Miller: “Ora l’accordo tra Israele e Arabia Saudita diventa impossibile”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — Aaron David Miller, che aveva lavorato al Dipartimento di Stato per negoziare gli accordi di Oslo, ha una certezza: «La normalizzazione con l’Arabia Saudita è finita, almeno per ora».
Perché Hamas ha attaccato adesso?
«Ha sfruttato la sorpresa, deve aver calcolato, con successo, che gli israeliani non stavano prestando attenzione al pericolo. Dubito abbia sfruttato il fatto che la controversa riforma giudiziaria ha compromesso la preparazione militare di Israele. In realtà si è trattato di un colossale fallimento dell’intelligence israeliana, perché non ha immaginato che Hamas potesse organizzare una serie di attacchi coordinati così audaci e sfacciati. Non sono i razzi che li distinguono, anche se 3.000 razzi in 24 ore sono un sacco, ma l’infiltrazione attraverso i confini e il fatto che i combattenti di Hamas siano riusciti ad occupare, prendere ostaggi e sparare ai civili in strada, dentro Israele. Un attacco sfrontato. È anche un errore di pianificazione su qu…
NEW YORK — Aaron David Miller, che aveva lavorato al Dipartimento di Stato per negoziare gli accordi di Oslo, ha una certezza: «La normalizzazione con l’Arabia Saudita è finita, almeno per ora».
Perché Hamas ha attaccato adesso?
«Ha sfruttato la sorpresa, deve aver calcolato, con successo, che gli israeliani non stavano prestando attenzione al pericolo. Dubito abbia sfruttato il fatto che la controversa riforma giudiziaria ha compromesso la preparazione militare di Israele. In realtà si è trattato di un colossale fallimento dell’intelligence israeliana, perché non ha immaginato che Hamas potesse organizzare una serie di attacchi coordinati così audaci e sfacciati. Non sono i razzi che li distinguono, anche se 3.000 razzi in 24 ore sono un sacco, ma l’infiltrazione attraverso i confini e il fatto che i combattenti di Hamas siano riusciti ad occupare, prendere ostaggi e sparare ai civili in strada, dentro Israele. Un attacco sfrontato. È anche un errore di pianificazione su quante forze lo Stato ebraico aveva schierato a Sud. Forse il focus era sulla minaccia da Nord. Per ora la guerra compatta, ma dopo ci sarà la resa dei conti dei giudizi militari, anche per Netanyahu».
Aaron David Miller
Cosa dobbiamo aspettarci ora?
«La reazione israeliana sarà intensa, potrebbe essere il preludio di incursioni a Gaza molto più ampie. Ciò però significa più vittime fra i soldati dello Stato ebraico e i civili palestinesi. La crisi dovrà risolversi sul campo di battaglia, prima di qualsiasi colloquio diplomatico».
Cosa vuol dire?
«Se Hamas ha soldati israeliani, vivi o morti, e se ha civili, la situazione diventa molto più complicata e mette enorme pressione sul governo. La destra per anni ha sostenuto che bisognerebbe finire Hamas, qualunque cosa ciò significhi. Netanyahu ha dichiarato guerra e ha detto che vincerà, ma francamente non so cosa voglia dire. Rioccupare Gaza sarebbe la ricetta per un disastro. E questo presumendo che non esploda anche la Cisgiordania».
Il negoziato con l’Arabia è finito?
«Qualunque leva pensasse di avere Biden sul governo israeliano per spingerlo a dare le concessioni ai palestinesi necessarie per chiudere l’accordo, è svanita».
Dietro c’è l’Iran?
«Teheran è interessata al caos e sta sempre a mescolare la pentola, ma fino a quando non vedrò Hezbollah bombardare il nord di Israele, sarà difficile valutare se vuole che esploda».