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Meloni faccia a faccia con Zelensky conferma l’invio entro fine anno. Ma le forniture saranno limitate

La diplomazia di Palazzo Chigi: L’Italia cerca di evitare la grana Storm Shadow. Crosetto: “Se serve riferirò in Parlamento”
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Un faccia a faccia lungo quasi un’ora, tra Meloni e Zelensky in una sala al secondo piano del palazzo dei congressi che ospita il vertice europeo di Granada. Facilitato dalla consuetudine, perché è il decimo in poco meno di un anno. Certo, il clima politico è diverso dal solito, l’opzione di nuovi aiuti militari ha fatto discutere l’esecutivo. Ma qualcosa, dopo l’incontro, ora può considerarsi acquisito: il governo varerà l’ottavo decreto per le armi a Kiev entro la fine dell’anno.

Se mai ci fosse stato un dubbio, l’interlocuzione diplomatica tra Roma e gli Stati Uniti – anche nelle ultime ore – ha convinto l’esecutivo a non esagerare nei distinguo e a rompere gli indugi, confermando nuovi invii. «C’è un sostegno a 360 gradi», giura Meloni. Quanto al contenuto della spedizione, però, le certezze si assottigliano.

Ci saranno dentro alcuni missili Aster 30 che alimentano la batteria Samp-T – che permette di proteggere i cieli sopra Kiev - e pezzi di ricambio necessari per la manut…

Un faccia a faccia lungo quasi un’ora, tra Meloni e Zelensky in una sala al secondo piano del palazzo dei congressi che ospita il vertice europeo di Granada. Facilitato dalla consuetudine, perché è il decimo in poco meno di un anno. Certo, il clima politico è diverso dal solito, l’opzione di nuovi aiuti militari ha fatto discutere l’esecutivo. Ma qualcosa, dopo l’incontro, ora può considerarsi acquisito: il governo varerà l’ottavo decreto per le armi a Kiev entro la fine dell’anno.

Se mai ci fosse stato un dubbio, l’interlocuzione diplomatica tra Roma e gli Stati Uniti – anche nelle ultime ore – ha convinto l’esecutivo a non esagerare nei distinguo e a rompere gli indugi, confermando nuovi invii. «C’è un sostegno a 360 gradi», giura Meloni. Quanto al contenuto della spedizione, però, le certezze si assottigliano.

Ci saranno dentro alcuni missili Aster 30 che alimentano la batteria Samp-T – che permette di proteggere i cieli sopra Kiev - e pezzi di ricambio necessari per la manutenzione, ma non quanti ne reclama l’Ucraina. Quanto ai missili a lungo raggio Storm Shadow, la questione è ancora più complessa: possono colpire la Crimea e l’esecutivo per il momento non intende esporsi, come invece hanno fatto britannici, francesi, americani e tedeschi. In realtà, Palazzo Chigi non esclude in linea di principio una donazione quasi simbolica, nell’ordine di qualche unità rispetto alle 200 a disposizione dell’Aeronautica. Ma certamente non si tratterà di una decisione pubblicizzata (il decreto interministeriale è secretato) né sufficiente a soddisfare del tutto le richieste.

Questo il capitolo tecnico, che è però venato di non poca politica. Lo si intuisce ascoltando le parole pubbliche di Meloni: «Il governo ha confermato il continuo e convinto sostegno italiano per la difesa delle infrastrutture critiche e per le esigenze di Kiev in vista della stagione invernale. Finché sarà necessario». E dunque: Roma non si sottrarrà, per quanto possibile, dal difendere i cieli ucraini. Anche con qualche sistema antidrone, anche se la Difesa ne ha pochissimi. Un impegno comunque ufficialmente apprezzato da Zelensky, che ha spinto l’esecutivo a esporsi con dichiarazioni poco diplomatiche: «Abbiamo discusso del prossimo pacchetto di aiuti militari dell’Italia, compresi i modi per rafforzare la nostra difesa aerea».

E però, c’è anche altro. C’è ad esempio il timore della premier di pagare un prezzo alto con i cittadini. L’ha detto a Joe Biden, nella call di qualche giorno fa. L’ha ribadito ieri ai colleghi europei e a Zelensky. «In Occidente esiste un problema di inflazione, migrazione e bassa crescita, tutto legato alla guerra. Senza soluzioni assunte in modo coordinato, perderemo il consenso delle opinioni pubbliche». A supportare la tesi, i numeri in mano a Palazzo Chigi: in Italia meno del 50% della popolazione è schierato con Kiev.

La prima conseguenza di questo malcontento è che una fetta rilevante del Parlamento potrebbe cavalcare l’ostilità al sostegno all’Ucraina per lucrare consenso elettorale. È di ieri la notizia che il Movimento cinque stelle ha chiesto a Guido Crosetto di presentarsi in Parlamento per riferire sulle indiscrezioni sull’ottavo pacchetto di armi. E per chiarire se dell’invio faranno parte anche missili a lungo raggio (impossibile che lo faccia, essendo appunto il testo secretato). «È una strategia bellicista e guerrafondaia«, attacca Giuseppe Conte. In ogni caso, il titolare della Difesa sembra pronto a parlare alle Camere: «Vado sempre volentieri in Parlamento, quando serve». Sarà un passaggio delicato, perché servirà anche a capire se davvero la Lega sosterrà le nuove spedizioni.

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