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Il giurista Gian Luigi Gatta: “Dalla Corte una norma ad regenim. Ed è giusto così

(ansa)
Il consigliere giuridico della ministri Cartabia commenta la sentenza: “In circostanze eccezionali serviva un intervento ad hoc. Ma il principio garantista è salvo”
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ROMA - «Dalla Consulta una sentenza ad regenim, e ben venga perché consente di proseguire il processo in Italia. Senza lo stop sarebbe stato definitivo». Ecco il parere di Gian Luigi Gatta, consigliere giuridico della ministra Cartabia, nonché ordinario di diritto penale alla Statale di Milano, che proprio per Cartabia spende le prime parole. 

È stata la ministra a tracciare la strada?

“Non rivelo segreti – perché è tutto agli atti del processo – se le dico che Cartabia aveva fatto di tutto sul piano della diplomazia internazionale per consentire che il processo Regeni si potesse celebrare. Per farlo serviva notificare agli imputati in Egitto la citazione a giudizio davanti ai nostri giudici. Purtroppo ogni sforzo è stato vano e persino una lettera della ministra al suo omologo egiziano è rimasta senza risposta. Che ora si possa celebrare quel processo è una notizia positiva per la giustizia e per i familiari di Giulio”.

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ROMA - «Dalla Consulta una sentenza ad regenim, e ben venga perché consente di proseguire il processo in Italia. Senza lo stop sarebbe stato definitivo». Ecco il parere di Gian Luigi Gatta, consigliere giuridico della ministra Cartabia, nonché ordinario di diritto penale alla Statale di Milano, che proprio per Cartabia spende le prime parole. 

È stata la ministra a tracciare la strada?

“Non rivelo segreti – perché è tutto agli atti del processo – se le dico che Cartabia aveva fatto di tutto sul piano della diplomazia internazionale per consentire che il processo Regeni si potesse celebrare. Per farlo serviva notificare agli imputati in Egitto la citazione a giudizio davanti ai nostri giudici. Purtroppo ogni sforzo è stato vano e persino una lettera della ministra al suo omologo egiziano è rimasta senza risposta. Che ora si possa celebrare quel processo è una notizia positiva per la giustizia e per i familiari di Giulio”.

Gian Luigi Gatta

 

Certo che lo è, ma già si avverte in sottofondo qualche voce che ricorda come Cartabia però avesse riscritto quell’articolo del codice.

“Attenzione: la Corte non ha dichiarato incostituzionale la regola sul processo in assenza introdotta da Cartabia, che ha carattere generale e non poteva considerare un singolo caso. Ha scritto una regola ad hoc per il caso Regeni, consentendo di proseguire il processo in Italia. Senza questa sentenza lo stop sarebbe stato definitivo”.

Vuole dire che è stata la Consulta a spingersi più avanti?

“Cartabia non poteva scrivere una legge ad personam - ad regenim - per quanto in bonam partem. Lo ha fatto la Corte. Ben venga, ma qualche problema resta”.

Parliamo dunque di una sentenza eccezionale?

“Aspettiamo le motivazioni. Dallo stringato comunicato già si capisce l’essenziale, la Corte ha introdotto una deroga eccezionale al principio, che era e resta fondamentale, per cui si può celebrare un processo in assenza dell’imputato solo se si ha la prova della piena consapevolezza della citazione a giudizio”.

Beh, che i quattro imputati sapessero del processo è fuor di dubbio…

“Ripeto, questo è un caso evidentemente eccezionale non solo per la sua gravità, ma per il tentativo di occultare le responsabilità. Ma resta il principio fondamentale e garantistico espresso nella riforma Cartabia, in linea coi principi europei e internazionali: il processo penale si può fare senza l’imputato solo se è provato che lui sa che si sta celebrando ma, o non intende partecipare, o si sottrae volontariamente perché latitante”.

È proprio quello che è avvenuto con i disperati tentativi della procura di Roma di arrivare al processo.

“Infatti sta proprio qui la deroga ai principi sul processo in assenza introdotta dalla Consulta: si può procedere, ma solo per la tortura, anche in mancanza della prova della conoscenza della citazione a giudizio solo se ricorrono le condizioni citate dalla Corte. E soprattutto se c’è la prova della consapevolezza delle indagini, visto che se ne è parlato in tutto il mondo, anche in Egitto”.

Vede già un processo che finirà con quattro condanne?

“Attenzione a non alimentare aspettative eccessive che potrebbero essere deluse. Sa perché? L’Egitto potrebbe opporre il principio del divieto di un secondo giudizio per lo stesso fatto, il cosiddetto “ne bis in idem”, posto che, a quanto pare, un procedimento si è già svolto in Egitto, e loro potrebbero invocare una possibile violazione di norme internazionali per la deroga che la Consulta ha introdotto. E poi perché, come dice la stessa Corte in un inciso, è sempre possibile che gli imputati un bel giorno si presentino dal giudice”.

Ma lei ci crede davvero?

“Se dovesse accadere si aprirebbe un complesso problema perché la stessa Consulta fa salvo il loro “diritto a un nuovo processo in presenza”. Vedo purtroppo il possibile rischio che oggi si vada avanti, ma che un domani si debba tornare indietro. Lo impone la fedeltà a principi e garanzie fondamentali, che possono subire deroghe fino a un certo punto, anche di fronte a situazioni eccezionali e odiose come questa qui. La Corte, tra le righe, ce lo ha detto”.

La reazione di Cartabia

Riservata come sempre, l’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, nonché ex presidente della Consulta, legge il comunicato su Regeni e con Repubblica lo chiosa con poche parole: “A una prima lettura mi pare che la Corte abbia fatto una sentenza ‘additiva’ creando una regola ad hoc, di eccezione alla norma generale, che rimane intatta, per consentire ai giudici di andare avanti in questo caso eccezionale. Spero sia di sollievo ai genitori”.

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