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La Finlandia rilancia la diplomazia della sauna. Invito in ambasciata per sudare in nome del dialogo

Una sera a Londra con i diplomatici del paese scandinavo che rispolverano la pratica che aiutò la distensione tra Helsinki e Mosca.
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LONDRA – L’invito può sembrare uno scherzo: “Vi andrebbe di passare una serata nella sauna dell’ambasciata finlandese?” Invece è una proposta serissima, radicata nella storia: in gergo si chiama “sauna diplomacy” e risale al primo dopoguerra, quando il governo di Helsinki vi faceva ricorso per cercare di ottenere qualche grado in più di autonomia dall’Unione Sovietica comunista, all’epoca della cosiddetta “finlandizzazione”.

L’email che ho ricevuto io non ambiva a risolvere tensioni da guerra fredda, ma comunque a dimostrare che, seduti nudi su panche di legno a 90 gradi di temperatura, è più facile sciogliere il ghiaccio – letteralmente – in qualsiasi tipo di relazione. L’iniziativa di rilanciare la vecchia tradizione della “diplomazia della sauna” è stata presa recentemente dall’ambasciata della Finlandia a Londra: un po’ per farsi nuovi amici nella comunità di giornalisti e politici della capitale britannica, un po’ per arricchire il “soft power” del proprio Paese con un elemento c…

LONDRA – L’invito può sembrare uno scherzo: “Vi andrebbe di passare una serata nella sauna dell’ambasciata finlandese?” Invece è una proposta serissima, radicata nella storia: in gergo si chiama “sauna diplomacy” e risale al primo dopoguerra, quando il governo di Helsinki vi faceva ricorso per cercare di ottenere qualche grado in più di autonomia dall’Unione Sovietica comunista, all’epoca della cosiddetta “finlandizzazione”.

L’email che ho ricevuto io non ambiva a risolvere tensioni da guerra fredda, ma comunque a dimostrare che, seduti nudi su panche di legno a 90 gradi di temperatura, è più facile sciogliere il ghiaccio – letteralmente – in qualsiasi tipo di relazione. L’iniziativa di rilanciare la vecchia tradizione della “diplomazia della sauna” è stata presa recentemente dall’ambasciata della Finlandia a Londra: un po’ per farsi nuovi amici nella comunità di giornalisti e politici della capitale britannica, un po’ per arricchire il “soft power” del proprio Paese con un elemento che non tutti conoscono.

La serata in questione funziona così: si arriva al termine della giornata di lavoro all’ambasciata finlandese, a due passi da Belgrave Square, nel cuore di Londra, si viene fatti accomodare sui divanetti di una sala nel seminterrato, si fa conoscenza con gli altri ospiti sorseggiando un drink e poi si entra nello spogliatoio adiacente. L’ambasciata fornisce accappatoio, asciugamani e ciabatte. Chi vuole può indossare il costume da bagno, altrimenti si rimane, come si suol dire, in costume adamitico.

Dopo una rapida doccia si accede alla sauna, a turni, uomini separati dalle donne. Si rimane dentro a sudare per due o tre sedute di 15 minuti circa l’una. Chi vuole si frusta a vicenda con rami di betulla: pare che il corpo ne tragga beneficio. Quindi si torna tutti insieme nella saletta (rivestiti o in accappatoio, maschi e femmine) per una cena buffet a base di deliziosi piatti finlandesi preparati dal cuoco dell’ambasciata, conditi con birra italiana (forse in mio onore) e un long drink finlandese a base di gin.
“Finlandizzazione” era il termine con cui, dopo la Seconda guerra mondiale, veniva definita l’influenza di Mosca sul vicino Paese scandinavo. Nel 1939-40 la Finlandia era riuscita respingere un’invasione russa, pur perdendo il 15 per cento del proprio territorio, in una guerra non dissimile da quella odierna in Ucraina. Ma pur mantenendo l’indipendenza, dopo la Seconda guerra mondiale si era trovata a dovere accettare una difficile convivenza con l’Urss di Stalin. Non era diventata un Paese “satellite” del Cremlino, la sorte toccata alle nazioni dell’Europa dell’Est, ma non poteva nemmeno fare parte a tutti gli effetti dell’Occidente: infatti ha atteso fino al 1995 per entrare nell’Unione Europea e soltanto ora, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ha preso la storica decisione di entrare nella Nato.

Per garantirsi un po’ di autonomia durante la guerra fredda, i leader finlandesi fecero così ricorso alla “diplomazia della sauna”: invitavano i leader sovietici a chiudersi con loro a sudare a più non posso in una stanzetta rivestita di legno, e a bere vodka, l’alcolico preferito da entrambi, tra una sudata e l’altra. Le serate si protraevano fino alle 5 del mattino. Alla fine, erano spesso tutti ubriachi. In ogni caso si lasciavano in perfetta armonia.
Sembra che proprio con una nottata nella sauna il presidente finlandese Urho Kekkonen cominciò a convincere Nikita Krusciov, segretario generale del Partito comunista sovietico, della necessità per la Finlandia di integrarsi gradualmente con l’Europa occidentale. Perfino Vladimir Putin, a quanto pare, nel 2005 uscì ben disposto da una seduta nella sauna con il marito della presidente finlandese Tarja Halonen. Anche i russi, naturalmente, hanno una grande passione per la sauna, che loro chiamano banja ed è più umida e più calda di quella finlandese. Ogni dicembre, a Capodanno, la tv russa trasmette una commedia romantica che inizia proprio con una sbronza alla banja.

Non per nulla Tom Clancy, lo scrittore americano di thriller fantapolitici, ambientò in una sauna russa una scena chiave del suo romanzo “Il cardinale del Cremlino”. E qualcuno sospetta che la sauna sia stata lo strumento usato da Lavrentij Berija, capo dell’Nkvd, il servizio segreto predecessore del Kgb, per assassinare Stalin, invitandolo a restarci troppo a lungo nel giorno in cui il dittatore sovietico, notoriamente sofferente di cuore, ebbe l’ictus che ne provocò la morte.
Ma la sauna, usata per fini diplomatici o meno, piace anche ad altri popoli. In Germania la fanno tutti, generalmente nudi, uomini, donne e bambini, tutti insieme. E negli ultimi anni le ambasciate finlandesi di Washington e Bruxelles hanno incontrato entusiastico responso invitando politici, giornalisti e lobbisti americani ed europei nella sauna all’interno della propria sede diplomatica. Adesso a questa strategia di pubbliche relazioni si è unita anche l’ambasciata di Londra, con eguale successo.
Di cosa abbiamo parlato, con gli ospiti della serata a cui ho partecipato io? La sostanza delle conversazioni dovrebbe restare off the record, ma i temi possono essere tranquillamente citati: la Brexit, le somiglianze tra Londra e New York, le differenze tra i vari Paesi scandinavi, le abitudini nella sauna nei Paesi nordici e in quelli del Sud (come la Turchia). Si è discusso anche il motivo per cui la Finlandia vince da cinque anni il titolo di Paese più felice del mondo: “Perché sappiano accontentarci di quello che abbiamo, perché sappiamo apprezzare l’importanza di avere un tetto, un lavoro, degli affetti”, secondo uno dei miei interlocutori finlandesi. Al termine della serata, ciascuno di noi ha ricevuto un certificato che ci rende membri a vita della Sauna Diplomatic Society. Fuori dall’ambasciata, nella notte di Londra, mi sono sentito più leggero e felice: come un finlandese. La diplomazia della sauna funziona!

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