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Orrore nel deserto, le testimonianze dal rave israeliano colpito da Hamas: “Oltre 250 giovani massacrati”

Il festival psichedelico, che si teneva quasi al confine con la Striscia, è stato uno dei primi obiettivi a essere raggiunti dai miliziani. Numerosi partecipanti presi in ostaggio
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All’alba, lo “swoosh” del primo razzo piovuto sulla testa delle migliaia di giovani accorsi nel deserto del Negev per partecipare al Nova Festival, è stato inizialmente scambiato da molti per un “effetto sonoro”. Parte di quella musica elettronica “trance” che fin dalle undici della sera prima martellava le dune, facendoli danzare al suo ritmo sincopato. Solo quando la prima raffica di missili si è abbattuta su di loro, la piccola folla ha capito che l’evento era sotto attacco.

Erano le 6.30 del mattino, quando si è scatenato il panico. Nessuno si aspettava di veder trasformato in un massacro quel “festival di musica e pace”: come gli organizzatori  definivano sulle locandine oggi ancora visibili online, la prima edizione locale dell’ “Universo Paralello World Tour”, celebre appuntamento per gli appassionati di musica psichedelica nato in Brasile 23 anni fa, e poi esportato in tutto il mondo.

E inve…

All’alba, lo “swoosh” del primo razzo piovuto sulla testa delle migliaia di giovani accorsi nel deserto del Negev per partecipare al Nova Festival, è stato inizialmente scambiato da molti per un “effetto sonoro”. Parte di quella musica elettronica “trance” che fin dalle undici della sera prima martellava le dune, facendoli danzare al suo ritmo sincopato. Solo quando la prima raffica di missili si è abbattuta su di loro, la piccola folla ha capito che l’evento era sotto attacco.

Erano le 6.30 del mattino, quando si è scatenato il panico. Nessuno si aspettava di veder trasformato in un massacro quel “festival di musica e pace”: come gli organizzatori  definivano sulle locandine oggi ancora visibili online, la prima edizione locale dell’ “Universo Paralello World Tour”, celebre appuntamento per gli appassionati di musica psichedelica nato in Brasile 23 anni fa, e poi esportato in tutto il mondo.

E invece pure il pacifico evento musicale è finito fra gli obiettivi dei molteplici, terrificanti attacchi avvenuti sabato su territorio israeliano ad opera dei militanti di Hamas. Che nello spazio aperto del deserto hanno letteralmente fatto strage di  giovani – un pubblico fra i 20 e i 40 anni – ebbri di musica e storditi dalla notte insonne, riunitisi nei pressi del Kibbutz Re’im per celebrare Sukkot, la festività ebraica dei tabernacoli che onora la vita del popolo di Israele nel deserto durante il viaggio verso la terra promessa, sorta di ringraziamento alla natura per quanto raccolto. Quella che doveva essere una notte memorabile all’insegna della musica, all’alba si è invece trasformata in incubo. I razzi lanciati sulla folla, hanno infatti preceduto l’attacco militaresco da parte di uomini armati di Hamas. Impossibile ripararsi: “Non c’era nessuna possibilità di nascondersi in alcun luogo” ha raccontato a Cnn Tal Gibly, una delle partecipanti, arrivata fin lì da Afula, all’estremo opposto del Paese. “Avevo notato uomini della sicurezza a inizio serata. Ma erano pochi. L’unica cosa che sentivo ripetere intorno a me era la parola Ima’le” (“mammina” in ebraico, ma anche tipica espressione di paura) “Siamo scappati alla rinfusa verso le auto, inseguiti dagli spari. Ma le strade erano intasate, non riuscivamo ad andare avanti”.

A lei è andata bene, ma i morti sembrano essere veramente tanti. Sul numero di vittime non c’è in realtà ancora certezza. Il Times of Isreal per ora parla  di “decine di cadaveri”. Ma secondo l’account OsintDefender, che monitora scenari di crisi, sarebbero almeno 250 i cadaveri dei partecipanti al rave e fra questi numerosi stranieri. Non basta. Placato il fuoco, decine di persone rimaste indietro sono state catturate e portate all’interno di Gaza. Alcune erano ferite, anche gravemente.


Shani Louk, 30 anni, tatuatrice con doppia nazionalità tedesco-israeliana (e secondo alcuni siti mamma divorziata di un bimbo piccolo) è una di queste. La famiglia l’ha riconosciuta in un agghiacciante filmato circolato in rete, dove la si vede seminuda e inanimata, stesa faccia in giù sul retro di un camioncino. Diversi uomini ne calpestano il corpo, uno le tira i capelli, un terzo le sputa sulla testa insanguinata. Tutti gridano “Allahu Akbar”, Allah è grande. Dalle immagini la donna sembra morta. Ma la madre, che ha confermato a Der Spiegel di averla riconosciuta nelle immagini, spera ancora: “Chiedo a chiunque di darci aiuto o notizie” la si sente dire in uno straziante messaggio diffuso su Instagram, dove sottolinea la nazionalità tedesca della figlia, sperando che le autorità di quel paese intervengano nel caso di un eventuale scambio di prigionieri. «Eravamo abituati ad una vita, sotto una costante minaccia ma non voglio pensare che le sia accaduto qualcosa di grave» la si sente dire. L’idea che sia morta sembra però confermata anche dal fatto che nelle prime ore del mattino, qualcuno ha tentato di usare la sua carta di credito all’interno di Gaza. “Il Ministero degli Esteri e l’ambasciata tedesca a Tel Aviv sono in stretto contatto con le autorità israeliane per chiarire chi sono i cittadini tedeschi coinvolti”, si è per ora limitato a dire una fonte del governo tedesco.


Sui social è circolato pure il video del rapimento di Noa Argamani, 25 anni, studentessa di ingegneria elettronica all’Università del Negev che all’evento era col fidanzato, Avinatan Or. La si sente urlare “Non uccidetemi” mentre viene portata via in moto da uno dei jihadisti, il suo ragazzo trascinato invece a piedi dai miliziani.

Anche Jake Marlowe, 26 anni, è scomparso all’alba nel corso dell’attacco nel deserto. Cittadino britannico trasferitosi in Israele nel 2021, la passione per la musica Metal e il calcio, lavorava nella squadra di sicurezza del festival. Ha chiamato la madre quando i primi razzi hanno iniziato a cadere per tranquillizzarla «ti terrò aggiornata». Poi, il silenzio. L’amico Daniel Aboudy, dice di aver avuto da lui un vocale alle prime luci dell’alba: «Stava aiutando alcune persone ad evacuare l’area».

 Mentre il numero dei dispersi aumenta si hanno conferma di cadaveri di cittadini norvegesi e americani. Lo ha confermato, poche ore fa, il segretario di Stato Antony Blinken: “Fra i morti e fra gli ostaggi ci sono anche cittadini statunitensi”. Alle famiglie per ora è chiesto di dare il loro dna per aiutare i riconoscimenti. D’altronde, anche le storie di chi è riuscito a fuggire fanno accapponare la pelle. Esther Reuven, 20 anni, ha raccontato al Times of Israel di essere fuggita a piedi con un’amica. Le ha raccolte un giovane con una jeep ma mentre cercavano di fuggire l’uomo alla guida è stato colpito e l’auto si è ribaltata finendo in un fosso. Le due donne si sono finte morte per ore, fino a quando non hanno sentito soldati parlare in ebraico. Questi le hanno soccorse, portandole al Barzilai Medical Center di Ashkelon.


Gili Yoskovich, ha invece raccontato la sua ordalia alla Bbc: è sfuggita a uomini armati e pronti a sparare verso qualunque cosa si muovesse, acquattandosi in un campo del vicino kibutz sotto un albero di limone. Per tre ore, si è celata agli uomini di Hamas, vicinissimi. Dopo circa tre ore si è resa conto che da un lato c’erano ancora i terroristi e dall’altro i militari e per qualche istante ha temuto di poter cadere perfino sotto fuoco amico. Si è fatta coraggio, segnalando la sua presenza con le mani. Anche lei è salva.

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