Migranti, il caso delle dichiarazioni della ministra britannica “Cruella” Braverman: “Essere donne e gay non basta per chiedere l’asilo”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Per la ministra dell’Interno britannica Suella Braverman, figlia di genitori indiani immigrati in Inghilterra da Kenya e Mauritius negli anni Sessanta, buddista, sposata con un uomo di religione ebraica, nonché ex studentessa Erasmus, “il multiculturalismo ha fallito”.
Com’è possibile che proprio un grande e ammirevole esempio di multiculturalismo in Gran Bretagna come la 43enne Suella Braverman - in un governo come quello di Rishi Sunak che è il più multiculturale di Europa - si sia espressa in questo modo?
Un falco sull’immigrazione
Se consideriamo la persona, non è una novità. Nonostante le origini non britanniche della sua famiglia, Braverman è un falco sull’immigrazione, anzi è la ministra più dura del governo su questo argomento, nonché massima sostenitrice del clamoroso flop delle espulsioni in Ruanda di “richiedenti asilo irregolari". Un anno fa disse che il suo “sogno più grande è vedere un aereo pieno di migranti espulsi”. Non a caso, i suoi critici l’hanno sopranno…
LONDRA – Per la ministra dell’Interno britannica Suella Braverman, figlia di genitori indiani immigrati in Inghilterra da Kenya e Mauritius negli anni Sessanta, buddista, sposata con un uomo di religione ebraica, nonché ex studentessa Erasmus, “il multiculturalismo ha fallito”.
Com’è possibile che proprio un grande e ammirevole esempio di multiculturalismo in Gran Bretagna come la 43enne Suella Braverman - in un governo come quello di Rishi Sunak che è il più multiculturale di Europa - si sia espressa in questo modo?
Un falco sull’immigrazione
Se consideriamo la persona, non è una novità. Nonostante le origini non britanniche della sua famiglia, Braverman è un falco sull’immigrazione, anzi è la ministra più dura del governo su questo argomento, nonché massima sostenitrice del clamoroso flop delle espulsioni in Ruanda di “richiedenti asilo irregolari". Un anno fa disse che il suo “sogno più grande è vedere un aereo pieno di migranti espulsi”. Non a caso, i suoi critici l’hanno soprannominata “Cruella”, ossia “Crudelia” de La carica dei 101.
Se invece si analizzano le sue argomentazioni incluse in un discorso tenuto negli Stati Uniti in questi giorni, Braverman sostiene che “il multiculturalismo non richiede al migrante di integrarsi. Ha fallito perché ha permesso a molti stranieri di arrivare nella nostra società e vivere vite parallele. Queste persone possono essere fisicamente nella società ma non si sentono parte della società. E nei casi estremi possono rappresentare un pericolo per la stabilità e la sicurezza del Paese”.
“L’immigrazione incontrollata, un’integrazione inadeguata e il dogma del multiculturalismo si sono dimostrati una combinazione tossica per l’Europa negli ultimi decenni, perché si è data poca importanza all’integrazione e all’impatto sulla coesione sociale. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti”, ha aggiunto Braverman, riferendosi anche ai clamorosi scontri dell’anno scorso a Leicester, in Inghilterra, quando centinaia di esponenti delle comunità musulmana e indù si sfidarono in strada sfoggiando coltelli, scagliando pietre e bottiglie, dopo settimane di tensioni, spedizioni punitive, roghi di bandiere “avversarie”, moschee e templi induisti accerchiati da estremisti. Tutto questo dopo una partita di cricket e alcune fake news incrociate contro le due comunità, fatte circolare sui telefonini.
"Gay o donna non è abbastanza”
Non solo. In America, Braverman ha anche chiesto una riforma della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati del 1951: “Quelle regole, con i flussi migratori di oggi, non sono più attuali”. Ma la ministra è andata oltre, argomentando che secondo lei “essere gay o donne non è abbastanza” per non essere rispediti nei Paesi di origine, se si è arrivati in maniera irregolare: “Molti migranti e richiedenti asilo illegali si spacciano per omosessuali per essere accolti, questa storia deve finire”.
L’agenzia Onu per i rifugiati Unhcr ha duramente criticato le affermazioni di Braverman: “La Convenzione vigente rimane uno strumento fondamentale per salvare vite. Non deve essere riformata bensì applicata in maniera ancora più regolare”. Proteste anche da numerose associazioni umanitarie come Amnesty International: “Proteggeremo fino alla fine la Convenzione per i rifugiati contro questo cinismo e xenofobia”. E pure giornali come il Telegraph, sostanzialmente d’accordo con la linea di Braverman, notano: “I conservatori sono al potere da 14 anni: perché nel frattempo non hanno fatto nulla per cambiare le cose e ci ritroviamo in questa situazione?”.