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Londra, 100 poliziotti si ammutinano dopo l’incriminazione di un collega per omicidio: l’esercito sostituirà Scotland Yard

(reuters)
Un poliziotto è stato accusato di razzismo dopo aver freddato un 24enne nero disarmato. Per solidarietà gli agenti hanno restituito il porto d’armi costringendo i militari a intervenire
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LONDRA – L’esercito britannico si è offerto di sostituire la polizia in operazioni di antiterrorismo, dopo che più di cento agenti di Scotland Yard hanno restituito il porto d’armi per solidarietà con un collega incriminato per l’omicidio di un giovane nero. La polemica senza precedenti nel Regno Unito ha provocato l’intervento della ministra degli Interni Suella Braverman, che ha espresso “pieno sostegno” ai poliziotti. Ma la vicenda suscita anche accuse di razzismo nei confronti della polizia.

Tutto nasce dalla morte di Chris Kaba, 24 anni, un cittadino britannico di origine africana, ucciso lo scorso anno da una raffica di mitra durante un’operazione di polizia nel sud di Londra. L’uomo, un muratore che stava per diventare per la prima volta padre, era alla guida della propria auto e disarmato: chiaramente ha perso la vita per un errore delle forze dell’ordine. L’episodio ha provocato manifestazioni di protesta e denunce di razzismo nei confronti della polizia, accusata di avere il…

LONDRA – L’esercito britannico si è offerto di sostituire la polizia in operazioni di antiterrorismo, dopo che più di cento agenti di Scotland Yard hanno restituito il porto d’armi per solidarietà con un collega incriminato per l’omicidio di un giovane nero. La polemica senza precedenti nel Regno Unito ha provocato l’intervento della ministra degli Interni Suella Braverman, che ha espresso “pieno sostegno” ai poliziotti. Ma la vicenda suscita anche accuse di razzismo nei confronti della polizia.

Tutto nasce dalla morte di Chris Kaba, 24 anni, un cittadino britannico di origine africana, ucciso lo scorso anno da una raffica di mitra durante un’operazione di polizia nel sud di Londra. L’uomo, un muratore che stava per diventare per la prima volta padre, era alla guida della propria auto e disarmato: chiaramente ha perso la vita per un errore delle forze dell’ordine. L’episodio ha provocato manifestazioni di protesta e denunce di razzismo nei confronti della polizia, accusata di avere il grilletto facile contro neri e minoranze etniche.

Giovedì scorso un ufficiale di Scotland Yard, la cui identità per ora non viene resa nota, è stato formalmente convocato in tribunale per la morte di Kaba. È questo che ha fatto scattare la rivolta degli agenti, oltre cento dei quali negli ultimi tre giorni hanno restituito le armi e il porto d’armi, praticamente rifiutandosi di prestare servizio armati. Di norma i “bobbies” londinesi non portano armi, avendo soltanto manette e talvolta il Taser, una pistola a scariche elettriche usata per immobilizzare un sospetto. Girano armati soltanto gli agenti incaricati di operazioni antiterrorismo o di lotta alla criminalità, ma non quelli che svolgono normale servizio di pattuglia nelle strade delle città.

Trovandosi così a corto di poliziotti in grado di portare armi, domenica Scotland Yard ha rivolto alle forze armate una speciale richiesta di inviare soldati dell’esercito armati nella capitale, nel caso in cui ce ne sia bisogno per motivi di terrorismo o per altre ragioni, in base a una norma nota come Military Aid to Civil Authorities, prevista per le situazioni di emergenza. Il ministero della Difesa ha accolto la richiesta, per cui in teoria da lunedì potrebbero esserci soldati armati nelle vie di Londra, una misura abituale per altri Paesi, ma insolita nel Regno Unito.

In un comunicato, Scotland Yard spiega la decisione dei cento e passa poliziotti di restituire il porto d’armi con la “preoccupazione” che l’incriminazione del collega abbia “un impatto” sul loro modo di mantenere l’ordine pubblico. La ministra degli Interni Suella Braverman, uno dei “falchi” del governo conservatore di Rishi Sunak, ha ordinato un’inchiesta sulle modalità per l’uso di armi da fuoco da parte della polizia, affermando tuttavia che “la popolazione dipende dai nostri coraggiosi agenti armati per essere protetta”. Ha aggiunto che i poliziotti hanno il suo “pieno appoggio” e che farà “tutto il possibile per sostenerli”, notando che gli agenti in armi “nell’interesse della sicurezza nazionale devono prendere decisioni sotto estrema pressione nel giro di un secondo”.


 

Mark Rowley, capo di Scotland Yard ed ex-capo dell’antiterrorismo, accoglie con favore l’apertura di un’inchiesta, osservando però che gli agenti “non dovrebbero venire indagati perché inseguono dei sospetti”. Rowley sottolinea che, se un poliziotto si comporta in modo improprio, va naturalmente processato, ma avverte che “gli agenti hanno bisogno di sufficiente protezione legale per svolgere il proprio mestiere”. Le sue parole e quelle della ministra Braverman sembrano dunque giustificare la clamorosa protesta dei poliziotti che hanno restituito le armi per solidarietà con il collega coinvolto nella morte del giovane nero.


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