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Regeni, governo al bivio parte civile al processo o mano tesa ad Al Sisi

(ansa)
Il primo test per Meloni sarà il concerto lirico dell’11 ottobre al Cairo, dove la premier e Tajani incontreranno il presidente egiziano
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La sentenza della Consulta che riapre il processo Regeni adesso espone il governo Meloni a due prove complicate nel giro di tre mesi. La prima, se vogliamo preliminare, arriva mercoledì 11 ottobre ed è un concerto lirico che in teoria si dovrebbe tenere alle piramidi di Giza alla presenza della premier Meloni, del ministro degli Esteri Tajani e del presidente egiziano Al Sisi. Sarà un evento in stile sfarzoso: arrivo degli ospiti al tramonto, inizio alle 9 di sera, il deserto e le piramidi illuminate a fare da sfondo. Da giorni dentro all’orchestra e al coro del San Carlo c’è un dibattito sul tema: è opportuno che ci prestiamo a questa coreografia grandiosa al Cairo sapendo che il governo egiziano sta facendo ostruzionismo sul caso di Giulio Regeni – sequestrato, torturato e ucciso nel 2016? Il concerto è stato fortemente voluto dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano e sarà un grande momento di fraternità fra Al Sisi e il governo italiano davanti a fotografi e telecamere. Pri…

La sentenza della Consulta che riapre il processo Regeni adesso espone il governo Meloni a due prove complicate nel giro di tre mesi. La prima, se vogliamo preliminare, arriva mercoledì 11 ottobre ed è un concerto lirico che in teoria si dovrebbe tenere alle piramidi di Giza alla presenza della premier Meloni, del ministro degli Esteri Tajani e del presidente egiziano Al Sisi. Sarà un evento in stile sfarzoso: arrivo degli ospiti al tramonto, inizio alle 9 di sera, il deserto e le piramidi illuminate a fare da sfondo. Da giorni dentro all’orchestra e al coro del San Carlo c’è un dibattito sul tema: è opportuno che ci prestiamo a questa coreografia grandiosa al Cairo sapendo che il governo egiziano sta facendo ostruzionismo sul caso di Giulio Regeni – sequestrato, torturato e ucciso nel 2016? Il concerto è stato fortemente voluto dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano e sarà un grande momento di fraternità fra Al Sisi e il governo italiano davanti a fotografi e telecamere. Prima di lunedì poteva forse sembrare un imbarazzo minore e in fin dei conti gestibile, adesso dopo che il processo Regeni in Italia è tornato a essere una cosa reale diventa un problema di percezione, di quelli che possono montare fino a inghiottire chi li ha trascurati. Lo sanno gli orchestrali del San Carlo, è possibile che anche nel governo cominceranno a chiederselo.

La seconda prova per il governo Meloni parte dal 10 gennaio, quando il processo contro i servizi di sicurezza egiziani riprenderà il corso naturale dopo essere stato bloccato per 13 mesi. Il governo precedente si era costituito parte civile quando mancava solo un giorno alla prima udienza perché il premier Mario Draghi e il magistrato Roberto Garofoli, in quel momento sottosegretario alla presidenza del Consiglio, avevano deciso di dare un fortissimo segnale simbolico: il Paese vuole giustizia e sostiene la ricerca della verità. Meloni e i suoi si erano abituati all’idea che il processo fosse in stato comatoso, ma quella certezza non esiste più. La premier gode di ottima considerazione al Cairo e la Lega ha mantenuto fin dall’inizio una posizione filo-Egitto, al punto che nel 2016 i leghisti uscirono da una sessione del Consiglio comunale di Torino per non votare una mozione, senza alcun effetto, che chiedeva giustizia per Regeni. Tra poco arriverà il momento di fare una scelta: costituirsi parte civile o no? E se no, perché? È una decisione che deve fare i conti con il fatto che il processo Regeni diventerà anche un processo al sistema Al Sisi, quell’apparato di sorveglianza e repressione che tiene l’Egitto sotto una cappa, vuole far dimenticare la primavera araba del 2011 e fa impallidire gli anni, anche quelli pesanti, del rais Hosni Mubarak. È una questione destinata a durare: l’ex generale si prepara a vincere le elezioni di dicembre con percentuali schiaccianti.

La ripresa delle udienze vuol dire che ci sarà uno stillicidio settimanale di nuove informazioni e testimonianze. Fino a quando succederà che le foto del corpo di Regeni saranno mostrate in aula. Mani, piedi, costole e cranio spezzati, più di trenta fratture, bruciature di sigaretta su tutto il corpo, il lobo dell’orecchio destro tagliato. Come ebbe a dire la madre, Paola, il cadavere del ricercatore italiano era ridotto così male che «l’ho riconosciuto soltanto dalla punta del naso». Non si sa quando succederà, ma succederà. A quel punto le scelte fatte nei prossimi tre mesi dal governo Meloni potrebbero diventare un tema forte. Conterà se si sarà costituito oppure no parte civile nel processo e se ci saranno foto di grandi sorrisi e strette di mano con il presidente Al Sisi prese al concerto del Cairo. 

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