Regno Unito, soldata suicida dopo le molestie dei superiori: in un solo mese ricevette 3.500 messaggi
dal nostro inviato Antonello GuerreraMANCHESTER - Jaysley Beck, 19 anni, amava l’esercito britannico. Si era arruolata tre anni prima, da minorenne. Auspicava una entusiasmante carriera, come dimostrano le sue foto sorridenti in divisa. Invece Jaysley Beck si è uccisa nel dicembre 2021. Ora, dopo un’inchiesta interna della Difesa, si scopre il motivo. Un caso che potrebbe aprire una breccia decisiva per scoperchiare altri possibili episodi in decenni di omertà e silenzi.
Avance ossessive
La soldata Jaysley si è tolta la vita due anni fa al Larkhill Camp dell’esercito, nel Wiltshire. Ora pare chiaro perché: la giovane donna è stata vittima di insistenti, ossessive avance e molestie sessuali da parte di almeno due superiori per diversi mesi. Beck l’aveva riferito più volte a famiglia e amici, definendo la situazione “deprimente, disperata, insostenibile”. Dunque, sostiene il report, “siamo quasi certi che questa sia la causa del suo suicidio, perché ha avuto un impatto molto probabilmente deci…
MANCHESTER - Jaysley Beck, 19 anni, amava l’esercito britannico. Si era arruolata tre anni prima, da minorenne. Auspicava una entusiasmante carriera, come dimostrano le sue foto sorridenti in divisa. Invece Jaysley Beck si è uccisa nel dicembre 2021. Ora, dopo un’inchiesta interna della Difesa, si scopre il motivo. Un caso che potrebbe aprire una breccia decisiva per scoperchiare altri possibili episodi in decenni di omertà e silenzi.
Avance ossessive
La soldata Jaysley si è tolta la vita due anni fa al Larkhill Camp dell’esercito, nel Wiltshire. Ora pare chiaro perché: la giovane donna è stata vittima di insistenti, ossessive avance e molestie sessuali da parte di almeno due superiori per diversi mesi. Beck l’aveva riferito più volte a famiglia e amici, definendo la situazione “deprimente, disperata, insostenibile”. Dunque, sostiene il report, “siamo quasi certi che questa sia la causa del suo suicidio, perché ha avuto un impatto molto probabilmente decisivo sulla sua salute mentale”.
Come racconta la Bbc, Jaysley per molte settimane ha dovuto subire migliaia di messaggi da parte di un suo anonimo diretto superiore, che si era invaghito di lei. Solo nell’ottobre 2021 le avrebbe inviato circa mille messaggi (anche audio) sul cellulare e addirittura, a novembre 2021, altri 3.500. Quasi tutti con apprezzamenti indesiderati, avance, frasi a sfondo sessuale o espressioni di gelosia nei confronti del ragazzo della donna. Secondo il report, l’ufficiale voleva iniziare una relazione stabile con Jaysley – che intanto era terrorizzata dalla possibilità di essere punita per non cedere alle sue insopportabili avance – e avrebbe smesso solo una settimana prima del suicidio di Beck.
Tentata violenza
La donna, prima di togliersi la vita, non avrebbe denunciato il suo superiore, per un motivo molto semplice. Come spiega la madre Leighann McCready alla Bbc, poche settimane prima Jaysley aveva subito addirittura un tentativo di violenza sessuale da parte di un altro superiore, durante una serata al bar del campo di addestramento dell’esercito. “Mia figlia mi disse che quell’ufficiale le mise le mani tra le gambe”, ricorda la signora McCready, “e la afferrò violentemente per il collo, spingendola contro il muro”.
Jaysley in quella circostanza riuscì a divincolarsi per poi dormire in auto per “paura di ritorsioni nella notte”. Il giorno dopo denunciò l’accaduto ai suoi superiori. Ma questo coraggioso gesto portò a poco o nulla. L’ufficiale accusato se la cavò con una reprimenda e una punizione minima, nonché una lettera di scuse, con la beffa finale: “Mi scuso per il mio comportamento. Sappi che, quando vuoi, la mia porta per te è sempre aperta”. “Fu un affronto disgustoso per Jaysley”, ricorda oggi la madre, “se mia figlia, prima di suicidarsi, non ha denunciato le molestie del secondo superiore, è proprio perché nel primo caso di tentata violenza non aveva ricevuto protezione né giustizia. Una vergogna che si è portata dentro fino alla fine. Temeva di essere considerata una piantagrane da tutto il corpo”.
L’inchiesta interna della Difesa oggi riconosce che “il protocollo sulla vicenda non venne seguito correttamente, alcuni dettagli vennero omessi e ciò ha avuto un’influenza sulla susseguente mancata denuncia da parte della donna”. Per l’avvocata di Beck, Emma Norton, queste ammissioni dell’esercito britannico sono “molto rare, anzi mi pare sia la prima volta in cui le molestie subite precedentemente nell’esercito vengano connesse a un tragico suicidio. Due anni fa, un report di una Commissione parlamentare a Westminster denunciò come, ancora oggi, venga spesso negata la giustizia a molte donne nell’esercito”.