Biden chiama a raccolta i leader europei. L’Ue: “Ai palestinesi solo aiuti umanitari”. Meloni: “Evitare ampliamento della crisi”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — Sostenere Israele nell’inevitabile azione contro Hamas a Gaza, evitare l’allargamento del conflitto ai paesi vicini, tenere uniti gli alleati europei già spaccati sugli aiuti ai palestinesi, negoziare o facilitare la liberazione degli ostaggi, e limitare le ripercussioni di questa crisi sulla guerra che intanto continua in Ucraina. Il tutto cercando di non compromettere il negoziato con l’Arabia Saudita per la normalizzazione delle relazioni con lo Stato ebraico.
E’ la missione quasi impossibile che il presidente americano Biden deve condurre in queste ore drammatiche. La sua giornata è cominciata ieri con una chiamata col premier israeliano Netanyahu, che secondo il sito Axios gli ha confermato la necessità di entrare a Gaza per neutralizzare Hamas. Biden non lo ha frenato, ma ha chiesto quali sono i pericoli di allargare il conflitto a nord, dove dal Libano Hezbollah potrebbe lanciare un intervento per procura nell’interesse dell’Iran, e quale sarà il destino de…
NEW YORK — Sostenere Israele nell’inevitabile azione contro Hamas a Gaza, evitare l’allargamento del conflitto ai paesi vicini, tenere uniti gli alleati europei già spaccati sugli aiuti ai palestinesi, negoziare o facilitare la liberazione degli ostaggi, e limitare le ripercussioni di questa crisi sulla guerra che intanto continua in Ucraina. Il tutto cercando di non compromettere il negoziato con l’Arabia Saudita per la normalizzazione delle relazioni con lo Stato ebraico.
E’ la missione quasi impossibile che il presidente americano Biden deve condurre in queste ore drammatiche. La sua giornata è cominciata ieri con una chiamata col premier israeliano Netanyahu, che secondo il sito Axios gli ha confermato la necessità di entrare a Gaza per neutralizzare Hamas. Biden non lo ha frenato, ma ha chiesto quali sono i pericoli di allargare il conflitto a nord, dove dal Libano Hezbollah potrebbe lanciare un intervento per procura nell’interesse dell’Iran, e quale sarà il destino dei circa 150 ostaggi, fra cui potrebbero esserci diversi americani, oltre agli 11 morti nell’attacco di sabato. Subito dopo il presidente si è riunito col segretario di Stato Blinken, il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan e altri collaboratori.
Il Pentagono ha inviato nella regione la portaerei Ford, soprattutto come segnale di deterrenza verso Hezbollah o chiunque cerchi di approfittare della situazione, ma secondo il sito Politico Israele ha chiesto anche munizioni a guida di precisione, intercettori per il sistema di difesa aerea Iron Dome, e bombe di piccolo calibro. In serata poi Biden ha parlato con i leader italiano Meloni, tedesco Scholz, francese Macron e britannico Sunak. Lo scopo era aggiornarli sulle prospettive dell’intervento israeliano a Gaza, i teatri limitrofi come Libano e Siria, e la Cisgiordania. E’ possibile che segua una chiamata fra i membri del G7.
Secondo il comunicato congiunto pubblicato dalla Casa Bianca dopo la telefonata, i leader hanno espresso «fermo e unito sostegno allo Stato di Israele e la condanna inequivocabile di Hamas e dei suoi spaventosi atti di terrorismo». Quindi il testo aggiunge: «Tutti noi riconosciamo le legittime aspirazioni del popolo palestinese e sosteniamo misure di giustizia e libertà sia per gli israeliani che per i palestinesi. Ma attenzione: Hamas non rappresenta quelle aspirazioni e non offre altro al popolo palestinese se non terrore e spargimenti di sangue».
Palazzo Chigi ha spiegato che «il Presidente Meloni, nel riaffermare il diritto di Israele a difendersi, ha indicato la necessità di operare per evitare un ampliamento della crisi a livello regionale e tutelare la popolazione civile coinvolta». Molta attenzione è stata poi prestata all’azione comune per la liberazione degli ostaggi: «I cinque Capi di Stato e di Governo hanno espresso un fermo sostegno ad Israele e un'inequivocabile condanna degli spaventosi atti criminali di Hamas, che hanno causato un terribile numero di vittime innocenti, inclusi bambini, donne ed anziani. Si è quindi discusso delle iniziative politiche più urgenti da intraprendere insieme. La tutela della vita degli ostaggi, a partire dai bambini anche di tenera età, è una priorità assoluta e su di essa si concentreranno gli sforzi diplomatici».
Poco dopo il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americano, John Kirby, ha tenuto un briefing con i giornalisti, in cui ha annunciato che un primo pacchetto di aiuti militari a Israele «è stato spedito», e altri seguiranno «nei prossimi giorni». Kirby ha chiarito che «continueremo a stare a fianco del popolo israeliano in questo momento di crisi, e anche per questo illumineremo la Casa Bianca con i colori della bandiera israeliana questa sera». Però «non abbiamo alcuna intenzione di inviare soldati americani in Israele». Quindi forniture militari sì, ma uomini sul terreno no. L’invio della portaerei Ford nella regione va inteso come un monito alle parti che potrebbero cercare di approfittare della situazione per aggredire lo Stato ebraico o colpire interessi americani, ma non come un preludio di un eventuale intervento a Gaza. Il portavoce della Casa Bianca ha detto di non avere la certezza che ci siano ostaggi americani nelle mani di Hamas, ma le verifiche sono in corso e non l’ha escluso. Kirby ha anche dichiarato che «nonostante sia noto il sostegno dell’Iran per Hamas, non abbiamo visto alcuna prova di un coinvolgimento diretto di Teheran negli attacchi contro Israele. Continuiamo ad analizzare le informazioni, ma al momento non ci sono conferme».
Questo è un elemento molto delicato, perché se l’intelligence trovasse la "pistola fumante" di un ruolo diretto della Repubblica Islamica, come ha scritto il Wall Street Journal, potrebbero scattare reazioni diverse da parte dello Stato ebraico o degli stessi Usa. Il portavoce della Casa Bianca invece non dà ancora per finito il negoziato in corso con l’Arabia Saudita per la normalizzazione dei rapporti con Israele: «E' troppo presto per dire quale sarà l’impatto». Quello che invece si sente di assicurare, nonostante i problemi al Congresso dove la Camera non ha più uno Speaker, è che «il sostegno all'Ucraina continuerà. Gli Stati Uniti sono un Paese forte abbastanza da sostenere sia Kiev che Israele. Sono entrambi importanti».
Nel passato, in crisi simili, gli Usa hanno dato via libera ad Israele per le incursioni ritenute necessarie, frenandolo dopo qualche giorno. Gli europei invece avevano tenuto una posizione più equidistante. Ieri mattina sembrava che questa dinamica stesse cambiando, quando il commissario Ue all'Allargamento Oliver Varhelyi ha annunciato la «sospensione immediata» degli aiuti ai palestinesi. Poi però il collega per gli Aiuti Umanitari Janez Lenarcic ha frenato e l’opposizione di paesi come Spagna, Irlanda e Lussemburgo ha bloccato il provvedimento, che verrà discusso oggi dai ministri degli Esteri dell’Unione.
Gli Usa hanno proseguito i colloqui con l’Arabia e i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, per evitare un’escalation regionale e tenere viva la speranza accesa dal negoziato con i sauditi per la normalizzazione. E’ molto difficile, ma se è vera la notizia del Wall Street Journal secondo cui il via libera all’attacco è venuto lunedì dalla Guardia rivoluzionaria iraniana durante una riunione a Beirut, rinunciare alla trattativa farebbe il gioco di Teheran.
Continuano anche le iniziative per liberare gli ostaggi, guidate da Egitto e Qatar, col contributo di entità americane come il Richardson Center, ma Hamas ha risposto che non intende negoziare e inizierà a giustiziare i prigionieri usati come scudi umani, se gli attacchi a Gaza non finiranno.