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Documenti di Biden, cento testimoni ascoltati: ma l’Fbi esclude il dolo

(afp)
I trasferimenti sarebbero stati “frutto di errore”. I procuratori federali hanno analizzato molti file della presidenza Obama. Domande anche riguardo a un iPad e a un cellulare per uso personale
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NEW YORK - Il trasferimento di documenti riservati da parte di Joe Biden, quando era vice di Barack Obama, sarebbe più il frutto di un errore che di un atto criminale. É quanto emergerebbe dall’inchiesta condotta dall’Fbi che in nove mesi, secondo la rete televisiva americana Abc News, ha ascoltato un centinaio di testimoni, tra cui l’attuale segretario di Stato Antony Blinken. Il team di investigatori guidato dal super procuratore Robert Hur non è, però, arrivato ancora a una conclusione e l’inchiesta va avanti. A gennaio, quando venne fuori la notizia che documenti riservati erano stati trovati nella residenza privata e in uno degli uffici esteri occupati dall’allora vicepresidente Biden, lo stesso Blinken, che è stato a lungo suo assistente, aveva detto di “essere rimasto sorpreso nell’apprendere che c’erano documenti governativi portati via”.

Non sono stati forniti dettagli sulla deposizione che il segretario di Stato ha reso al procuratore Hur. In questi nove mesi tra i cento te…

NEW YORK - Il trasferimento di documenti riservati da parte di Joe Biden, quando era vice di Barack Obama, sarebbe più il frutto di un errore che di un atto criminale. É quanto emergerebbe dall’inchiesta condotta dall’Fbi che in nove mesi, secondo la rete televisiva americana Abc News, ha ascoltato un centinaio di testimoni, tra cui l’attuale segretario di Stato Antony Blinken. Il team di investigatori guidato dal super procuratore Robert Hur non è, però, arrivato ancora a una conclusione e l’inchiesta va avanti. A gennaio, quando venne fuori la notizia che documenti riservati erano stati trovati nella residenza privata e in uno degli uffici esteri occupati dall’allora vicepresidente Biden, lo stesso Blinken, che è stato a lungo suo assistente, aveva detto di “essere rimasto sorpreso nell’apprendere che c’erano documenti governativi portati via”.

Non sono stati forniti dettagli sulla deposizione che il segretario di Stato ha reso al procuratore Hur. In questi nove mesi tra i cento testimoni ascoltati dagli investigatori ci sono anche esponenti del governo, consulenti, consiglieri del passato, ma tutto è stato tenuto sotto silenzio, evitando di attirare l’attenzione dei media, cosa che non è avvenuto con il super procuratore Jack Smith che si occupa delle inchieste che hanno portato all’incriminazione di Donald Trump. Secondo Abc, i procuratori federali avrebbero analizzato un ampio numero di documenti che risalgono fin dall’inizio della prima amministrazione Obama e chiesto ai testimoni informazioni su quale fosse il criterio con cui i file venivano archiviati e protetti. Gli investigatori hanno mostrato ai testimoni una serie di email che risalgono al 2010, ma sui contenuti dei quali non sono stati forniti dettagli. Domande sono state fatte anche riguardo a un iPad e a un cellulare in dotazione a Biden per uso personale.

L’obiettivo era capire se l’allora vicepresidente avesse usato i due dispositivi per conservare documenti. Sia il procuratore sia la Casa Bianca non hanno voluto commentare, ma in passato Hur aveva garantito che avrebbe condotto una indagine “corretta, imparziale e distaccata” e portata avanti con il “solo obiettivo di accertare la verità dei fatti” e “senza rischio di favoritismi”. In tutto sono stati venticinque i documenti riservati trovati tra l’ufficio del Penn Biden Center, il cui direttore era lo stesso Blinken, e nel garage della casa dei Biden a Wilmington, nel Delaware.

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