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Il ritorno di Ken Follett: “La mia paura più grande è il neofascismo europeo”

L’allarme del grande scrittore britannico, alla presentazione del suo nuovo libro, per l’avanzata dell’estrema destra, anche in Italia
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LONDRA — Ken Follett arriva al club londinese “Royal Over-Seas League” in macchina, una Rolls Royce scura. Nessun dubbio, è lui. Da spavaldo 74enne di Stevenage, la targa è personalizzata con il suo cognome bestseller da 191 milioni di copie vendute nel mondo. «Bella, eh?», gongola quando lo avviciniamo, «e scusate se abbiamo rinviato quest’incontro di un giorno. Ma la regina Camilla mi ha invitato a Parigi per presentare, insieme alla première dame Brigitte Macron, un nuovo premio letterario anglo-francese e… come potevo dire di no…».

Perdonato. Qui a St James’s invece, a pochi metri dal Ritz, lo scrittore inglese presenta il suo nuovo romanzo, “Le armi della luce”. È il quinto della famosissima saga di Kingsbridge dopo “La sera e la mattina” (prequel de “I pilastri della Terra”), uscirà in Italia per Mondadori e nel mondo il 26 settembre ed è ambientato nel XVIII secolo tra la Rivoluzione Industriale, la guerra in Fr…

LONDRA — Ken Follett arriva al club londinese “Royal Over-Seas League” in macchina, una Rolls Royce scura. Nessun dubbio, è lui. Da spavaldo 74enne di Stevenage, la targa è personalizzata con il suo cognome bestseller da 191 milioni di copie vendute nel mondo. «Bella, eh?», gongola quando lo avviciniamo, «e scusate se abbiamo rinviato quest’incontro di un giorno. Ma la regina Camilla mi ha invitato a Parigi per presentare, insieme alla première dame Brigitte Macron, un nuovo premio letterario anglo-francese e… come potevo dire di no…».

Perdonato. Qui a St James’s invece, a pochi metri dal Ritz, lo scrittore inglese presenta il suo nuovo romanzo, “Le armi della luce”. È il quinto della famosissima saga di Kingsbridge dopo “La sera e la mattina” (prequel de “I pilastri della Terra”), uscirà in Italia per Mondadori e nel mondo il 26 settembre ed è ambientato nel XVIII secolo tra la Rivoluzione Industriale, la guerra in Francia contro Napoleone, la battaglia contro l’oppressione dei popoli ma anche una meccanizzazione crescente della vita e della società.

Come in molte opere di Follett, il passato si specchia nel presente. Il sofisticato rapporto con la Francia, appunto. «Oh, che bella serata è stata con re Carlo e Macron nella Sala degli Specchi di Versailles», rammenta dietro i suoi occhiali spessi e neri durante l’evento organizzato dalla Fpa, l’associazione stampa straniera a Londra. «È stato meraviglioso vedere il presidente francese accogliere il re e la regina britannici, in nome di questa nuova “Entente Cordiale”.

Ci ha fatto sentire di nuovo europei dopo la Brexit, ci siamo di nuovo sentiti parte di un Paese - il mio Paese - che finalmente non tratta più i suoi vicini di casa come nemici. Odio la Brexit e la stupidaggine di isolarsi sempre più all’Europa: ci ha reso peggiori a livello economico ma anche spirituale. Che cosa sarebbe stata la letteratura inglese senza Balzac, Hugo e Proust? E cosa saremmo noi inglesi senza i francesi e gli europei?».

Dopo la cena con Macron e i reali, Follett rivela che «il presidente è convinto che Keir Starmer vincerà le elezioni nel 2024 e per questo lo ha invitato il giorno prima a Parigi». È sollevato ed entusiasta del fatto «che il mio Labour possa finalmente tornare al potere». Lo scrittore si è iscritto nuovamente al partito: vi ha militato per decenni, ma poi l’aveva abbandonato a causa del controverso Jeremy Corbyn: «Non avrei mai potuto fare campagna per lui».

Follett è un eccelso maestro di Storia, «e stiamo anche vivendo un’altra rivoluzione tecnica» nota, riferendosi all’avvento dell’intelligenza artificiale. «Ma non sono molto preoccupato. Guardate qui». Prende due fogli dalla tasca. «Stamattina ho chiesto alla IA di scrivere il primo capitolo del mio prossimo libro. Devo fare davvero schifo se l’intelligenza artificiale pensa che Ken Follett possa pubblicare un romanzo così marcio, zeppo di cliché ridicoli. Insomma, adesso temo molto meno per il mio posto di lavoro». Risate. «Anche perché la grande letteratura è quella che sfida i limiti, che va oltre gli algoritmi comuni. Tutte cose che l’intelligenza artificiale non sa fare».

Quando gli si chiede allora il vero pericolo di oggi, Follett non cita lo spettro della Terza guerra mondiale («la Storia purtroppo è piena di conflitti»), bensì il fantasma dell’estrema destra che si aggira in Europa, in America e in Occidente. «In genere non mi piace abusare del termine fascismo. Ma bisogna chiamarli con il loro nome: questi sono neo-fascisti. E questa è la battaglia più grande da affrontare oggi», spiega. «Ciò mi preoccupa moltissimo. Non c’è niente di nuovo nella destra estrema. A parte una cosa: ora le persone votano volontariamente per i leader autoritari, per qualcuno che vuole togliergli esplicitamente la libertà. Ciò mi spaventa molto, è pericolosissimo, ma sinceramente non saprei cosa fare. Vedi in Turchia, o in Ungheria, dove il governo controlla tutti i media e dunque i cittadini. O in Francia, dove il partito di estrema destra vola nei sondaggi». Si riferisce anche all’Italia, gli chiediamo a fine intervento? «Certo che sì, e sono pure al governo».

Eppure, nonostante l’estrema destra e la guerra in Ucraina, Follett è un inguaribile ottimista. «Proprio così. Lo sono perché, forse per quello che scrivo, vedo le cose sempre attraverso una prospettiva millenaria o comunque lungo uno spazio temporale molto vasto. Nella Storia, la lotta per la libertà ha sempre avuto alti e bassi: nel Medioevo le persone non avevano diritto ad alcuna opinione, fino al XVI secolo in Occidente non c’era libertà di religione. O prendete il movimento femminista, con le suffragette che venivano offese e dileggiate persino dai giornali. Ma, se si ripercorre la Storia nel lungo o lunghissimo corso, la lotta per la libertà fa spesso due passi in avanti e uno indietro. Ed è quello che sta accadendo oggi. Per questo, nonostante l’era deprimente che stiamo vivendo, rimango sempre un irriducibile ottimista».

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