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La “moral suasion” del Vaticano per condizionare l’esito della Cop28

Con la pubblicazione dell’esortazione apostolica il Papa accelera sulla crisi climatica in vista del vertice di Dubai di novembre
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CITTÀ DEL VATICANO — Ha la forma di un documento pontificio ma la sostanza di un’operazione geopolitica, “Laudate Deum”: con un obiettivo ben preciso, il vertice internazionale sul clima che si svolgerà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre, e un bersaglio altrettanto chiaro, la destra cattolica statunitense.

Jorge Mario Bergoglio è un giocatore di scacchi, ogni mossa ha svariati esiti possibili. Con la pubblicazione dell’esortazione apostolica ha voluto dare un messaggio di apertura al mondo al Sinodo che ha inaugurato ieri in Vaticano. Ha rivendicato di aver visto giusto con la “Laudato si’” del 2015, ribadendo l’appello alla conversione perché «è deplorevole che le crisi globali vengano sprecate quando sarebbero l’occasione per apportare cambiamenti salutari», scrive: «È quello che è successo nella crisi finanziaria del 2007-2008 e che si è ripetuto nella crisi del Covid-19».

CITTÀ DEL VATICANO — Ha la forma di un documento pontificio ma la sostanza di un’operazione geopolitica, “Laudate Deum”: con un obiettivo ben preciso, il vertice internazionale sul clima che si svolgerà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre, e un bersaglio altrettanto chiaro, la destra cattolica statunitense.

Jorge Mario Bergoglio è un giocatore di scacchi, ogni mossa ha svariati esiti possibili. Con la pubblicazione dell’esortazione apostolica ha voluto dare un messaggio di apertura al mondo al Sinodo che ha inaugurato ieri in Vaticano. Ha rivendicato di aver visto giusto con la “Laudato si’” del 2015, ribadendo l’appello alla conversione perché «è deplorevole che le crisi globali vengano sprecate quando sarebbero l’occasione per apportare cambiamenti salutari», scrive: «È quello che è successo nella crisi finanziaria del 2007-2008 e che si è ripetuto nella crisi del Covid-19».

Una drammatizzazione, dai toni quasi apocalittici, che il Papa argentino costruisce, però, per centrare l’obiettivo che più ha a cuore, più politico: non c’è più tempo, la comunità internazionale deve prendere decisioni coraggiose ora o, forse, mai più. Un «pungiglione etico» — lo chiama così — che punta diritto alla Cop28. Il vescovo di Roma mette tutto il suo peso per la riuscita di quel summit. Già nel 2015 — lo rivelò Ségolène Royal, allora ministro francese dell’Ambiente — accelerò la stesura della “Laudato si’” per tentare di spingere la Cop21 di Parigi. Poco prima di quel vertice ricevette il segretario dell’Onu di allora, Ban Ki-moon, nei giorni successivi si attaccò al telefono e chiamò diversi capi di Stato. Ora, di nuovo, dà fondo alle risorse della moral suasion affinché l’appuntamento di Dubai sia «un punto di svolta», «una occasione storica», l’occasione per «mostrare la nobiltà della politica e non la sua vergogna».

Insieme alle migrazioni, quella climatica è una crisi epocale e la Chiesa vuole contribuire alla sua soluzione. Valorizzando un «multilateralismo» — termine che ricorre ripetutamente nel testo papale — capace di coinvolgere il global south. Gli Emirati Arabi Uniti sono un partner, e non solo per il clima. Ad Abu Dhabi, nel 2019, firmò una storica dichiarazione sulla “fratellanza umana” con il grande imam di al-Azhar, a novembre prossimo vuole promuovere una conferenza interreligiosa che spinga per la pace in Ucraina.

Come in ogni strategia, ci sono i partner e ci sono gli avversari. I negazionisti climatici. Francesco non lo esplicita, ma quando scrive che «anche all’interno della Chiesa cattolica» ci sono «opinioni sprezzanti e irragionevoli», guarda, in particolare, agli Usa. «Le emissioni pro capite negli Stati Uniti sono circa il doppio di quelle di un abitante della Cina», scrive. Già nel 2015, del resto, la “Laudato si’” fu attaccata frontalmente dall’Heartland Institute, think tank conservatore, con agganci nell’industria petrolifera, che contestò l’incontro con Ban Ki-moon e negli anni successivi ha continuato a prenderlo di mira. L’Heartland Institute è stato affiancato in altre battaglie politiche da un’altra associazione, la American Society for the Defense of Tradition, Family and Property, a sua volta scettica sul cambiamento climatico. E che ha pubblicato da poco un pamphlet contro il sinodo appena aperto dal Papa, intitolato “Il processo sinodale, un vaso di pandora”. Introduzione del cardinale statunitense Raymond Leo Burke, il capofila dell’opposizione curiale al Papa. E il cerchio si chiude.

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