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Virale la performance blues di Antony Blinken. E il segretario di Stato Usa rilancia la diplomazia della musica

(ansa)
Il video della sua esibizione a un evento al Dipartimento di Stato ha fatto il giro del mondo. Il capo degli Esteri Usa annuncia una tourneé di Herbie Hancock in Giordania e la missione della Philadelphia Orchestra in Cina. Una tradizione che ha illustri precedenti nel secolo scorso
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Suonala ancora, Tony. Perché è davvero tutta un’altra musica quando a cimentarsi con un grande classico come Hoochie Coochie Man - il brano blues del 1954 reso famoso da quel Muddy Waters che tanto influenzò i rocker a venire – è un boss della diplomazia globale come il segretario di Stato Antony Blinken. La sua performance con tanto di Fender nera a un evento del Dipartimento di Stato mercoledì scorso, cui partecipava pure il frontman dei Foo Fighters Dave Grohl,è stata vista davvero tutti: le immagini del diplomatico-rocker hanno fatto il giro del mondo, visualizzate ben 8 milioni di volte su X, l’ex Twitter, ottenendo commenti entusiastici manco fosse Jimi Hendrix redivivo (ma qualche protesta non è mancata: “l’Ucraina brucia e lui suona la chitarra” ha commentato un utente).

Un successo che ha quasi oscurando l’iniziativa che quella sera Blinken intendeva promuovere: celebrare decenni di “diplomazia musicale”, annunciando un tour di Herbie Hancock…

Suonala ancora, Tony. Perché è davvero tutta un’altra musica quando a cimentarsi con un grande classico come Hoochie Coochie Man - il brano blues del 1954 reso famoso da quel Muddy Waters che tanto influenzò i rocker a venire – è un boss della diplomazia globale come il segretario di Stato Antony Blinken. La sua performance con tanto di Fender nera a un evento del Dipartimento di Stato mercoledì scorso, cui partecipava pure il frontman dei Foo Fighters Dave Grohl,è stata vista davvero tutti: le immagini del diplomatico-rocker hanno fatto il giro del mondo, visualizzate ben 8 milioni di volte su X, l’ex Twitter, ottenendo commenti entusiastici manco fosse Jimi Hendrix redivivo (ma qualche protesta non è mancata: “l’Ucraina brucia e lui suona la chitarra” ha commentato un utente).

Un successo che ha quasi oscurando l’iniziativa che quella sera Blinken intendeva promuovere: celebrare decenni di “diplomazia musicale”, annunciando un tour di Herbie Hancock in Giordania, a sessant’anni dalla tournée tenuta nel paese nel 1963 dal celebre pianista Duke Ellington. E soprattutto il ritorno della Philadelphia Orchestra in quella Cina con cui ultimamente i rapporti si sono fatti più difficile a causa delle tensioni su Taiwan. Sì, proprio la filarmonica da 104 elementi che nel 1973, diciannove mesi dopo la prima storica stretta di mano fra Richard Nixon e Mao Zedong, approdò a Pechino con una delicatissima missione di disgelo: sei concerti nel paese dove pure pochi anni prima la virulenza della Rivoluzione Culturale aveva imposto il bando della musica occidentale, con tanto di musicisti spediti nei campi di rieducazione forzata e strumenti messi al rogo. E pazienza se last minute dovettero aggiungere al repertorio una sinfonia di Beethoven su richiesta diretta di Jiang Qing, l’ultima moglie del “Grande Timoniere”. Il successo (anche diplomatico) fu clamoroso.

All’epoca, d’altronde era già almeno un ventennio che il Dipartimento di Stato utilizzava la “diplomazia della musica” come sorta di arma segreta: organizzando soprattutto tour di grandi jazzisti appunto come  Ellington ma pure Louis Armstrong, Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald. Che i governanti di Europa, Asia e Medio Oriente ricevevano con grandi onori senza minimamente sospettare il messaggio eversivo di quelle note “free”: libere appunto.

Che il sessantunenne capo delle feluche americane avesse un’anima rock, è cosa nota: folgorato dai Beatles da bambino. ha raccontato più volte di quando, a 16 anni, riuscì a farsi donare da B.B.King il plettro utilizzato durante un concerto. Negli anni, ha fatto parte di diverse band amatoriali anche a Washington (nei suoi Cash Bar Wedding, suonavano pure Eli Attie, ex ghostwriter di Al Gore e poi sceneggiatore della serie The West Wing, e Jay Carney, portavoce di Biden quando era vicepresidente). Ricorda il New York Times, che prima di essere chiamato al delicato incarico da lui oggi ricoperto, ha persino registrato su Spotify quattro tracce (“C’era Trump al potere, non avevo idea che prima o poi qualcuno mi avrebbe richiamato al Dipartimento di Stato” si è schermito): che all’estero, in più di un’occasione, probabilmente pensando di fargli cosa gradita, sono state trasmesse a tutto volume prima di suoi importanti discorsi. Com’è accaduto in Costa Rica nel 2021 e in Finlandia a giugno.

Tanta passione per le chitarre (ne possiede una discreta collezione) è ben nota fra i colleghi stranieri: e infatti almeno otto di loro gliene hanno regalate d’importanti. E pazienza se, secondo le strette regole del Dipartimento di Stato, deve acquistarle se vuol portarsele a casa: dall’omologo israeliano Eli Cohen ne ha ricevuto una acustica blu con incise le bandiere di Stati Uniti e Israele. Un'altra gli è stata offerta da Qin Gang, il ministro degli Esteri cinese scomparso misteriosamente quest'estate.

It’s only rock and roll, i Rolling Stones ce lo ripetono da mezzo secolo. Ma quando a intonare insieme un brano dei Beatles sono sette ministri degli Esteri, l’accordo musicale può trasformarsi facilmente in qualcosa di più. Com’è accaduto al Gt du Hiroshima lo scorso aprile: al termine di una lunga giornata di lavoro Blinken ha tirato fuori una chitarra e lo stesso ha fatto il padrone di casa, Yoshimasa Hayashi, pure lui abile musicista. I colleghi li hanno seguiti in coro, dimenticando brevemente questioni gravi come Ucraina e cambiamenti climatici. E pensare che pure Vladimir Putin, che invece suona il pianoforte (si esibì in pubblico nel 2010 in occasione di un concerto di beneficenza) piacciono i Beatles: lo ha confermato più volte il portavoce Dmitrij Peskov. Ecco, suonala ancora Tony. Ah, se bastasse una sola canzone...

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