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La Russia verso la revoca del bando dei test nucleari

Vladimir Putin e il capo della Duma Vyacheslav Volodin

 

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Dopo l’intervento di Putin al Forum Valdai, la Duma promette che valuterà l’addio al trattato che aveva vietato gli esperimenti dopo il crollo dell’Urss: “Una risposta agli Stati Uniti”. Ma si teme una nuova corsa agli armamenti tra superpotenze
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Dalle parole ai fatti. La Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, valuterà al più presto se ci sia la necessità o meno di revocare la ratifica del Trattato sul divieto totale dei test nucleari (Ctbt). Parola di Vjacheslav Volodin. “È conforme ai nostri interessi nazionali. E arriverà come una risposta quid pro quo agli Stati Uniti, che non sono ancora riusciti a ratificare il trattato”, ha detto Volodin. “Washington e Bruxelles hanno scatenato una guerra contro il nostro Paese. Le sfide di oggi richiedono nuove decisioni".

L’allusione di Putin

A far scattare sull’attenti il presidente della Duma, è bastata un’allusione di Vladimir Putin durante la sessione plenaria a Sochi del Forum del think tank Valdai. Il presidente russo giove…

Dalle parole ai fatti. La Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, valuterà al più presto se ci sia la necessità o meno di revocare la ratifica del Trattato sul divieto totale dei test nucleari (Ctbt). Parola di Vjacheslav Volodin. “È conforme ai nostri interessi nazionali. E arriverà come una risposta quid pro quo agli Stati Uniti, che non sono ancora riusciti a ratificare il trattato”, ha detto Volodin. “Washington e Bruxelles hanno scatenato una guerra contro il nostro Paese. Le sfide di oggi richiedono nuove decisioni".

L’allusione di Putin

A far scattare sull’attenti il presidente della Duma, è bastata un’allusione di Vladimir Putin durante la sessione plenaria a Sochi del Forum del think tank Valdai. Il presidente russo giovedì aveva confermato che la Russia ha testato con successo il missile Burevestnik a propulsione e capacità nucleare, nonché il Sarmat, e che lavorerà per metterli in produzione. Per poi avvertire che il Parlamento russo potrebbe revocare la ratifica del Trattato che vieta i test nucleari. “Di norma, dicono gli esperti, con una nuova arma è necessario assicurarsi che la testata speciale funzioni senza guasti”.


Gli Stati Uniti del resto, ha poi sottolineato, hanno firmato, ma non ratificato il Trattato, mentre la Russia lo ha firmato e ratificato. “Non sono pronto a dire se abbiamo davvero bisogno di condurre test o no, ma in teoria è possibile comportarsi come gli Usa. Ma questa è una questione che spetta ai deputati della Duma. In teoria è possibile ritirare la ratifica. Sarebbe sufficiente”.

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov si è affrettato a precisare che “ciò non costituirebbe una dichiarazione di intenti di condurre test nucleari”, ma la semplice volontà di raggiungere un “denominatore comune” tra Russia e Stati Uniti. Certo è che la revoca della ratifica del Trattato da parte della Russia sembra oramai soltanto questione di tempo.

Una nuova corsa agli armamenti

Una ripresa dei test nucleari potrebbe portare all’inizio di una nuova corsa agli armamenti nucleari tra le grandi potenze che avevano interrotto i test nucleari dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Tra il 1945 e il Trattato sul divieto totale dei test nucleari del 1996 furono effettuati più di 2mila test nucleari, secondo le Nazioni Unite: 1.032 da parte degli Stati Uniti e 715 da parte dell’allora Unione Sovietica.


L’Urss effettuò l’ultimo test nel 1990 e gli Stati Uniti nel 1992, ma il conflitto in Ucraina ha innalzato le tensioni tra Mosca e Washington al livello più alto dalla crisi missilistica cubana del 1962.

Ai due storici blocchi si è poi aggiunta la Cina, che sta cercando di rafforzare il suo arsenale nucleare per adeguarlo al suo status di superpotenza emergente. Immagini satellitari dell’ultimo mese esaminate dalla Cnn dimostrerebbero una crescente attività nei siti di test nucleari in Russia, Cina e Stati Uniti.

Secondo l’Annual Threat Assessment 2023 della comunità di intelligence statunitense, la Cina sta costruendo centinaia di silos di missili balistici intercontinentali. E nel 2020 il Washington Post riferì che l’allora amministrazione Trump aveva discusso la possibilità di condurre un test nucleare. 

La dottrina nucleare russa

Ora Putin lancia la sfida incalzato dai falchi russi che perorano la ripresa dei test e persino la revisione della dottrina nucleare russa. Al momento la dottrina prevede una risposta nucleare a un attacco atomico o con armi convenzionali che “minacci l’esistenza stessa dello Stato russo”. Una formulazione vaga che ha portato alcuni esperti, a partire da Sergej Karaganov, a sollecitare il Cremlino affiché la inasprisca, per costringere l’Occidente a prendere più sul serio gli avvertimenti.

Rispondendo proprio a una domanda di Karaganov che suggeriva di riscrivere la dottrina nucleare per abbassare le linee rosse e costringere l’Occidente a smettere di sostenere l’Ucraina, Putin ha però affermato di non vedere la necessità di modificare il documento. “Non esiste alcuna situazione in cui qualcosa possa minacciare la sovranità russa e l’esistenza dello Stato russo. Penso che nessuna persona con mente sobria e chiara memoria potrebbe pensare di usare armi nucleari contro la Russia”. Parole che fanno sperare.

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