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Usa, l’ombra di Steve Bannon sulla defenestrazione dello Speaker Kevin McCarthy

Steve Bannon

 
L’ideolgo dell’Alt Right, oggi conduttore di un podcast estremista di successo, avrebbe pianificato col leader dei deputati repubblicani ribelli la caduta del presidente della Camera
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Steve Bannon, ancora lui. E ti pareva che dietro la defenestrazione dello Speaker della Camera Kevin McCarthy non ci fosse pure l'ideologo dell'Alt Right, già stratega di Donald Trump durante la campagna elettorale 2016 e poi consigliere alla sicurezza nazionale alla Casa Bianca (salvo essere licenziato nell'agosto 2017 all'indomani delle violenze razziste di Charlottesville). Lo stesso che da anni solletica la pancia dell’ultradestra americana, alimentandola col suo estremismo prima dal sito Breitbart News di cui era direttore e ora come conduttore del podcast War Room. Certo, nel 2020 è stato arrestato per frode federale, dopo aver intascato denaro raccolto con la campagna We Build The Wall nata per sostenere la costruzione del muro di Trump, ma poi è stato proprio l’allora presidente a graziarlo last minute. Nel 2022, dopo aver sfidato un mandato di comparizione, ha invece ricevuto una condanna per oltraggio al Congresso che ha esaltato la sua base.&nb…

Steve Bannon, ancora lui. E ti pareva che dietro la defenestrazione dello Speaker della Camera Kevin McCarthy non ci fosse pure l'ideologo dell'Alt Right, già stratega di Donald Trump durante la campagna elettorale 2016 e poi consigliere alla sicurezza nazionale alla Casa Bianca (salvo essere licenziato nell'agosto 2017 all'indomani delle violenze razziste di Charlottesville). Lo stesso che da anni solletica la pancia dell’ultradestra americana, alimentandola col suo estremismo prima dal sito Breitbart News di cui era direttore e ora come conduttore del podcast War Room. Certo, nel 2020 è stato arrestato per frode federale, dopo aver intascato denaro raccolto con la campagna We Build The Wall nata per sostenere la costruzione del muro di Trump, ma poi è stato proprio l’allora presidente a graziarlo last minute. Nel 2022, dopo aver sfidato un mandato di comparizione, ha invece ricevuto una condanna per oltraggio al Congresso che ha esaltato la sua base. 


Secondo il New York Times sarebbe stato proprio lui a dare la spinta decisiva all’attuale stato di caos che regna nel partito repubblicano: collaborando per settimane con il trumpiano della Florida Matt Gaetz all’elaborazione del piano che ha portato alla sfiducia dello Speaker, “colpevole” di aver mediato coi dem un accordo sul budget allo scopo di evitare per 45 giorni lo “shutdown” – la chiusura delle attività federali per mancanza di fondi in grado di paralizzare il paese - senza aver prima ottenuto i tagli pretesi dagli ultraconservatori. Forte del suo podcast, seguitissimo dai trumpiani soprattutto nelle aree rurali dell’America più profonda, Bannon ha dunque fatto da cassa di risonanza al malcontento dei deputati estremisti, galvanizzando il sostegno della base. Per motivi ideologici, certo, “arrivare allo shutdown avrebbe rovinato il governo”. Ma anche (e principalmente, dice sempre il Nyt) con l'obiettivo di capitalizzare in termini economici e di audience quel suo podcast, che quotidianamente arringa per 4 ore il pubblico da un sottoscala a pochi passi da Capitol Hill.


Non è certo un caso che poche ore dopo l’assassinio politico di McCarthy, l’istigatore della ribellione Gaetz e la deputata della Carolina del Sud Nancy Mace, in teoria la più moderata degli otto ribelli, si siano presentati a batter cassa proprio nel suo studio di registrazione: chiedendo il sostegno economico degli ascoltatori. “Movimento tettonico delle placche” ha esordito Bannon, utilizzando una metafora geologica per descrivere il terremoto avvenuto poche ore prima in aula. Invitando immediatamente a donare fondi ai suoi ospiti. “Dobbiamo restare sulla breccia” ha insistito l’oltranzista conduttore, che negli ultimi anni è stato fra i più ferventi sostenitori di quella “Big Lie”, la grande menzogna - come l’hanno ribattezzata da tempo i giornali Usa –  secondo cui Joe Biden avrebbe rubato le presidenziali 2020 a Trump. Ossessionato dall’idea di rovesciare McCarthy – nonostante il deputato della California sia a sua volta un falco la cui colpa sarebbe qui aver tentato di governare – Bannon di fatto rivendica la sua potenza, facendosi portavoce degli “arrabbiati” d’America.

E pazienza se i ribelli, a ora, non hanno alcuna idea di cosa fare dopo (lo dimostrano le domande andate a vuoto su chi sosterranno): hanno vinto il braccio di ferro e questo gli basta. Quanto meno, appunto, in termini economici: solitamente ignorati da media conservatori come Fox News ed evitati dalle lobby dei grandi donatori, ora che vengono dipinti come eroi da Bannon contano sul denaro dei piccoli sottoscrittori. “Ho bisogno del vostro aiuto perché già mi danno la caccia”, ha d’altronde affermato senza giri di parole Nancy Mace, candidata in un distretto molto competitivo, ricordando l’indirizzo del suo sito web: “Prima del voto me l’hanno promessa, prosciugheranno i miei fondi. La pressione su di me è enorme”. La sua presenza nel gruppo rappresenta d’altronde un trofeo per Bannon e Co. O meglio: una foglia di fico. Perché il suo voto pro-estromissione di McCarthy ha permesso di smentire l’idea che gli intransigenti siano solo ferventi MAGA, sì insomma ultra trumpiani (Maga è l’acronimo di Make America Great Again lo slogan preferito dell’ex presidente), visto che lei è stata finora una moderata che ha più volte votato coi dem, perfino sostenendo l’arresto di Bannon e scagliandosi contro Gaetz accusato di abusi su una minore. “Nancy non è una intransigente di estrema destra –  ha infatti detto il deputato della Florida nel corso della show – Ma un falco fiscale”. Dopo di loro, il diluvio. Ma non importa. Bannon e Trump insegnano: in America, oggi, si vince anche così.

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