Manchester, alla conferenza “fantasma” dei conservatori 4 donne all’attacco per far ripartire il partito
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraRishi Sunak
(afp)MANCHESTER - Certo c’era sciopero dei treni l’altro ieri - e ci sarà pure nella giornata finale della kermesse mercoledì 4 - che potrebbe aver scoraggiato molti attivisti tory ad unirsi a questa cruciale conferenza di partito a Manchester, a pochi mesi dalle elezioni del 2024. Ma certo, raramente si erano visti tanti posti vuoti nella sala principale del Manchester Central Convention Complex - costruito con i soldi della Ue - dove Rishi Sunak e i ministri più importanti parlano agli iscritti del partito conservatore. E come scrive il navigato commentatore del “Mail On Sunday” Dan Hodges, “non ho mai visto qualcosa del genere per una conferenza di partito. Eppure le seguo del 1997. Manchester è una città fantasma”.
In ogni caso, il primo ministro Rishi Sunak qui si gioca molto. Deve dimostrare di saper guidare il partito conservatore, in affanno dopo quasi 14 anni al potere e vari disastri recenti, e poter sfidare davvero il Labour di Sir Keir Starmer al voto nel 2024. Un ultimo s…
MANCHESTER - Certo c’era sciopero dei treni l’altro ieri - e ci sarà pure nella giornata finale della kermesse mercoledì 4 - che potrebbe aver scoraggiato molti attivisti tory ad unirsi a questa cruciale conferenza di partito a Manchester, a pochi mesi dalle elezioni del 2024. Ma certo, raramente si erano visti tanti posti vuoti nella sala principale del Manchester Central Convention Complex - costruito con i soldi della Ue - dove Rishi Sunak e i ministri più importanti parlano agli iscritti del partito conservatore. E come scrive il navigato commentatore del “Mail On Sunday” Dan Hodges, “non ho mai visto qualcosa del genere per una conferenza di partito. Eppure le seguo del 1997. Manchester è una città fantasma”.
In ogni caso, il primo ministro Rishi Sunak qui si gioca molto. Deve dimostrare di saper guidare il partito conservatore, in affanno dopo quasi 14 anni al potere e vari disastri recenti, e poter sfidare davvero il Labour di Sir Keir Starmer al voto nel 2024. Un ultimo sondaggio Opinum gli dà qualche speranza: i tories ora sembrano “soltanto” dieci punti sotto i laburisti, con cinque lunghezze rosicchiate nelle ultime due settimane (39 a 29%). Probabilmente merito degli annunci di Sunak sul rallentamento della transizione ecologica e una campagna sempre più a favore “degli automobilisti e dei piccoli centri”, in opposizione alle grandi città spesso laburiste (come in America spesso democratiche).
Il sentiero è comunque angusto, perché Sunak deve fare i conti già con chi vorrebbe rimpiazzarlo dopo la probabile sconfitta elettorale nel 2024. Tra gli aspiranti leader conservatori, si fanno sempre più minacciose quattro donne. Donne multiculturali - solo una bianca - come questo governo, il più “diverso” d’Europa. Donne che sentono, soprattutto su un palcoscenico come quello della conferenza di partito davanti agli iscritti, di essere le eredi di Theresa May, Margaret Thatcher e Liz Truss.
Una è Suella Braverman, la ministra dell’Interno detta “Cruella” per la “crudeltà" mostrata verso i migranti e i richiedenti asilo “irregolari” che sogna ogni notte di “vedere spediti in Ruanda”. Braverman in questi giorni sta rincarando la dose, ha attaccato la Convenzione per i Rifugiati dell’Onu, detto che “essere gay o donne non è sufficiente per ottenere l’asilo”, ha rifiutato incontri con l’accogliente arcivescovo di Canterbury Justin Welby. Braverman incarna la destra del partito conservatore. Sunak non la considera tra i suoi migliori alleati ma non può demansionarla perché “Cruella” è stata il collante tra lui e l’ala oltranzista del partito per l’elezione di Rishi a leader del partito e del Paese. Ma certo, come Matteo Salvini in Italia con Giorgia Meloni, calcherà sempre più la mano e, come una sorta di opposizione interna, potrebbe creare crescenti problemi a Sunak.
Poi c’è Kemi Badenoch, che è il vero astro nascente dei tory: 43 anni, ministra al Commercio, alle ultime “primarie” ha conquistato molti iscritti per la sua risolutezza e sicurezza. Anche lei fa parte dell’ala più radicale dei tory. Genitori immigrati africani di etnia Yoruba, ex lavoratrice di McDonald’s e poi ingegnere, Badenoch negli ultimi giorni si è fatta notare per aver messo altrettanta pressione sul primo ministro Sunak, esortandolo a far uscire il Regno Unito dalla Convenzione Onu sui rifugiati.
La terza donna è Claire Coutinho, 38 anni, ministra dell’Energia. Considerata una protégée di Sunak, figlia di genitori immigrati dall’India negli anni Settanta, laureata in matematica, è ancora un soggetto misterioso per molti. Ma pare in forte ascesa e non è escluso che il primo ministro e i suoi più stretti alleati potrebbero darle la spinta decisiva in una possibile lotta alla successione di Sunak l’anno prossimo.
Come quarta donna, unica bianca, c’è colei sempre vista come una futura potenziale prima ministra, per poi essere smentita dalla realtà. Ovvero Penny Mordaunt, 50 anni appena compiuti, ex ministra della Difesa, brexiter convinta e riservista. Da quando ha portato una spada enorme per oltre un’ora durante la cerimonia di incoronazione di re Carlo a Westminster Abbey, è diventata un idolo di molti iscritti. Al prossimo giro vuole riprovarci di nuovo, e chissà se davvero questa sarà la volta buona.
Infine, e non è uno scherzo, c’è un'altra donna che dietro le quinte assicura di voler tornare a Downing Street. È proprio Liz Truss che, nonostante i suoi disastrosi 49 giorni a “Number 10", considera il suo lavoro non ancora finito: l’agenda ultraliberista "deve essere portata avanti" e dunque vorrebbe una seconda chance. Come se la prima non fosse bastata.