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Migranti in Ruanda, il Regno Unito ci riprova dopo lo stop: Sunak lancia il ricorso alla Corte Suprema

Migranti in Ruanda, il Regno Unito ci riprova dopo lo stop: Sunak lancia il ricorso alla Corte Suprema

L’esilio forzato dei richiedenti asilo irregolari nel Paese africano era stato varato nel 2022 e bloccato dai giudici europei e di Appello. Verdetto atteso entro la fine dell’anno

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LIVERPOOL –  Rishi Sunak ci riprova. Sinora il programma per espellere e deportare migranti e richiedenti asilo “irregolari” in Ruanda è stato un flop totale: nessuno ha lasciato il suolo britannico, e pensare che il controverso provvedimento doveva partire a inizio 2022, senza alcun limite.

Invece a bloccare tutto sono stati prima i giudici locali ed europei che hanno impugnato gli ordini di via e fermato voli in partenza dopo lo stop della Corte Europea dei Diritti Umani, e poi la Corte di Appello britannica dopo un primo ok dell’Alta Corte. Infranto “il sogno di aerei pieni di immigrati verso il Ruanda” della ministra dell’Interno Suella Braverman, soprannominata “Cruella” dai critici, come “Crudelia” della “Carica del 101”.

Ora, dunque, dopo lo stop della Corte di Appello dello scorso giugno, il governo ha lanciato il ricorso alla Corte Suprema, massimo livello di giudizio. Sunak, i suoi ministri e avvocati dovranno dimostrare sostanzialmente tre cose nelle udienze programmate tra oggi e l’11 ottobre: che il Ruanda è un Paese terzo sicuro per espellere i migranti sbarcati irregolarmente dalla Manica; che rispetterà gli accordi con il Regno Unito; e che lo stato africano non rispedirà quei richiedenti asilo “a rischio”, ossia in Paesi di origine dove potrebbero subire persecuzioni e violenze.

Il verdetto dovrebbe arrivare prima della fine dell’anno - ancora non è chiaro quando, ma probabilmente in novembre. Tuttavia, sarà complicato per il governo sbloccare il piano Ruanda, giudicato “disumano e illegale” da ong e associazioni per i diritti umani, e che prevede oltre 160 milioni di euro a Kigali in cambio di accogliere migliaia di migranti e richiedenti asilo “irregolari” e processare le loro richieste, a circa 6,500 chilometri da Londra.

Sull’immigrazione, Sunak si gioca molto in vista delle elezioni del 2024, per le quali il partito conservatore arranca di circa 20 punti dietro ai laburisti di Sir Keir Starmer, secondo i sondaggi. Proprio il leader laburista, durante la conferenza del partito in corso a Liverpool, ha dichiarato che, anche se la Corte Suprema dovesse approvare il progetto Ruanda, lo annullerebbe comunque, qualora dovesse essere eletto primo ministro alle elezioni del 2024.

Sull’altra sponda, il partito conservatore invece minaccia addirittura di uscire dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, qualora le autorità e i giudici europei mettessero i bastoni tra le ruote al governo Sunak. La ministra falco dell’Interno, Suella Braverman, nei giorni scorsi ha chiesto uno stravolgimento della Convenzione: "Quelle regole, con i flussi migratori di oggi, non sono più attuali”. Ma la ministra è andata oltre, argomentando che secondo lei “essere gay o donne non è abbastanza” per non essere rispediti nei Paesi di origine, se si è arrivati in maniera irregolare: “Molti migranti e richiedenti asilo illegali si spacciano per omosessuali per essere accolti, questa storia deve finire”.

Quest’anno sulle coste inglesi sono arrivati 21mila migranti su chiatte e imbarcazioni di fortuna. Espellerli in Ruanda costerebbe circa 200mila euro a testa, sempre meno dei 6 milioni al giorno per accoglierli negli attuali hotel oltremanica. Per questo, mesi fa, sull’onda della disperazione politica e propagandistica, l’esecutivo Sunak ha provato a stipare 500 migranti sulla chiatta Bibby Stockholm, al largo di Weymouth, sulla Manica. Peccato che anche questo si sia rivelato un flop eclatante: lo scorso agosto l’imbarcazione è stata evacuata, solo pochi giorni dopo aver accolto i primi “ospiti”, per il rinvenimento del batterio della legionella a bordo.

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