✕

Putin pronto a ricandidarsi: spera negli scossoni elettorali dell’Occidente per erodere il sostegno all’Ucraina

Ascolta l'audio

Nei prossimi mesi si vota in Polonia, nei Paesi Bassi, in Austria e alle Europee. L’auspicio del Cremlino è che possano emergere candidati favorevoli allo stop degli aiuti a Kiev. E lo zar va verso il quinto mandato
2 minuti di lettura

In Occidente e in Russia è tempo di campagne elettorali. E per Vladimir Putin l’occasione per gongolare. La vittoria del populista di sinistra Robert Fico in Slovacchia e il taglio degli aiuti a Kiev dal bilancio temporaneo approvato dal Congresso statunitense sono un dolce antipasto di quello che spera possa accadere nei prossimi mesi. In vista ci sono una sfilza di appuntamenti alle urne, a partire dalle elezioni in Polonia e nei Paesi Bassi, passando per le parlamentari europee e il voto in Austria, fino alle fatidiche presidenziali statunitensi del 5 novembre 2024. Ovunque la sua speranza è che l’esito delle votazioni possa portare a ribaltamenti e, di conseguenza, a uno stop al sostegno a Kiev. Quanto a lui, nessuno scossone. Stando a Kommersant, potrebbe annunciare la sua ricandidatura a un quinto mandato alle presidenziali del 17 marzo 2024 già il prossimo mese a margine dell’inaugurazione della mostra “Russia” nel parco Vdnkh. La “cornice ideologica” della campagna elettorale …

In Occidente e in Russia è tempo di campagne elettorali. E per Vladimir Putin l’occasione per gongolare. La vittoria del populista di sinistra Robert Fico in Slovacchia e il taglio degli aiuti a Kiev dal bilancio temporaneo approvato dal Congresso statunitense sono un dolce antipasto di quello che spera possa accadere nei prossimi mesi. In vista ci sono una sfilza di appuntamenti alle urne, a partire dalle elezioni in Polonia e nei Paesi Bassi, passando per le parlamentari europee e il voto in Austria, fino alle fatidiche presidenziali statunitensi del 5 novembre 2024. Ovunque la sua speranza è che l’esito delle votazioni possa portare a ribaltamenti e, di conseguenza, a uno stop al sostegno a Kiev. Quanto a lui, nessuno scossone. Stando a Kommersant, potrebbe annunciare la sua ricandidatura a un quinto mandato alle presidenziali del 17 marzo 2024 già il prossimo mese a margine dell’inaugurazione della mostra “Russia” nel parco Vdnkh. La “cornice ideologica” della campagna elettorale è già pronta, scrive il quotidiano economico: la Russia è una civiltà separata, una “famiglia di famiglie” che lotta per i valori tradizionali, i suoi nemici cercando di sconfiggerla, ma la società è così consolidata che non ci riuscirà.


Sul fronte opposto, Mosca confida invece nello sgretolamento. Archiviata oramai da tempo l’illusione della vittoria lampo, il Cremlino punta ora alla “strategia di logoramento”, o “strategia talebana”: resistere e aspettare fino a quando gli occidentali si stancheranno di soffrire per il bene dell’Ucraina, spazzeranno via all’unanimità gli attuali Macron e i populisti saliranno al potere. Putin stesso lo ha definito un «processo lungo». A vincere sarà chi resisterà di più sul piano delle risorse umane e materiali. Mosca si è preparata con grandi aumenti della spesa e della produzione per la difesa. Kiev, invece, dipende dagli aiuti alleati.
La parola d’ordine è ustalost, “stanchezza”.

La vittoria di Fico e il voto al Congresso statunitense, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, non sono che il segno della «stanchezza derivante da questo conflitto, la stanchezza derivante dal sostegno completamente assurdo del regime di Kiev». «E questa stanchezza porterà alla frammentazione dell’establishment politico e alla crescita delle contraddizioni», ha aggiunto. Tutto «secondo le nostre previsioni». «La profezia di Vladimir Putin si sta avverando», conferma anche Aleksej Kalmykov, analista indipendente di Bbc Russia, testata bloccata nella Federazione. Intervenendo al Forum economico di San Pietroburgo nel giugno 2022, a tre mesi dal lancio della cosiddetta “operazione militare speciale”, il presidente russo aveva detto che i costi del conflitto in Ucraina avrebbero portato in Occidente a «un’ondata di populismo e alla crescita di movimenti estremi e radicali, a gravi cambiamenti socioeconomici, al degrado e, nel prossimo futuro, a un cambiamento delle élite».

Se la destra è già salita al potere negli scorsi mesi in alcuni Paesi europei, compresa l’Italia, il voto in Slovacchia segna la prima vittoria di un politico d’opposizione che ha fatto campagna elettorale «letteralmente cantando lo spartito della propaganda russa», osserva Kalmykov. Il giubilo è rimandato a quando Fico riuscirà a formare una coalizione di governo, ma la sua vittoria è una prima crepa che fa ben sperare le autorità russe. I commenti di politici e analisti sono unanimi. Il trionfo elettorale di Fico è «un segnale allarmante per gli ambienti anti-russi in Europa» per il senatore Aleksej Pushkov e «il primo segnale della seconda ondata di euroscettici» per Oleg Bondarenko, fondatore di Balkanist.ru. «In Europa si sta formando un nucleo di persone sobrie», «stanche dell’Ucraina», dice il politologo Sergej Mikheev.

E sempre di stanchezza parla anche il politologo Vladimir Kornilov: «Il successo di Fico ha dimostrato chiaramente la tendenza dei Paesi occidentali a stancarsi del sostegno infinito all’Ucraina».
La Slovacchia «ha creato un precedente. L’aiuto all’Ucraina sta gradualmente diventando una carta nei giochi politici interni in Occidente. Putin festeggia una vittoria, anche se piccola», osserva Kalmykov. Ma invita a non cedere a un prematuro pessimismo. Se è vero che Fico ha promesso di sospendere l’assistenza militare all’Ucraina, la Slovacchia ha già inviato a Kiev tutto ciò che poteva, compresi i suoi 13 MiG-29. Persino ’analista militare filogovernativo Igor Korotchenko, direttore della rivista Difesa Nazionale, è cauto: «La portata delle forniture di armi statunitensi a Kiev non farà altro che aumentare. Alla luce delle recenti notizie di contraddizioni in Occidente, non dovremmo in nessun caso cullarci in vane speranze e illusioni che questo sostegno finirà».

Leggi i commenti