Mohammed Deif, l’“ospite”: chi è il leader militare di Hamas e perché i suoi veri obiettivi sono l’Arabia Saudita e l’Anp
di Francesca BorriL'Operazione Tempesta al-Aqsa sembra piuttosto l'Operazione Riad. Era solo il 2018 quando Yahya Sinwar, il leader di Hamas a Gaza, in prima pagina su Yedioth Ahronoth, il principale quotidiano israeliano, proponeva una tregua, dicendo: "Con la guerra non si ottiene niente". Cinque anni dopo, tra israeliani e palestinesi non è cambiato molto, in realtà. Ma tra israeliani e arabi è cambiato tutto.
E ora l'obiettivo, per Hamas, è l'intesa tra Israele e l'Arabia Saudita.
Chi è Mohammed Deif, l’“ospite”
Il capo delle Brigate al-Qassam è ancora l'elusivo Mohammed Deif, 58 anni, la cui ultima, e unica, foto è del 2001: quando fu rilasciato da un carcere dell'Autorità Palestinese. Israele ha provato ad assassinarlo già cinque volte, ed è stato il ricercato numero uno della più lunga delle guerre di Gaza, quella del 2014. Che si concluse dopo 51 giorni proprio perché Israele era certo che fosse morto. Invece è riapparso. Con il suo occhio solo. Deif non è il suo nome vero. In arabo, s…
L'Operazione Tempesta al-Aqsa sembra piuttosto l'Operazione Riad. Era solo il 2018 quando Yahya Sinwar, il leader di Hamas a Gaza, in prima pagina su Yedioth Ahronoth, il principale quotidiano israeliano, proponeva una tregua, dicendo: "Con la guerra non si ottiene niente". Cinque anni dopo, tra israeliani e palestinesi non è cambiato molto, in realtà. Ma tra israeliani e arabi è cambiato tutto.
E ora l'obiettivo, per Hamas, è l'intesa tra Israele e l'Arabia Saudita.
Chi è Mohammed Deif, l’“ospite”
Il capo delle Brigate al-Qassam è ancora l'elusivo Mohammed Deif, 58 anni, la cui ultima, e unica, foto è del 2001: quando fu rilasciato da un carcere dell'Autorità Palestinese. Israele ha provato ad assassinarlo già cinque volte, ed è stato il ricercato numero uno della più lunga delle guerre di Gaza, quella del 2014. Che si concluse dopo 51 giorni proprio perché Israele era certo che fosse morto. Invece è riapparso. Con il suo occhio solo. Deif non è il suo nome vero. In arabo, significa "l'ospite": perché dorme ogni sera in una casa diversa. Era l'amico fraterno di Yahya Ayyash, l'Ingegnere. L'esperto di esplosivi che tentò di minare gli Accordi di Oslo con la strategia degli attentati suicidi. Mohammed Deif è esperto di balistica, invece. Ha progettato i razzi Qassam che stanno piovendo su Israele: e che sono rudimentali, sì, ma quando sono sparati a migliaia, tutti insieme, come in questo momento, bucano l'Iron Dome. È il più irriducibile degli irriducibili.
La metropolitana di Gaza
Nel suo libro su Hamas, di Israele dice solo: Sparirà.
Oltre ai razzi Qassam, ha ideato la cosiddetta metropolitana di Gaza: la rete dei tunnel. Da cui negli anni più duri dell'embargo, quando Israele calcolava le calorie minime medie indispensabili alla sopravvivenza, 2.279 pro capite, per l'esattezza, perché i palestinesi non avessero neppure una briciola extra, sono stati contrabbandati beni di prima necessità: ma poi, via via, anche tutto quello che ha consentito a Hamas di costruirsi non solo i 110mila razzi Qassam dell'arsenale attuale, ma ogni arma artigianale immaginabile, dai palloncini incendiari alle zanzariere acchiappa-droni, dai blindati di latta fino agli inediti deltaplani di stoffa per il trasporto truppe. Più Gilad Shalit. Il caporale dell'Idf trascinato dentro a forza nel 2006, e poi, cinque anni dopo, barattato con 1.027 prigionieri palestinesi. Per Hamas, è l'arma più potente: gli israeliani stessi. Gli ostaggi. La nuova contraerea.
Meshal e Haniyeh
E adesso, Mohammed Deif è sempre lì, sempre uguale: ma lo sfondo politico è molto diverso. Anzi. Lo sfondo finanziario. Dalla guerra del 2014 in poi, i conti di Gaza sono stati saldati in larga parte dal Qatar. Non solo i danni causati dai frequenti bombardamenti israeliani, ma anche gli stipendi dei dipendenti pubblici, e l'elettricità, l'acqua, gli ospedali, perché Gaza, sempre più stanca di Hamas, non finisse alla fame: e alla rivolta - secondo l'ONU, l'embargo l'avrebbe resa inadatta alla vita entro il 2020: tre anni fa. Il regista di tutto è stato Khaled Meshal, una delle figure più carismatiche di Hamas. E del Medio Oriente. Quando nel 1997, ad Amman, fu avvelenato dal Mossad con un'operazione da film, re Hussein giurò guerra: e Israele fu costretto a rivelare l'antidoto. Oggi è il responsabile degli Affari Internazionali di Hamas, e vive tra Doha e Istanbul. Tra l'emiro bin Hamad al-Thani e Erdogan. A cui è molto legato.
Ma il 4 gennaio 2020, Ismail Haniyeh, che è responsabile dell'Ufficio Politico, si è presentato a Teheran ai funerali di Qasem Soleimani, il generale delle Guardie della Rivoluzione ucciso dagli Stati Uniti. Non aveva avvisato nessuno, e i malumori sono stati molti - Qasem Soleimani ha guidato la vittoria di Assad in Siria: una vittoria degli sciiti sui sunniti. La ragione, però, è stata presto chiara a tutti. Mentre il mondo era concentrato sul Covid, il 13 agosto Israele e gli Emirati Arabi firmavano gli Accordi di Abramo. Poco dopo, cominciava la Terza Intifada. Con armi pagate dall'Iran.
Gli obiettivi di Hamas
Ma l'aggressione di Hamas non è la prosecuzione dell'Intifada. Nella West Bank, l'Intifada è sostanzialmente fallita, perché non si è mai realmente diffusa, e a settembre, i Lions' Den di Nablus, i ventenni da cui tutto è iniziato, si sono consegnati all'Autorità Palestinese. L'Arabia Saudita, che sta cercando di normalizzare le sue relazioni con Israele, e di costruirsi un futuro dopo il petrolio, un futuro per cui le tecnologie di Israele sono fondamentali, ha incluso la questione palestinese nelle trattative: promettendo progressi ancora vaghi, ma intanto, vagonate di dollari. Ed è questo l'obiettivo di Hamas. Impedire l'accordo. E impedire, così, il rafforzamento dell'Autorità Palestinese. Che con Mahmoud Abbas vicino agli 88 anni, e ancora senza un successore, si avvia alla crisi.
L'obiettivo di Hamas è Ramallah, per ora. Non Tel Aviv.
Arrivare al potere a Ramallah. In attesa di Hezbollah. Per stringere Israele a tenaglia. Perché da sempre, in Medio Oriente i problemi interni si risolvono attaccando altri. E chi ha più problemi del Libano?