo richiami e pressioni sul presidente Andrés Manuel López Obrador, troppo spesso caduti nel vuoto o respinti al mittente, il presidente statunitense passa all’azione con un piano destinato a sollevare un vespaio di polemiche.
Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha infatti reso pubblico un documento nel quale annuncia la sua intenzione di espandere “aggressivamente” le sue operazioni in Messico entro …
Joe Biden è angosciato dall’invasione del fentanyl negli Usa e decide di lanciare un’offensiva contro la droga del nuovo millennio. Usato anche in veterinaria, questo oppiaceo sintetico è considerato 80 volte più potente della morfina e dell’eroina e continua a provocare una strage tra i tossici americani. Ne uccide 100 mila l’anno. Così, dopo richiami e pressioni sul presidente Andrés Manuel López Obrador, troppo spesso caduti nel vuoto o respinti al mittente, il presidente statunitense passa all’azione con un piano destinato a sollevare un vespaio di polemiche.
Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha infatti reso pubblico un documento nel quale annuncia la sua intenzione di espandere “aggressivamente” le sue operazioni in Messico entro il 2025. Sotto il titolo “Strategia per combattere gli oppioidi illeciti”, il testo spiega che saranno spediti nel Paese confinante squadre di agenti incaricati di “approfondire le loro indagini di alto profilo” contro i Cartelli. Questo significa azioni sotto copertura, blitz improvvisi, infiltrazioni nella fitta rete delle bande che agiscono per conto delle grandi organizzazioni criminali. Una nuova sfida ai narcos.
Non si sa quanto e cosa possa produrre, visto l’enorme business che il traffico di droga verso gli Usa e l’Europa produce. Nessuno è disposto a rinunciare a una cascata miliardaria di dollari. Ma c’è di più: si tratta di agire in un paese straniero, geloso giustamente della propria sovranità, che in passato ha provocato attriti e forti contrasti tra Città del Messico e Washington. La Dea ha sempre avuto un suo ufficio nella capitale messicana. I suoi agenti si sono mossi spesso con disinvoltura e questo creava malumori tra le diverse polizie che avevano competenza sulla materia.
Due anni fa la tensione accumulata raggiunse il suo culmine con l’arresto, negli Usa, dell’ex ministro della Difesa Salvador Cienfuegos, per due governi ai vertici della sicurezza messicana, generale potentissimo con solidi appoggi nelle amministrazioni del paese. Venne accusato dalla Dea di concorso nel traffico di droga per i rapporti che avrebbe intrattenuto con la Nueva Jalisco Generación, il Cartello dominante in Messico. Grande scandalo, durissime proteste dello stesso Obrador che scoprì la cosa solo quando glielo comunicò l’allora ministro degli Esteri Marcelo Ebrard. Il leader di Morena, toccato nel suo orgoglio nazionalista, reagì chiudendo la stazione della Dea ed espellendo i suoi agenti considerati persone “non gradite”. Una decisione dirompente. Non era mai accaduto. La crisi durò mesi e si ricompose solo quando la Procura generale statunitense, su pressioni della Casa Bianca, decise di rimandare a casa l’alto ufficiale con tanto di scuse chiedendo al Messico di processarlo ed eventualmente condannarlo. Cienfuegos è sparito dai radar ma non è mai finito alla sbarra.
Tutto come prima. Anzi, peggio. Il fentanyl ha continuato a invadere le strade di Los Angeles e San Francisco. Lungo la costa ovest degli Stati Uniti è cresciuta nei numeri la strage di tossicodipendenti. Il ritiro dal commercio di molti antidolorifici, autorizzati e poi messi al bando, aveva indotto chi ne faceva uso come fossero caramelle a ricorrere a delle alternative. La maggior parte, ormai assuefatta e dipendente dalle pasticche “miracolose”, passò all’eroina. Ma nessuno si accorse dell’arrivo del fantanyl. Assunto nelle stesse dosi dell’eroina provocava uno sballo che era una vera tempesta. È salito così il numero di assuntori che crepavano di overdose e questo ha messo in allarme gli operatori sanitari e le squadre di pronto intervento. Perfino il naloxone, usato per salvare chi era in overdose, non riusciva a fermare la mattanza. Biden ne ha parlato con Obrador il quale ha puntato l’indice sulla Cina che forniva i precursori chimici essenziali a fabbricare il fentanyl. Chiamata in causa, Pechino ha respinto le accuse al mittente sostenendo che il problema era messicano. La Cina spediva ciò che il paese nordamericano chiedeva e visto che si trattava di prodotti del tutto legali, spettava ai padroni di casa impedire che servissero a produrre morte. Un rimpallo di responsabilità che ha prodotto solo un cortocircuito nelle relazioni tra i tre paesi senza ottenere risultati evidenti.
La domanda è salita e l’offerta dei Cartelli si è adeguata. Leggi del mercato. La crisi è continuata tra alti e bassi, con nuove punte di polemica furibonda quando Obrador scoprì nell’aprile scorso che la Dea stava spiando in modo illegale, in Messico, le mosse del Cartello di Sinaloa. Solo negli ultimi mesi iI clima si è rasserenato: il presidente messicano ha consegnato agli Usa, che lo richiedevano da tempo, Osvaldo Guzmán, il figlio maggiore del Chapo e alla guida con gli altri tre fratelli del Cartello del padre. Con Biden ha affrontato di nuovo il problema all’ultima Assemblea generale dell’Onu e i contrasti si sono appianati.
Adesso rischiano di incrinarsi ancora una volta. Il Procuratore generale Merrick Garland ha dichiarato davanti alla Camera dei rappresentanti che vuole l’arresto e l’estradizione degli altri tre fratelli di Osvaldo. Uno degli obiettivi della nuova campagna statunitense è espandere l’Unità investigativa criminale transnazionale presente di nuovo in Messico. Avrà il compito di frenare il commercio dei precursori chimici, individuare e chiudere i laboratori clandestini, arrestare più trafficanti possibile. Si attende la reazione di Obrador. A fine giugno prossimo si vota per il nuovo presidente. Difficile pensare che un intervento così deciso, in casa, degli americani, non diventi un tema della campagna.