Migranti, Tajani a Riad cerca sostegno per la Tunisia
dalla nostra inviata Francesca CaferriRIAD – Per stabilizzare la Tunisia e l’Africa tutta e ridurre così flussi migratori serve il sostegno di tutti: ecco allora che il ministro degli Esteri Antonio Tajani va fino a Riad per cercare quello dell’Arabia Saudita, Paese chiave nell’area del Medio Oriente così come nel continente africano. Che alla conferenza di Roma sulle migrazioni dell’estate scorsa aveva partecipato ma senza una posizione rilevante, complice prima di tutto la rivalità con i cugini degli Emirati arabi uniti che invece nel vertice della Farnesina e nei suoi futuri sviluppi hanno avuto e avranno un ruolo di primo piano. Ma che ora accetta di unirsi al processo che da Roma è scaturito.
La missione di Tajani in una Riad ancora caldissima parte da qui ma è più ampia: di fatto è il riconoscimento del ruolo di primo piano che l’Arabia Saudita ha acquisito sul piano internazionale negli ultimi mesi, in particolare dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, grazie anche alle sue immense riserve di petrolio. Il ministr…
RIAD – Per stabilizzare la Tunisia e l’Africa tutta e ridurre così flussi migratori serve il sostegno di tutti: ecco allora che il ministro degli Esteri Antonio Tajani va fino a Riad per cercare quello dell’Arabia Saudita, Paese chiave nell’area del Medio Oriente così come nel continente africano. Che alla conferenza di Roma sulle migrazioni dell’estate scorsa aveva partecipato ma senza una posizione rilevante, complice prima di tutto la rivalità con i cugini degli Emirati arabi uniti che invece nel vertice della Farnesina e nei suoi futuri sviluppi hanno avuto e avranno un ruolo di primo piano. Ma che ora accetta di unirsi al processo che da Roma è scaturito.
La missione di Tajani in una Riad ancora caldissima parte da qui ma è più ampia: di fatto è il riconoscimento del ruolo di primo piano che l’Arabia Saudita ha acquisito sul piano internazionale negli ultimi mesi, in particolare dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, grazie anche alle sue immense riserve di petrolio. Il ministro ha incontrato il suo omologo, Faisal bin Farhad al Saud e con lui ha discusso dei risultati del vertice di Gedda, in cui per la prima volta a parlare di pace in Ucraina si sono seduti anche i cinesi, su chiamata diretta del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman: “E’ stato importante. Abbiamo incoraggiato i sauditi ad andare avanti”, dice Tajani. Sul tavolo anche le potenzialità e anche ai rischi che l’allargamento dell’alleanza dei Paesi emergenti ai sauditi e ad altri Paesi può portare: gli Stati Uniti non hanno fatto segreto di temere che i Brics si trasformino in un’alleanza anti-Occidentale e la Farnesina ha espresso posizioni simili.
E appunto il tema delle migrazioni: Riad accetta un ruolo nel piano emerso a Roma, nonostante il gelo con gli emiratini. La presenza saudita in Africa e l’azione di sostegno economico diretto che sta svolgendo in Tunisia sono per l’Italia fattori importanti su cui costruire future collaborazioni e da lì si partirà per una collaborazione politica.
La missione ha avuto anche un importante risvolto economico, consolidando risultati già raggiunti nei mesi scorsi: vedi gli accordi economici senza precedenti firmati dai due Paesi a Milano un mese fa e l’aumento record dell’interscambio commerciale nell’ultimo anno, + 40,7% nel 2022 a 11,5 miliardi di euro.
A sugello di questo processo, l’Italia punta ad arrivare a un partenariato strategico con Riad, che significherebbe aumentare le relazioni economiche e culturali. Per questo Tajani ha incontrato i ministri titolari degli Investimenti e del Commercio, Khalid al Falih e Majed Abdalllah Alkassabi, portando poi sostegno alla comunità di imprenditori che con i loro progetti – dalla realizzazione della metropolitana della capitale, ai cantieri dei musei, dalla componentistica al design – stanno contribuendo a realizzare i piani di Vision 2030, il piano di rinnovamento economico e sociale con il quale il principe ereditario Mohammed bin Salman (che governa il Paese facendo le veci del padre, re Salman) sta cambiando il volto di quella che fino a qualche anno fa era la nazione più conservatrice del mondo. “L’Italia sta facendo molto, ma c’è ancora spazio per aumentare la nostra collaborazione“ ha detto il potente ministro del Commercio Alkassabi.
Un clima ottimo dunque, che neanche i due elefanti nella stanza, l’Expo e l’eterna questione dei diritti umani nel regno, sono riusciti a turbare. “Che vinca il migliore”, ha sorriso Tajani a domanda diretta sull’edizione 2030 della manifestazione internazionale che Roma e Riad si contendono insieme alla sudcoreana Busan. Ma è da notare che nei comunicati ufficiali il tema era visibilmente sotto tono, a dimostrazione della volontà di non disturbare il resto. Del tutto assente invece la questione dei diritti, che le organizzazioni internazionali continuano a sollevare ogni volta che si parla di questo Paese ed è tornata in primo piano anche in Italia con la sponsorizzazione, annunciata qualche giorno fa, della Roma calcio da parte dell’ente governativo Riyahd Season. “Sappiamo quali sono le cose, ma non era questo l’argomento della visita”, ha detto Tajani.