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Atterrati due aerei militari con i primi 200 italiani che erano bloccati in Israele. Tajani: “Cinquecento entro i prossimi giorni”

(afp)
Arrivati a Pratica di mare. Il ministro degli Esteri: Unità di crisi della Farnesina attivata, organizzati anche vettori civili. L’angoscia di chi aspetta. Sono 18 mila i connazionali nel paese, molti con doppio passaporto
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“Siamo 43 pellegrini, ci hanno cancellato il volo e ci è anche scaduta la prenotazione dell’albergo, ci ha ospitato un istituto di suore…mi scusi, c’è la sirena, devo riattaccare”. Nicoletta Vismara risponde da Betania, Cisgiordania, cinque chilometri a est di Gerusalemme. La comunicazione è disturbata dagli allarmi antimissile. Quando risuona l’allerta bisogna ripararsi in un bunker, entro 90 secondi. “Ma questo vale solo per gli edifici che ne sono provvisti – sussurra - noi possiamo limitarci a pregare. Questo pellegrinaggio in Terra Santa era il sogno di una vita, ma ora voglio solo tornare a casa”.

Non è l’unica, Vismara: secondo la Farnesina sono 18 mila gli italiani sul territorio israeliano, molti con il doppio passaporto. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha rassicurato sugli sforzi del governo per mettere in sicurezza tutti i connazionali, “ne rimpatrieremo 500 entro i prossimi giorni”, ma a tre giorni dall’inizio del conflitto la situazione è difficile.

I primi 200…

“Siamo 43 pellegrini, ci hanno cancellato il volo e ci è anche scaduta la prenotazione dell’albergo, ci ha ospitato un istituto di suore…mi scusi, c’è la sirena, devo riattaccare”. Nicoletta Vismara risponde da Betania, Cisgiordania, cinque chilometri a est di Gerusalemme. La comunicazione è disturbata dagli allarmi antimissile. Quando risuona l’allerta bisogna ripararsi in un bunker, entro 90 secondi. “Ma questo vale solo per gli edifici che ne sono provvisti – sussurra - noi possiamo limitarci a pregare. Questo pellegrinaggio in Terra Santa era il sogno di una vita, ma ora voglio solo tornare a casa”.

Non è l’unica, Vismara: secondo la Farnesina sono 18 mila gli italiani sul territorio israeliano, molti con il doppio passaporto. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha rassicurato sugli sforzi del governo per mettere in sicurezza tutti i connazionali, “ne rimpatrieremo 500 entro i prossimi giorni”, ma a tre giorni dall’inizio del conflitto la situazione è difficile.

I primi 200 italiani bloccati hanno fatto rientro stamane su due aerei militari atterrati a Pratica di Mare, come aveva annunciato sul suo profilo X Tajani. La Farnesina ha spiegato che l'incertezza sulla programmazione dei voli commerciali, unita alle sempre più frequenti cancellazioni delle ultime ore, ha reso necessario pianificare soluzioni alternative, sia sul canale commerciale sia su quello militare. Nella giornata del 10 e dell'11 ottobre sono stati quindi organizzati 4 voli, due attraverso il vettore commerciale Neos, a tariffe calmierate, e, non appena si è concretizzata la possibilità, anche due voli coordinati dall'Unità di Crisi della Farnesina in collaborazione con il Ministero della Difesa. Questi voli permetteranno di far rientrare numerosi gruppi di connazionali in difficoltà; tra cui anche molti pellegrini, che non avevano alternative di rientro. Sono inoltre in programma oggi due ulteriori voli militari per consentire agli italiani ancora presenti in Israele di far rientro. L'Unità di Crisi, in coordinamento con l'Ambasciata a Tel Aviv e il Consolato Generale a Gerusalemme (presenti anche con un desk appositamente organizzato presso l'aeroporto Ben Gurion) restano pienamente operativi.

Ma raggiungere l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv è complicato e anche una volta arrivati non c’è certezza di partire. In molti aspettano. Come Ignazio Olivieri, artigiano di Sciacca, una vita passata in Israele: “Vivo qui da 30 anni, ho anche la doppia cittadinanza, ma non vedo l’ora di andarmene”, lamenta. Il suo volo Ryanair è stato cancellato, ora è riuscito a prenotare un volo ElAl per Malpensa a 250 euro. “Nemmeno troppo caro, visto il contesto – dice - ma comunque bisogna aspettare, l’aeroporto potrebbe chiudere da un momento all’altro. Qui dentro è un caos, c’è gente accampata da giorni. Fuori, invece, non vola una mosca. Si sentono le sirene, le esplosioni e nulla più. Tel Aviv è una città spettrale. I mercati sono chiusi, di autobus quasi non ne girano. Sono tutti sotto shock”.

Tutti cercano di ottenere informazioni. Le pagine social dei residenti in Israele traboccano di richieste, post di speranza e disillusione. C’è chi dall’Italia regala i propri biglietti a chi ha la necessità più impellente di ritornare. “Qualcuno mi aiuti, ho due bambini piccoli a casa in Italia e devo andare da loro al più presto”, grida Giulia Botti, ristoratrice di Lignano Sabbiadoro, in vacanza a Tel Aviv. Sarebbe dovuta ripartire sabato, dall’Italia la sua famiglia la aiuta a prenotare nuovi voli. “È il settimo aereo che mi cancellano in due giorni, sono sfinita e delusa. Ho provato a contattare ambasciata e consolato, ma non ho ottenuto informazioni. Si sentono di continuo le esplosioni, siamo solo a 70 chilometri da Gaza. Sono ospite da una mia amica che vive qui da 10 anni, è talmente turbata che non parla da due giorni. Abbiamo paura”.

Spostandosi a Gerusalemme la situazione è identica. In molti, dopo essere stati respinti ai banchi del check in, hanno deciso di ritornare nella Città santa. Molti sono turisti religiosi, come Nickolas Nuzzo, 18 anni, bresciano, parte di una comitiva di 38 pellegrini provenienti da Veneto e Lombardia. «Eravamo quasi riusciti a imbarcarci quando ci hanno rispediti indietro – racconta -, adesso siamo in albergo ad aspettare indicazioni. Nonostante la situazione qui sia relativamente tranquilla nessuno osa uscire per strada: le uniche sortite fuori dall’hotel sono di chi deve comprare cibo e pannolini per i bambini più piccoli». Un terrore che per alcuni torna a bussare alla memoria: «Mi sono trasferita a Yad Hashemona dopo avere assistito due anni fa agli attacchi di Hamas, ero rimasta traumatizzata – ricorda Eliana Miraglia, violoncellista alla Jerusalem Academy of Music -. Sabato mi sono svegliata con il suono delle sirene. Adesso voglio andare via. Ma amo questa terra, l’intenzione è quella di ritornare al più presto».

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