I sauditi non cambiano i loro piani: “I negoziati con Israele vanno avanti”
dalla nostra inviata Francesca CaferriTel aviv — «Hamas ha attraversato il Rubicone: quello che succederà ora è ancora tutto da vedere». Faisal Abbas è il direttore di Arab News, quotidiano in lingua inglese dell’Arabia Saudita. Le sue analisi sono un punto di riferimento per chi segue questo Paese: sa bene cosa si muove dietro le mura dei palazzi della corte ed è rapido a farsene interprete. Solo pochi giorni fa, dalle colonne del suo giornale spiegava perché Mohammed bin Salman fosse deciso a perseguire con tanta determinazione la normalizzazione con Israele, sottolineando il fatto che da tempo il regno fosse rimasto solo sulla scena internazionale a mostrare interesse per la causa palestinese e a mettere in guardia dai rischi connessi al dimenticarla. Ieri, in uno scenario del tutto mutato, le sue convinzioni non erano cambiate: «È difficile dire ora che effetti potrà avere quello che è successo sugli equilibri di pace regionali – dice – Ma è giunto il momento che comunità internazionale lavori per un piano di pace cre…
Tel aviv — «Hamas ha attraversato il Rubicone: quello che succederà ora è ancora tutto da vedere». Faisal Abbas è il direttore di Arab News, quotidiano in lingua inglese dell’Arabia Saudita. Le sue analisi sono un punto di riferimento per chi segue questo Paese: sa bene cosa si muove dietro le mura dei palazzi della corte ed è rapido a farsene interprete. Solo pochi giorni fa, dalle colonne del suo giornale spiegava perché Mohammed bin Salman fosse deciso a perseguire con tanta determinazione la normalizzazione con Israele, sottolineando il fatto che da tempo il regno fosse rimasto solo sulla scena internazionale a mostrare interesse per la causa palestinese e a mettere in guardia dai rischi connessi al dimenticarla. Ieri, in uno scenario del tutto mutato, le sue convinzioni non erano cambiate: «È difficile dire ora che effetti potrà avere quello che è successo sugli equilibri di pace regionali – dice – Ma è giunto il momento che comunità internazionale lavori per un piano di pace credibile. Che è quello che l’Arabia saudita ha provato a fare». E, sottinteso, continuerà a fare.
Le parole di Abbas aprono uno squarcio su una delle conseguenze politiche più importanti di quello che sta accadendo in Israele. «Non sarebbe una sorpresa se parte dei motivi dietro l’attacco sia stato il tentativo di distruggere gli sforzi per avvicinare l’Arabia Saudita e Israele», ha detto il segretario di Stato Usa Blinken alla Cnn. L’America sembra determinata a proseguire sulla strada intrapresa ma non c’è dubbio che il cammino ora sia più difficile. «Crediamo sia nell’interesse di entrambi i Paesi continuare a esplorare questa possibilità», ha detto il vice-consigliere per la sicurezza nazionale Usa Jon Finer. Il dibattito è aperto. «L’appoggio per Israele nel mondo arabo non è più un tabù», scriveva ieri il quotidiano israeliano Haaretz. «Sono del Kuwait ma mi sento vicino agli israeliani» scriveva sabato il giornalista indipendente Jasem Aljuraid su X (l’ex Twitter). «È necessario liberarsi dell’Anp così come di Hamas: non sono in grado di difendere gli interessi dei palestinesi». Il tweet è diventato virale nel giro di pochissimo, e per quanto l’autore sia stato anche insultato e accusato di essere una spia al soldo degli israeliani, le sue parole hanno aperto un dibattito rilanciato da moltissimi altri account. «Dov’è la nostra etica?», scriveva poco dopo lo sceicco Yasser al Habib, anch’egli kuwaitiano, di fronte alle immagini di donne e bambini trascinati verso Gaza. Eppure egli stesso poche ore prima aveva gioito alle prime notizie di un attacco contro Israele.
Scene da un Medio Oriente che, nel giro di pochi anni, è cambiato. Nelle parole di Cinzia Bianco, fellow dello European Council on Foreign Relations, il ragionamento è semplice: «Nel 2021, una delle condizioni poste da Mbs ai qatarini per chiudere la crisi scoppiata quattro anni prima, è stata la riduzione dei contatti con Hamas. Una scelta che di fatto ha favorito l’avvicinamento di Hamas all’Iran, evidentissimo sabato quando a Teheran si è festeggiato per quello che accadeva». Dunque, agli occhi dei sauditi, l’attacco di Hamas non fa che rafforzare la necessità di isolare il più possibile l’Iran. Questo significa che, a prescindere dalle parole di condanna che potranno venire per una reazione israeliana che senza dubbio sarà durissima, la necessità di un accordo con Israele resta prioritaria per Riad.
Ancora Bianco: «In questi mesi i sauditi hanno trattato con gli americani ma senza nessuna fretta: hanno posto condizioni altissime e non hanno mostrato alcuna flessibilità. Mbs vuole un accordo, ma non ha alcun bisogno di firmarlo in tempi rapidi, come invece vorrebbe Biden. Sa che con un presidente come Trump potrebbe strappare condizioni molto migliori. Quello che è accaduto in questi giorni gli fornirà la scusa per rallentare, ma questo non significa mettere in soffitta il piano: sia i sauditi che gli israeliani hanno bisogno di una deterrenza molto più forte di quella che hanno in mano ora nei confronti dell’Iran. I fatti di queste ore lo dimostrano». Il passaggio del Rubicone insomma, potrebbe rivelarsi per Hamas meno trionfante di quanto non lo fu per Giulio Cesare.