“No a una nuova Norimberga per Putin”. Gli ostacoli al nuovo vertice di pace per l’Ucraina
dal nostro inviato Fabio TonacciKIEV – Vista dal campo di battaglia, la pace non è neanche un miraggio. È un concetto astratto. Niente di più lontano da un negoziato è il missile balistico russo che giovedì ha ucciso 52 civili nel villaggio di Groza, niente di meno assimilabile a un principio di tregua si intravede nell’Iskander lanciato ieri su Kharkiv e costato la vita a un bambino di dieci anni e a sua nonna. Eppure qualcosa a livello diplomatico si muove. Qualcosa di importante e non semplice da decifrare.
Intorno al 20 ottobre (la data è da definire) si terrà a Istanbul il terzo vertice internazionale dei consiglieri per la sicurezza che ha come oggetto il piano di pace in dieci punti proposto da Zelensky. «L’unica formula rimasta sul tavolo», l’ha definita il capo della diplomazia Ue Josep Borrell. La convocazione del vertice è un segnale positivo, ma arriva in un momento poco propizio: la controffensiva ucraina fatica e non è giunta a quella fase decisiva che in tanti si aspettavano per quest’autunno, in più …
KIEV – Vista dal campo di battaglia, la pace non è neanche un miraggio. È un concetto astratto. Niente di più lontano da un negoziato è il missile balistico russo che giovedì ha ucciso 52 civili nel villaggio di Groza, niente di meno assimilabile a un principio di tregua si intravede nell’Iskander lanciato ieri su Kharkiv e costato la vita a un bambino di dieci anni e a sua nonna. Eppure qualcosa a livello diplomatico si muove. Qualcosa di importante e non semplice da decifrare.
Intorno al 20 ottobre (la data è da definire) si terrà a Istanbul il terzo vertice internazionale dei consiglieri per la sicurezza che ha come oggetto il piano di pace in dieci punti proposto da Zelensky. «L’unica formula rimasta sul tavolo», l’ha definita il capo della diplomazia Ue Josep Borrell. La convocazione del vertice è un segnale positivo, ma arriva in un momento poco propizio: la controffensiva ucraina fatica e non è giunta a quella fase decisiva che in tanti si aspettavano per quest’autunno, in più tra gli alleati si avvertono segnali di stanchezza nel sostegno economico-militare.
C’è dell’altro. A quanto risulta a Repubblica la discussione tra i Paesi (42 quelli che erano al precedente summit di Gedda, tra cui per la prima volta la Cina e gli Stati del Global South) si è incagliata sul Tribunale speciale sull’aggressione, a cui gli ucraini tengono tantissimo e che incontra lo scetticismo di Cina e Brasile. Dunque l’idea di Zelensky di convocare a dicembre la prima conferenza mondiale sulla pace (senza la Russia) appare a molti prematura, più un modo per mantenere l’iniziativa diplomatica che un reale passo in avanti verso il cessate il fuoco.
A Kiev hanno preso a riunirsi dieci gruppi di lavoro di ambasciatori e diplomatici, uno per ogni punto del piano, per rendere il testo il più condivisibile possibile. Sulla sicurezza nucleare (punto 1: «nessuno ha il diritto di ricattare il mondo con disastri radioattivi»), la sicurezza alimentare (punto 2: «l’export del grano ucraino deve riprendere»), la sicurezza energetica (punto 3), il rilascio dei prigionieri di guerra (punto 4), il principio della tutela dell’integrità territoriale (punto 5) sono tutti abbastanza d’accordo. Dove invece il confronto tra Ucraina, alleati e paesi del Global South (tra cui Cina, India, Sudafrica, Brasile) si è impantanato è il punto 7, la Giustizia. «Si crei un Tribunale speciale per il crimine di aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina». Nelle intenzioni ucraine, il Tribunale sta sotto l’egida delle Nazioni Unite e deve portare alla sbarra la troika del Cremlino: Putin, il primo ministro Mišustin, il ministro degli Esteri Lavrov. Cina e Brasile non si sono espressi ufficialmente, ma hanno fatto capire di essere contrari: i cinesi non accetteranno una formula così afflittiva per il loro partner strategico, i brasiliani rifiutano la prospettiva di «un’altra Norimberga». E senza l’appoggio di Pechino, cruciale per fare pressioni su Putin, quasiasi piano per aprire il negoziato non sarà preso in considerazione dal Cremlino.
Anche i Paesi del G7, Stati Uniti in primis, sono perplessi sul Tribunale all’Onu e hanno suggerito una soluzione ibrida: una corte speciale ma da istituire in Ucraina, avvalendosi di giudici stranieri. A Zelensky l’ipotesi non piace, implica la modifica della Costituzione e il sospetto di non terzietà. Si è inserita la Commissione europea che sta lavorando al compromesso, ossia mettere il Tribunale in un paese terzo che sia alleato dell’Ucraina e preveda già nell’ordinamento il reato di aggressione tra Stati (l’Italia non è tra questi).
Altro tema caldo, le riparazioni economiche a carico della Russia. Finora sono stati congelati 300 miliardi di euro di fondi esteri della banca nazionale russa, ma ci sono opinioni opposte sull’opportunità di utilizzarli per gli indennizzi. Per non parlare del denaro degli oligarchi, il cui uso può violare la proprietà privata. Il Global South non è convinto. Ovvio che pure la richiesta ucraina del «ritiro immediato delle truppe russe» (punto 6), così come gli altri punti prodromici a un trattato di pace del tutto a favore dell’aggredito, siano materia di dibattito, ma l’impressione è per questi si attenda di capire sia l’esito della controffensiva sia la tenuta del sostegno degli alleati, a cominciare dagli Usa dove si vota nel 2024.
Il vertice di Istanbul servirà quindi a tastare il polso al piano Zelensky. «Sarà una tappa rilevante, ma spingere per fare la conferenza mondiale dei leader a dicembre rimane un rischio», ragiona una fonte diplomatica qualificata. «L’Occidente vuole aspettare il momento giusto, o si rischia il flop». Senza Cina, India e Brasile, infatti, si vanificherebbe il lavoro di mesi.