Missile russo su una veglia funebre a Gorza: più di 50 civili ucraini morti. Ogni famiglia del villaggio colpita dalla tragedia
dal nostro inviato Fabio TonacciKIEV – La pietà muta dei soccorritori non basta a coprirli tutti, servono delle lenzuola, delle coperte, almeno uno straccio per i volti, qualcosa. Sono davvero tanti, cinquantuno morti, tutti insieme. Sono per terra, bruciati, mutilati, sgraziati, nudi. Forse qualcun altro è ancora sotto le macerie, perché erano in sessanta alla veglia funebre. Era per commemorare un soldato del posto e l’hanno organizzata nell’unico caffè esistente nel villaggio, quello che è accanto all’emporio. Ogni famiglia di Groza aveva mandato qualcuno. In Ucraina quando muore qualcuno fanno i pranzi e le cene dopo il funerale. La veglia funebre, stavolta, è diventata una tomba collettiva.
È la strage di guerra più grave del 2023, la peggiore accaduta nella regione di Kharkiv dall’inizio dell’invasione. Strage di civili, ancora una volta. «I russi hanno colpito con un missile balistico Iskander alle 13.25», dicono le autorità locali. Dieci corpi sono in fila nel parcheggio dell’emporio di Groza, dentro sacchi…
KIEV – La pietà muta dei soccorritori non basta a coprirli tutti, servono delle lenzuola, delle coperte, almeno uno straccio per i volti, qualcosa. Sono davvero tanti, cinquantuno morti, tutti insieme. Sono per terra, bruciati, mutilati, sgraziati, nudi. Forse qualcun altro è ancora sotto le macerie, perché erano in sessanta alla veglia funebre. Era per commemorare un soldato del posto e l’hanno organizzata nell’unico caffè esistente nel villaggio, quello che è accanto all’emporio. Ogni famiglia di Groza aveva mandato qualcuno. In Ucraina quando muore qualcuno fanno i pranzi e le cene dopo il funerale. La veglia funebre, stavolta, è diventata una tomba collettiva.
È la strage di guerra più grave del 2023, la peggiore accaduta nella regione di Kharkiv dall’inizio dell’invasione. Strage di civili, ancora una volta. «I russi hanno colpito con un missile balistico Iskander alle 13.25», dicono le autorità locali. Dieci corpi sono in fila nel parcheggio dell’emporio di Groza, dentro sacchi bianchi da obitorio. Non sono soldati, sono gli abitanti di questo borgo di contadini minuscolo e anonimo che si trova a venti chilometri dal fronte. O almeno questo raccontano i brandelli dei vestiti.
Dodici cadaveri sono sull’erba accanto alla giostra dei bambini. Per loro si sono arrangiati: su un uomo hanno messo un tappeto persiano, su una donna una tovaglia e una pietra a tenere fermo un foglio di carta con delle scritte sopra. Gli altri hanno il viso annerito dall’esplosione e il torso ingrigito dalla polvere di calcinacci. Alcuni sono mutilati. Due hanno le braccia distese sopra la testa, nella posizione con cui i vigili del fuoco li hanno trascinati fin lì. «Cinquantuno…», ripetono le autorità locali, quando le operazioni di soccorso non sono ancora terminate. «Hanno ucciso anche una bambina di sei anni. Sette i feriti gravi, di cui sei donne che si sono salvate perché si trovavano a cinquanta metri dal caffè».
Groza, un altro punto qualsiasi sulla mappa dell’Ucraina che ora il mondo conosce per colpa di un missile, il teatro di un massacro, l’ultima scena del crimine di guerra. Il nome del villaggio, in ucraino, significa “tempesta di tuoni”. Alle 13.25 di ieri l’emporio e il caffè sono stati sventrati. Cumuli di mattoni, pezzi di cemento, lamiere, legni, esseri umani. Otto minuti prima le sirene dell’allerta aereo si sono messe a suonare, ma dopo diciotto mesi di bombardamenti chi ci fa più caso, nessuno corre a ripararsi, si è fatalisti e si spera che il razzo passi oltre o venga abbattuto dai sistemi di difesa. Quel missile però sapeva esattamente cosa colpire, e a che ora. «Non escludiamo che un abitante di Groza abbia spifferato all’esercito russo della veglia funebre e le coordinate del caffè», sospetta Dmytro Chubenko, portavoce del procuratore regionale di Kharkiv. «Non ne capiamo la logica, c’erano solo civili al pranzo».
Non è la prima volta che l’artiglieria russa mira le commemorazioni: era successo non molto tempo fa a Pervomaysk, sempre nella regione di Kharkiv, durante una cerimonia di addio per un soldato morto al fronte. Lì sì che c’erano i suoi commilitoni, ma il razzo è stato impreciso, è esploso lontano. Chubenko conta in cento gli abitanti di Groza, fa il calcolo e dice: «Metà villaggio è stato spazzato via con un colpo solo». Per il ministero dell’Interno ucraino, invece, i residenti erano 330, quindi la percentuale della morte diminuisce, si attesta tra il 10 e il 20%, ma sono calcoli che interessano giusto gli statistici e l’anagrafe, la verità è che non c’è famiglia di Groza che non abbia un lutto da piangere, non c’è casa dove questa notte si potrà dormire.
Siamo qui a raccontare un’altra carneficina di persone che non sono soldati. Un altro attacco a un luogo di ristorazione frequentato da civili, come è già accaduto a giugno al Ria Pizza a Kramatorsk (13 morti) e, ad agosto, a un hotel-pizzeria a Pokrovsk (9 morti). «Un attacco terroristico deliberato, l’ennesimo crimine russo», dice Zelensky da Granada dove è per il vertice europeo. È persino peggiore di quello che a gennaio ha fatto 46 morti in una palazzina di Dnipro, centrata da un razzo.
Groza misura due chilometri di lunghezza. Era stato occupato dalle forze armate di Mosca nella prima fase del conflitto, liberato dagli ucraini nel settembre scorso. Secondo fonti locali, non ci sono basi o comandi nella zona. Mosca non ha ancora commentato la strage, ma non è difficile indovinare cosa dirà, se dirà. «Non colpiamo mai infrastrutture civili, solo obiettivi militari». La solita, insopportabile, menzogna.