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Biden tra gli operai dell’auto in sciopero: “Le aziende vanno bene, alzino i salari”

(reuters)
Il presidente partecipa a un picchetto delle tute blu che chiedono paghe più alte e meno ore lavorate: “Avete costruito il Paese”
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DETROIT — Il presidente operaio contro l’ex presidente populista. Il confronto ravvicinato tra Joe Biden e Donald Trump, in scena tra ieri e oggi sullo sfondo dello sciopero nelle tre principali case automobilistiche americane, è un anticipo della campagna elettorale per la Casa Bianca e può deciderla. Perché riguarda il Michigan, stato chiave nel 2024, ma soprattutto la capacità dell’uomo di Scranton di continuare l’offensiva per riportare colletti blu e classe media nella casa comune democratica, neutralizzando le ragioni più profonde della rivolta populista che nel 2016 aveva incoronato il costruttore miliardario di New York.

Corsa obbligata

Biden è diventato il primo presidente americano a manifestare con un picchetto d…

DETROIT — Il presidente operaio contro l’ex presidente populista. Il confronto ravvicinato tra Joe Biden e Donald Trump, in scena tra ieri e oggi sullo sfondo dello sciopero nelle tre principali case automobilistiche americane, è un anticipo della campagna elettorale per la Casa Bianca e può deciderla. Perché riguarda il Michigan, stato chiave nel 2024, ma soprattutto la capacità dell’uomo di Scranton di continuare l’offensiva per riportare colletti blu e classe media nella casa comune democratica, neutralizzando le ragioni più profonde della rivolta populista che nel 2016 aveva incoronato il costruttore miliardario di New York.

Corsa obbligata

Biden è diventato il primo presidente americano a manifestare con un picchetto di scioperanti, almeno a memoria degli storici. È atterrato a Detroit poco prima dell’una di pomeriggio, accolto sotto alla scaletta dell’Air Force One dal capo della United Auto Workers Shawn Fain, che dal 15 settembre guida la protesta contro General Motors, Ford e Stellantis (controllata da Exor come questo giornale), dopo averla allargata a una quarantina di stabilimenti e 18.300 lavoratori, 12% dei 150.000 iscritti al sindacato. Dicono di aver sacrificato molto per salvare l’industria dell’auto dopo la crisi del 2008, e ora che le tre compagnie incassano profitti record vogliono recuperare il terreno perduto, chiedendo tra l’altro un aumento dei salari del 40% e la settimana lavorativa di quattro giorni. Ma soprattutto la garanzia che la transizione verso le auto elettriche, che richiedono meno tempo per essere assemblate, non costi agli operai posti di lavoro e soldi.

Vestito sportivo, col cappello da baseball del sindacato in testa, Biden è andato al Willow Run Redistribution Center di Belleville e ha preso il megafono: «Ora che le vostre compagnie vanno incredibilmente bene, anche voi dovreste stare incredibilmente bene». Qualcuno gli chiede se gli operai meritano l’aumento del 40%, e lui risponde secco: «Sì». Poi riprende il megafono: «Wall Street non ha costruito questo Paese. La classe media l’ha fatto. E i sindacati hanno costruito la classe media». Quindi, sulle note di Small Town di John Mellencamp, saluta i manifestanti con i fist bump.

Trump, che stasera terrà un comizio qui vicino, alle Drake Enterprises di Clinton Township, cerca di affossarlo rivolgendosi agli operai: «Vuole solo prendersi i vostri posti di lavoro e darli alla Cina. L’unica cosa utile che dovrebbe fare è cancellare le regole a favore delle auto elettriche».

General Motors cerca di tenersi fuori dalla sfida: «La nostra attenzione non è sulla politica, ma negoziare in buona fede per trovare una accordo che soddisfi i lavoratori e ci permetta di prosperare in futuro». Stellantis aggiunge: «Abbiamo presentato un’offerta record», ossia un aumento dei salari del 21,4%, ma «è necessario un accordo equilibrato per ricompensare equamente la nostra forza lavoro, senza mettere l’azienda in significativo svantaggio rispetto ai competitori senza operai sindacalizzati», tipo Tesla o le compagnie cinesi.

Il gioco sta tutto qua, e potrebbe decidere il prossimo inquilino della Casa Bianca, perché nel 2020 Biden aveva ottenuto il 56% dei voti degli iscritti ai sindacati contro il 42% di Trump. Deve assolutamente conservare questi margini per essere rieletto, ma mentre l’AFL-CIO lo ha appoggiato, UAW ancora no. Lui si è sempre presentato come il presidente più amico delle union, e sta facendo marcia indietro dal neoliberismo abbracciato dai predecessori Clinton e Obama, perché lo ritiene essenziale per depotenziare e sconfiggere il populismo.

Però non può sacrificare la transizione verde, irrinunciabile per un altro folto gruppo di suoi elettori. Trump lo sa e cerca di indebolirlo tra gli operai, promettendo di cancellare le regole a favore delle auto elettriche. Joe sperava di risolvere la crisi con un negoziato dietro le quinte condotto dalla segretaria al Lavoro Julie Su e il consigliere Gene Sperling, come aveva già fatto per ferrovieri e scaricatori di porto, ma Fain si è rifiutato, costringendolo a metterci la faccia: se la perde, rischia di perdere anche la Casa Bianca. 

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