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Putin come Stalin, ecco lo Storm-Z: il battaglione dei soldati in punizione che viene mandato al massacro

(Reuters)

 
Il primo a reclutare i galeotti era stato Prigozhin. Ora sono passati alle truppe del Cremlino in un reparto in cui viene spedito anche chi disobbedisce o commette reati sotto le armi. Come a Stalingrado nel 1942
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Libertà o morte. Non è un motto partigiano ma il destino dei “battaglioni di punizione” russi: formazioni composte da detenuti o soldati che hanno commesso crimini, spedite al massacro nei punti più pericolosi. Alla fine Putin imita Stalin, solo che invece dei termini sovietici “strafnyj” o “shtrafbats” ha trovato un nome più accattivante per questi reparti: Storm-Z, echeggiando la lettera diventata simbolo dell’invasione dell’Ucraina. La realtà però non cambia: queste persone sono carne da cannone, buttate nella battaglia senza preoccuparsi delle perdite.

Modello Prigozhin

Reuters ha ricostruito le vicende di alcuni dei “manipoli penali”: a giugno a Bakhmut in una compagnia di 120 solo 15 sono tornati indietro illesi. Il primo a reclutare i carcerati è stato Evgenij Prigozhin, che lo scorso autunno ha fatto il giro delle prigioni di massima sicurezza per gonfiare i ranghi della Wagner: gli ex galeotti sono stati lo strumento per assedi…

Libertà o morte. Non è un motto partigiano ma il destino dei “battaglioni di punizione” russi: formazioni composte da detenuti o soldati che hanno commesso crimini, spedite al massacro nei punti più pericolosi. Alla fine Putin imita Stalin, solo che invece dei termini sovietici “strafnyj” o “shtrafbats” ha trovato un nome più accattivante per questi reparti: Storm-Z, echeggiando la lettera diventata simbolo dell’invasione dell’Ucraina. La realtà però non cambia: queste persone sono carne da cannone, buttate nella battaglia senza preoccuparsi delle perdite.

Modello Prigozhin

Reuters ha ricostruito le vicende di alcuni dei “manipoli penali”: a giugno a Bakhmut in una compagnia di 120 solo 15 sono tornati indietro illesi. Il primo a reclutare i carcerati è stato Evgenij Prigozhin, che lo scorso autunno ha fatto il giro delle prigioni di massima sicurezza per gonfiare i ranghi della Wagner: gli ex galeotti sono stati lo strumento per assediare Bakhmut. Li mandava avanti allo scoperto nelle pianure intorno alla città, riservando ai suoi veterani il compito di combattere tra i palazzi distrutti.


Nella tarda primavera, quando la fiducia di Putin nella Wagner è cominciata a calare, i detenuti sono passati all’esercito e sono nati i reparti Storm-Z. Gli ucraini hanno recuperato il regolamento operativo che definisce composizione e compiti di questi battaglioni: è stato scritto ad aprile scorso. Prevede solo dieci-quindici giorni di addestramento.
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E ovviamente a loro sono riservate le missioni più pericolose: affrontare i nuclei di resistenza nemica nelle città e attaccare le postazioni fortificate. Nei ranghi ci sono anche soldati che si sono ubriacati, hanno fumato uno spinello, hanno risposto male agli ufficiali o sono stati sorpresi a rubare nei magazzini. “Se il comandante scopre qualcuno con l’alito che puzza di alcool – ha dichiarato un militare russo a Reuters – viene immediatamente trasferito in questi reparti”. Non ci sono corti marziali, tutto avviene verbalmente, senza possibilità di replica. Le testimonianze raccolte da Reuters da tredici tra fanti in servizio e familiari dei “puniti” sono impressionanti: comandanti si sarebbero rifiutati di curare i feriti dei battaglioni penali.

Dispersi e ammutinati

Artyom Shchikin, 29 anni, stava scontando in cella due anni per furto. Nel dicembre 2021 gli mancavano pochi mesi ma ha deciso di entrare nell’esercito perché così avrebbe avuto la fedina penale pulita e uno stipendio di 2mila dollari al mese, metà dei quali poi realmente pagati. Lo scorso maggio è stato mandato a presidiare le difese di Zaporizhzhia con un’unità aggregata alla 291ma brigata motorizzata della Guardia: era in una delle trincee che hanno fronteggiato la prima ondata della controffensiva ucraina. I suoi parenti non hanno notizie dal 18 giugno. Alcuni giorni dopo, la sua postazione è stata attaccata: tre compagni che erano con lui sono morti, a un altro hanno amputato una mano mentre Artyon risulta disperso. Dal ministro della Difesa non rispondono: “Era in una squadra Storm, nessuno si preoccupa per lui”.

Il 28 giugno una squadra di circa venti soldati del battaglione di punizione 22179 hanno fatto un gesto clamoroso: si sono rifiutati di combattere e hanno registrato un video. “Siamo già stati al fronte e non ci fornivano le munizioni, non ci davano nemmeno acqua e cibo. I feriti non venivano portati via: i morti sono ancora lì a marcire. Ci hanno dato ordini che era impossibile eseguire”.

Reuters è riuscita a identificare due degli ammutinati e contattare i loro familiari: “Sono stati picchiati dalla polizia militare. Ma poi le loro condizioni sono migliorate, anche se non sappiamo quando potranno lasciare il servizio”. 

Come a Stalingrado nel 1942

È una storia che si ripete. Il peso degli “strafnyj” nella Seconda guerra mondiale resta ancora avvolto nel segreto. Solo Vasilij Grossman ha parlato di questi soldati spesso reclutati nei gulag con una proposta drastica: “Vi uccidiamo subito o andate a morire a Stalingrado?”.

Il 28 luglio 1942 il Cremlino emise l’ordine 227, decretando la resistenza a oltranza contro i tedeschi: “D’ora in poi la legge ferrea della disciplina per ogni ufficiale, soldato e commissario politico dovrà essere: non un singolo passo indietro senza un ordine dal più alto comando”. Chi disobbediva aveva una sola alternativa alla fucilazione: entrare in uno dei “battaglione penali” che “dovranno essere impiegati nelle più difficili sezioni del fronte, dando così ad essi l’opportunità di riscattare i loro crimini contro la Madrepatria con il sangue”. Si stima che un milione e mezzo di persone abbiano servito in questi reparti, lottando fino alla conquista di Berlino: pochissimi sono sopravvissuti.

Una volta dissolta l’Urss, è stato Putin a chiamare alle armi masse di detenuti per sostenere la seconda campagna in Cecenia: detenuti in tuta mimetica che si sono imposti per brutalità, arrivando a perdere il 73 per cento del personale. Se c’era una valle dominata dai guerriglieri, toccava a loro entrare per primi. E pochi ne uscivano vivi. Le stesse scene che avvengono adesso in Ucraina.
 

Adesso le Storm-Z – secondo agli ultimi bollettini ufficiali di Mosca – sono impegnate a Opytny e Kupyansky: i punti più caldi del fronte, dove i russi stanno cercando disperatamente di fermare l’offensiva di Kiev.

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