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Slovacchia, testa a testa elettorale. Il progressista Simecka avanti di un soffio nei primi exit-poll

Michal Simecka

 
Slovacchia progressista (Ps) è dato al 23,5% contro il 21,9% dell’ex premier filorusso Fico. Cruciale in vista di un alleanza di governo il terzo in classifica, Peter Pellegrini
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BRATISLAVA – Bratislava è tappezzata di manifesti di ogni colore che promettono il “ritorno alla normalità” e “la fine della follia” dopo cinque anni di governi variopinti, rissosi e poco longevi. Ma è molto difficile che il risultato di ieri consenta alla Slovacchia il ritorno a una politica stabile. I primi exit poll sembrano annunciare una sorpresa, rispetto ai pronostici: segnalano il sorpasso dei Progressisti slovacchi (Ps) guidati da Michel Simecka sul favorito nei sondaggi, Robert Fico, e il suo partito socialdemocratico Smer. Rispettivamente sono circa al 23% e 22%.

Il ruolo di Hlas

Il terzo è Hlas, la forza politica dell’ex compagno di partito di Fico, Peter Pellegrini, data al 12%. Ma bisognerà aspettare i risultati definitivi dello spoglio per avere un quadro certo - anche per i nove partiti che oscillano intorno alla soglia di sbarramento del 5% e che saranno cruciali per la distribuzione dei 150 seggi e la formazione del prossimo governo. A notte fonda, a un quinto d…

BRATISLAVA – Bratislava è tappezzata di manifesti di ogni colore che promettono il “ritorno alla normalità” e “la fine della follia” dopo cinque anni di governi variopinti, rissosi e poco longevi. Ma è molto difficile che il risultato di ieri consenta alla Slovacchia il ritorno a una politica stabile. I primi exit poll sembrano annunciare una sorpresa, rispetto ai pronostici: segnalano il sorpasso dei Progressisti slovacchi (Ps) guidati da Michel Simecka sul favorito nei sondaggi, Robert Fico, e il suo partito socialdemocratico Smer. Rispettivamente sono circa al 23% e 22%.

Il ruolo di Hlas

Il terzo è Hlas, la forza politica dell’ex compagno di partito di Fico, Peter Pellegrini, data al 12%. Ma bisognerà aspettare i risultati definitivi dello spoglio per avere un quadro certo - anche per i nove partiti che oscillano intorno alla soglia di sbarramento del 5% e che saranno cruciali per la distribuzione dei 150 seggi e la formazione del prossimo governo. A notte fonda, a un quinto delle schede scrutinate, Fico sembrava ancora molto avanti ai progressisti (25% contro 11%), ma lo spoglio comincia nelle aree rurali, dove Smer è tradizionalmente più forte.

Intercettato alla sede di Smer, il vice del partito, Lubos Blaha, spiega a Repubblica che un eventuale governo Fico “significherebbe la fine delle armi slovacche in Ucraina”. Quando obiettiamo che vorrebbe dire la fine dell’Ucraina, replica che “significa solo non proseguire la guerra”. Quando gli chiediamo se Bratislava impedirebbe l’ingresso di Kiev nella Nato, Blaha annuisce, “ma certo: scatenerebbe la Terza guerra mondiale”.

La figura di Pellegrini

Una figura chiave dei difficili negoziati per il nuovo governo sarà Pellegrini, l’ex primo ministro che traghettò il Paese per due anni dopo la cacciata di Robert Fico, ossia quando il leader di Smer fu travolto dalle proteste per l’assassinio del giornalista investigativo Jan Kuciak. Ma dopo le elezioni del 2020, Pellegrini ha lasciato Smer per fondare Hlas, dove è riuscito a dirottare una parte dell’elettorato socialdemocratico più moderato e stanco delle follie e delle giravolte di Fico.

Il suo partito è terzo ma sarà senza dubbio l’ago della bilancia di queste elezioni: né Fico né Simecka potranno evitare di scendere a patti con lui per formare un nuovo esecutivo. Qualcuno scommette persino sul fatto che possa essere lui il prossimo premier. E in ogni caso il prossimo governo sarà fragile: sia Fico sia Simecka dovranno negoziare con Pellegrino e con altri partiti per ottenere la maggioranza dei seggi, 76 su 150.

La rimonta di Simecka

La rimonta di Simecka è stata notevole. Spinta soprattutto dall’elettorato giovane, urbano ed europeista e dagli slovacchi che vivono all’estero. Ma accelerata anche da un tragico fatto di cronaca. Un anno fa, a ottobre del 2022, nel pieno centro di Bratislava un estremista di destra sparò a bruciapelo a Jurai Vankulic e Matus Horvath, rei di essere non binario il primo e bisessuale il secondo. Un assassinio che fece ribollire la Slovacchia e che secondo la vicepresidente slovacca di Volt, Lucia Kletincova, “ci ha ricordato il 2018”, quando il giornalista Jan Kuciak fu ucciso da due sicari e migliaia di slovacchi invasero per settimane le piazze per cacciare Fico. Kletincova è convinta che l’indignazione riaffiorata nelle settimane successive abbia di nuovo evocato la voglia di rinnovamento emersa già nel 2018 e che il Paese sembrava aver seppellito.
 

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