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Biden precipita nei sondaggi: secondo la Abc rischia la sconfitta nella sfida contro Trump

(afp)
Solo il 37 per cento degli americani promuove il lavoro fatto dal presidente mentre il 56 per cento lo boccia. E in un eventuale testa a testa il tycoon è in vantaggio 52-42
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New York – A poco più di un anno dalle elezioni presidenziali americane, un sondaggio scuote le residue certezze dei Democratici. Secondo una rilevazione fatta da Abc e Washington Post tra il 15 e il 20 settembre, in un eventuale testa a testa Donald Trump sarebbe in vantaggio di 10 punti su Joe Biden: 52 contro il 42 per cento.

Tra gli elettori indipendenti la differenza sale di tredici punti. Tra gli under 35 di venti. Tutti numeri che ribaltano la situazione di tre anni fa, quando Biden conquistò nettamente il voto in queste due fette della popolazione. Non solo: nel raffronto con il mandato di Trump, Biden è undici punti dietro. Numeri che il tycoon ha subito rilanciato sulla sua piattaforma social, Truth, e che hanno gelato la Casa Bianca alle prese con una emergenza reale: quella sui conti federali a rischio shutdown. I Repubblicani sono pronti a bloccare il rifinanziamento del debito, congelando i pagamenti pubblici, e dopo aver minacciato un taglio ai fondi destinati all’Ucrai…

New York – A poco più di un anno dalle elezioni presidenziali americane, un sondaggio scuote le residue certezze dei Democratici. Secondo una rilevazione fatta da Abc e Washington Post tra il 15 e il 20 settembre, in un eventuale testa a testa Donald Trump sarebbe in vantaggio di 10 punti su Joe Biden: 52 contro il 42 per cento.

Tra gli elettori indipendenti la differenza sale di tredici punti. Tra gli under 35 di venti. Tutti numeri che ribaltano la situazione di tre anni fa, quando Biden conquistò nettamente il voto in queste due fette della popolazione. Non solo: nel raffronto con il mandato di Trump, Biden è undici punti dietro. Numeri che il tycoon ha subito rilanciato sulla sua piattaforma social, Truth, e che hanno gelato la Casa Bianca alle prese con una emergenza reale: quella sui conti federali a rischio shutdown. I Repubblicani sono pronti a bloccare il rifinanziamento del debito, congelando i pagamenti pubblici, e dopo aver minacciato un taglio ai fondi destinati all’Ucraina. Un accordo va trovato entro il 30 settembre, ma con il passare dei giorni cresce il pessimismo. Molti uffici hanno anticipato il pagamento del personale.

Secondo questi risultati, che danno corpo al diffuso malessere dell’elettorato democratico, solo il 37 per cento degli americani promuove il lavoro di Biden, mentre il 56 per cento lo boccia. E’ il peggior dato per un presidente dal 1986, ed è il distacco più ampio tra gli ultimi sondaggi: Trump guida di due punti (48-46) nel rilevamento Fox News, di uno (47-46) in quello Cnn, mentre è in parità (46-46) per il Wall Street Journal e sotto di uno (46-47) nel sondaggio Quinnipiac.

Sull’economia la percentuale è ancora più bassa: solo il 30 per cento promuove la bideneconomics. E sulla gestione dell’emergenza immigrati il dato scende al 23. Questa settimana, intanto, Biden e Trump si sfideranno a distanza, andando a Detroit, la capitale dell’auto, cuore della lotta dei metalmeccanici contro i Big Three, Ford, General Motors e Chrysler (che fa capo al gruppo Stellantis, partecipata da Exor, che tramite Gedi è l’editore di Repubblica). Nel prossimo weekend urgono nuovi sondaggi.

Sulla sfiducia generale pesa l’età di Biden, che ha 80 anni ed è già il più vecchio presidente della storia americana: per il 74 per cento degli intervistati il Democratico è troppo anziano per un secondo mandato, più 6 per cento da maggio. Anche Trump è considerato vecchio, ma non troppo. Nonostante non sia mai stato visto montare su una bicicletta come invece fa il suo rivale, e la recente gaffe con cui ha accusato Biden di aver portato gli Stati Uniti “a un passo dalla Seconda guerra mondiale”, Trump è visto come anziano solo dalla metà degli intervistati.

Alla domanda se approvassero in retrospettiva quanto ha fatto da presidente The Donald, il 48 per cento ha risposto sì, cioè undici punti in più rispetto al giudizio espresso su Biden, il quale verrebbe confermato solo da un elettore su tre. Chi dovrebbe prenderne il posto? Scelta complicata: l’8 per cento indica la vicepresidente Kamala Harris, l’8 per cento il radicale Bernie Sanders e il 7 il novax Robert Kennedy Jr, mentre l’opzione “qualcun altro” conquista la maggioranza relativa, con il 20 per cento.

Anche in questo caso, per Trump le cose vanno molto meglio: a livello di primarie di partito, nonostante le quattro incriminazioni e i 91 capi d’accusa che gli sono stati contestati, il tycoon è il preferito dal 54 per cento degli elettori repubblicani. Il secondo in classifica, il governatore della Florida Ron DeSantis, è staccato di 39 punti, al 15 per cento. A maggio era al 25. Lui e Biden sembrano seguire la stessa parabola discendendente.

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