Donald Trump si candida a Speaker, poi ci ripensa e punta tutto sul “falco” Jim Jordan per misurare il suo potere sul partito
di Anna LombardiLa nuova sfida di Donald Trump ai repubblicani. Dopo aver flirtato per qualche ora con l’idea di assumere lui stesso la carica di “Speaker” della Camera (secondo regolamento, il presidente dell’Assemblea bassa non deve esserne necessariamente un membro eletto) l’ex presidente degli Stati Uniti a caccia di nuovo mandato, ha deciso di tastare quanto è forte la sua presa sul partito puntando sul deputato dell’Ohio Jim Jordan. Suo fedelissimo alleato, il falco 59enne è d’altronde uno dei fondatori del Freedom Caucus – il blocco di deputati ultra conservatori interno al Gop. Ma soprattutto è il controverso presidente della potente commissione Giustizia della Camera, fra i primi a difendere The Donald dopo la rivolta di Capitol Hill, e di recente ha usato la posizione per indagare sui due procuratori che hanno messo sotto accusa il “capo”: Fani Willis in Georgia e Alvin Bragg a New York. Prendendosela pure col Dipar…
La nuova sfida di Donald Trump ai repubblicani. Dopo aver flirtato per qualche ora con l’idea di assumere lui stesso la carica di “Speaker” della Camera (secondo regolamento, il presidente dell’Assemblea bassa non deve esserne necessariamente un membro eletto) l’ex presidente degli Stati Uniti a caccia di nuovo mandato, ha deciso di tastare quanto è forte la sua presa sul partito puntando sul deputato dell’Ohio Jim Jordan. Suo fedelissimo alleato, il falco 59enne è d’altronde uno dei fondatori del Freedom Caucus – il blocco di deputati ultra conservatori interno al Gop. Ma soprattutto è il controverso presidente della potente commissione Giustizia della Camera, fra i primi a difendere The Donald dopo la rivolta di Capitol Hill, e di recente ha usato la posizione per indagare sui due procuratori che hanno messo sotto accusa il “capo”: Fani Willis in Georgia e Alvin Bragg a New York. Prendendosela pure col Dipartimento di Giustizia per il trattamento a suo dire “privilegiato” riservato ad Hunter Biden, il figlio del presidente Joe, indagato per frode fiscale e possesso illegale di un’arma.
“È un candidato forte per ciò che riguarda criminalità, confini, militari/veterani e Secondo Emendamento. Jim, sua moglie Polly e la famiglia sono eccezionali: sarà un grande Speaker e ha il mio completo e totale appoggio!”, ha dunque scritto Trump ieri sul suo social Truth, quando comunque la notizia era già pubblica, anticipata da Sean Hannity, l’amico conduttore della conservatrice Fox News. Un sostegno importante quello dell’ex presidente, che penalizza così un altro suo pur importante alleato: il leader della maggioranza repubblicana alla Camera Steve Scalise, 57 anni. L’italoamericano della Louisiana malato di tumore, che però a gennaio rifiutò la richiesta di sfidare apertamente McCarthy (ora defenestrato per aver mediato coi democratici, una soluzione tesa ad evitare almeno per 45 giorni lo shutdown senza ottenere i profondi tagli pretesi dall’estrema destra). Tutt’altro che colomba,Scalise nel 2014 finì nell’occhio del Ciclone per aver tenuto un discorso al fianco di David Duke, già leader del Ku Klux Klan (scusandosi in seguito).
In realtà nelle ore successive all’omicidio politico di McCarthy, Trump aveva rifiutato di sostenere un candidato anziché l’altro, dichiarando ai giornalisti: “Abbiamo persone fantastiche nel Partito, tutte capaci di fare un ottimo lavoro come Presidente”. Ma ora che Jordan e Scalise, entrambi suoi “amici”, sono testa a testa nel tentativo di aggiudicarsi il martelletto simbolo della prestigiosa e potente carica – lo Speaker è colui che programma quali leggi discutere e quando – Donald ha colto l’occasione per misurare il suo potere sul Gop: “Mi è stato chiesto di esprimermi per unificare il partito, perché ho così tanti amici al Congresso”. Certo, a Fox News ha detto di essere disponibile ad assumere lui stesso la carica: “Mi hanno chiesto se accetterei per un breve periodo, fino a quando non raggiungeranno una conclusione. Se necessario, se non saranno in grado di prendere una decisione lo farò". Ma fonti a lui vicine hanno poi detto a The Hill che era solleticato ma non serio nel pensare di accettare.
Il suo sostegno a Jordan, scrive Politico, dovrebbe servire a mostrare l’unità del partito (e la compattezza di questo sulla sua candidatura) ed evitare uno psicodramma simile a quello di gennaio scorso, quando ci vollero 15 votazioni per eleggere McCarthy: “I repubblicani combattono sempre tra loro, perché non dichiarano invece guerra ai democratici della sinistra radicale che stanno distruggendo il nostro Paese?” ha infatti scritto Trump su Truth. Non è detto che ce la faccia. Alla Camera i repubblicani hanno 221 deputati su 435, e la maggioranza si ottiene con 218 voti: ma Jordan in passato si è più volte scontrato con la leadership repubblicana, incluso l’ex Speaker John Boehner che lo ha definito addirittura un “terrorista politico”. Ieri mattina il deputato dell'Ohio, forte del sostegno che ha dato fino all’ultimo a McCarthy si è dunque confrontato con i membri moderati del Main Street Caucus il cui sostegno gli sarebbe essenziale. Le grandi manovre sono iniziate.