Israele invia i tank al confine con Gaza. “L’Iran ha approvato l’attacco di Hamas”
dal nostro inviato Daniele RaineriAMMAN — Israele in questo momento vede quattro fronti. Uno è su territorio israeliano, perché Hamas tenta di capitalizzare le falle aperte nella barriera della Striscia di Gaza per il secondo giorno consecutivo. Squadre del gruppo palestinese sono ancora sparse nel Sud, si sono piazzate e nascoste nelle case, sparano, a volte cercano di spostarsi per allungare ancora il tempo dell’operazione. Quattro uomini di Hamas sono stati uccisi dopo avere sequestrato un auto vicino a Ashkelon. Altri due sono stati catturati e denudati mentre tentavano di prendere un treno a Netivot. A decine si sono arresi dopo essere stati circondati e sono finiti a terra, spogliati come dice la procedura per assicurarsi che non abbiano addosso cinture esplosive o armi e con un grosso numero scritto a pennarello sulla schiena. Serve a distinguerli in attesa di una identificazione più certa.
Dal punto di vista militare per Hamas non ha senso tenere posizioni non fortificate in un’area che più ostile di così…
AMMAN — Israele in questo momento vede quattro fronti. Uno è su territorio israeliano, perché Hamas tenta di capitalizzare le falle aperte nella barriera della Striscia di Gaza per il secondo giorno consecutivo. Squadre del gruppo palestinese sono ancora sparse nel Sud, si sono piazzate e nascoste nelle case, sparano, a volte cercano di spostarsi per allungare ancora il tempo dell’operazione. Quattro uomini di Hamas sono stati uccisi dopo avere sequestrato un auto vicino a Ashkelon. Altri due sono stati catturati e denudati mentre tentavano di prendere un treno a Netivot. A decine si sono arresi dopo essere stati circondati e sono finiti a terra, spogliati come dice la procedura per assicurarsi che non abbiano addosso cinture esplosive o armi e con un grosso numero scritto a pennarello sulla schiena. Serve a distinguerli in attesa di una identificazione più certa.
Dal punto di vista militare per Hamas non ha senso tenere posizioni non fortificate in un’area che più ostile di così non si può, dove non possono muovere un passo senza essere visti dagli abitanti e dai militari. Ha senso però se vuole guadagnare un po’ di tempo mentre sparpaglia con accortezza tattica le centinaia di ostaggi – israeliani e stranieri – catturati sabato e le distribuisce per tutta la Striscia, che è il fronte numero due, in modo da rallentare e complicare enormemente i piani di attacco di Israele.
Ha senso soprattutto dal punto di vista politico e della propaganda, perché rafforza il messaggio che il gruppo di Gaza manda ai palestinesi della West Bank, il fronte numero tre, dove ci sono gruppi armati minori e meno organizzati: ribellatevi anche voi, aggredite, è possibile combattere contro gli israeliani nelle strade israeliane, sfruttate il fatto che in questo momento il nostro nemico non riesce a coprire tutte le zone.
In molti, anche da parte israeliana, notano che ventotto battaglioni dell’esercito, ciascuno da cinquecento soldati, erano impegnati a sorvegliare la West Bank mentre la Striscia era quasi sguarnita. Ed è anche un messaggio bellicoso rivolto a Nord di Israele, al gruppo Hezbollah in Libano, che da quindici anni occupa le zone a ridosso del confine e si prepara a riprendere la guerra interrotta nel 2008. Scendete in campo anche voi. È il fronte numero quattro.
Per ora Hezbollah si comporta da stalker di Israele, con minacce e pochi lanci di razzi molto al di sotto della sua reale pericolosità. E in effetti da mesi le forze israeliane si preparano a combattere un attacco simultaneo su più fronti. Fonti militari avevano detto a Repubblica nella prima settimana di settembre che «la situazione non è mai stata tesa come adesso, siamo esposti a una sproporzione di forze per la prima volta da anni». Hamas a Sud e Hezbollah a Nord se decidessero di lanciare migliaia di razzi in modo coordinato negli stessi minuti avrebbero il potenziale per bucare le difese antimissile di Israele, che sono forti ma potrebbero non riuscire a seguire e intercettare tutti gli ordigni in volo. È la tattica della saturazione, che palestinesi e libanesi studiano da anni con la partecipazione interessata degli alleati iraniani. Molti razzi sarebbero intercettati, altri potrebbero cadere sulle città. Alcuni round di violenza senza senso, durante i quali Hamas si limitava a sparare migliaia di razzi al giorno prima di raggiungere una tregua si pensa possano essere stati poco più di test per saggiare la difesa israeliana.
E infatti ieri il governo di Gerusalemme ha ordinato l’evacuazione delle aree vicine alla Striscia di Gaza e al Libano, mentre a Gaza 20mila palestinesi si sono rifugiati nelle strutture Onu. L’esercito israeliano ha lanciato una serie di attacchi massicci contro il sobborgo di Gaza, Shujaiyya, considerato “il nido del terrore” usato da Hamas come base di lancio per i razzi. Oltre ottocento bersagli colpiti e un raid delle forze speciali Sareyet 13 che ha catturato un comandante senior di Hamas , Muhammad Abu Ali, sulla costa.
Il gabinetto di sicurezza israeliano ha votato per autorizzare la guerra. L’Amministrazione Biden ha ordinato lo spostamento nel Mediterraneo orientale della portaerei Gerald Ford, e di quattro lanciamissili. Hezbollah ha risposto che «il conflitto si potrebbe allargare». E a Beirut è stato segnalato l’arrivo di Emad Qaanii, comandante delle forze al Quds della Guardie della rivoluzione dell’Iran, erede meno carismatico del generale Soleimani. Il Wsj, citando fonti di Hamas e Hezbollah, scrive che l’operazione contro Israele sarebbe stata pianificata insieme all’Iran e che il via libera definitivo all’azione sarebbe arrivato lunedì scorso in un vertice a Beirut.